Treni d’arancio

vagone della metropolitana di londraSe viaggiassi più spesso in treno scriverei di più. Guarderei le persone che sfogliano la patinata rivista La freccia e non leggono quello che c’è scritto. Ascolterei con indifferente ironia la ragazza- signora nel posto diagonale rispetto al mio. “Sono arrivati anche i confetti”, dice tra una telefonata e l’altra alla ragazza- signora che siede accanto a lei. Odore di fiori d’arancio raccolti al volo. E di un bisogno insicuro di svelare al mondo quei fiori.

Se viaggiassi più spesso in treno leggerei di più. Andrei avanti in quelle Memorie di un sognatore abusivo che sono riuscita a farmi prestare da un’amica amante dei libri. E forse sorriderei pensando a quello stato d’animo infantile che mi pervade quando mi trovo davanti alla libreria di qualcuno. Non mi butto mai a capofitto davanti ai libri quando entro in una casa che non conosco. Ma dopo cena, quando la digestione è a uno stato avanzato, quando la birra ha cominciato a sciogliere la conversazione e sento di non avere quasi più niente di interessante da dire, di solito, in quel momento, faccio una pausa. E mi perdo tra i dorsi. E la maggior parte delle volte non resto stupita. Mi sembra che quella persona non potrebbe che avere quei libri. Me la immagino mentre si aggira tra gli scaffali di una Feltrinelli o di una libreria indipendente. Me la immagino che li riceve dalle mani di un’amica, o mentre spacchetta un regalo di Natale.

Se viaggiassi più spesso in treno mi renderei conto con maggiore leggerezza dei colori che cambiano le stagioni. Delle cascine che lungo le rotaie sono  ancora aggrappate alla vita, mentre lungo le autostrade raccolgono dentro di sé i tetti crollati.

Se viaggiassi più spesso in treno scriverei racconti. Almeno qualche volta. E non cadrei nell’ “analisi-paralisi” degli Alcolisti Anonimi di Infinite Jest. 

Se viaggiassi più spesso in treno mangerei troppo spesso tramezzini in plastica da 4 euro e 50. E avrei mal di schiena perché le mie braccia sono troppo corte per arrivare alla tastiera del computer.

Se non avessi viaggiato in treno non avrei scritto questo. Sarebbe stato meglio. Forse. Ma sarei ancora più irritata con la sposa esibizionista.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

7 comments: On Treni d’arancio

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