Verifica delle fonti: un libro e alcuni esempi

Verifica delle fonti, recensione del Verification Handbook in un post in cui si parte dalla differenza tra una fonte verificata e una non verificata e si arriva al terremoto.

Verifica delle fonti. Non ho fatto in tempo a iniziare a pensare alla scaletta di questo post dedicato alla versione italiana del Verification Handbook e ad alcuni esempi di buone pratiche in termini di verifica delle fonti che l’attualitá mi viene in soccorso. Stavo riordinando gli appunti quando questa mattina ho visto l’articolo di Andrea Coccia, traduttore italiano del manuale di verifica delle fonti curato da Craig Silverman e dall’European Journalism Center: Verification Handbook – La guida definitiva alla verifica dei contenuti digitali per coprire le emergenze.

Notizie non verificate: cosa vuol dire

Iniziamo dunque dalla fine e procedendo per contrasto: cosa si intende con “notizia non verificata”.

Andrea racconta dal punto di vista giornalistico una “notizia” ripresa da tantissime testate internazionali ieri: si legge che il dittatore nord coreano Kim Jon-un avrebbe fatto fucilare due dei suoi funzionari. Uno dei quali sarebbe colpevole, in prima istanza, di essersi addormentato durante una riunione col leader, e poi di corruzione. Come giustamente riassume Andrea Coccia la notizia non è verificata, anzi viene più volte ribadito nei diversi articoli come non sia stato possibile verificarla. Vi consiglio di leggere il suo articolo Spara Kim Jong, spara. Storia di una notizia non verificabile.

Un assaggio:

Ricapitoliamo in valori assoluti: C’è un fatto A completamente assurdo che bisogna verificare. E, per verificarlo, si cita una fonte B. Tutto normale? Insomma, anche no. Anche perché la fonte B sono un giornale sudcoreano o, alternativamente, i servizi segreti della Corea del Sud che “sostengono di avere ricevuto conferme da diverse fonti”. Ok, ma diverse fonti chi diavolo sono? E poi, ma si potrà mai credere affidabile una fonte del genere, ovvero due fonti interne al nemico numero uno del soggetto della nostra notizia? È come quotare i servizi segreti americani per una notizia su Fidel Castro. Io prima di prenderla così com’è la verificherei.

Una notizia non verificata si può quindi definire quel pezzo di informazione che non si basa su una raccolta di informazioni diretta. Una notizia non verificata è diversa da una notizia in cui “la fonte preferisce restare anonima”. Nell’ultimo caso infatti sarebbe possibile ricostruire la storia che ha portato a un evento e eventualmente investigarne la veritá. Una notizia non verificata invece è di fatto paragonabile a un’invenzione. Possiamo dire che di fatto è una non-notizia? Secondo me sí.

Volete un altro esempio per capire la differenza tra “verifica delle fonti” e “notizie non verificate”? OK. Usiamo i fatti più recenti: il terremoto che ha colpito il centro Italia il 24 agosto 2016. In questo caso sottolineo una sfumatura diversa: la diffusione di un’opinione spacciandola per fatto. Ho giá accennato nel post di ieri su Terremoto e Solidarietá : la divergenza di vedute tra chi dice che “la macchina dei soccorsi ha funzionato benissimo” e chi invece riporta un’altra versione sulle tempistiche dei soccorsi ufficiali e dei soccorsi “spontanei” nelle ore immediatamente successive al terremoto. Ecco. Il primo caso è un’opinione, il secondo un fatto, basato su fonti verificate.

Come si fa la verifica delle fonti?

Dopo questa introduzione un po’ didattica, ora mi posso concentrare sul bicchiere mezzo pieno e su quello che più mi interessa in uno spazio dedicato all’analisi dei media. La verifica delle fonti non è frutto del caso o della buona volontá. O, almeno, non dipende solo dalla buona volontá del giornalista di turno. I processi di verifica delle fonti e gli strumenti a disposizione ci sono e sono a disposizione di tutti.

E qui rientra in gioco Andrea Coccia e il suo lavoro di traduzione in italiano del Verification Handbook di cui scrivevo all’inizio.

Se volete fermarvi qui e preferite sentire la storia di questo progetto editoriale direttamente dalle sue parole ecco qui il video dell’intervista che ho fatto qualche mese fa a Andrea durante la Maratona delle Buone Notizie di Livestreaming Italia. Nel video scopriamo come è nata la versione in inglese di questo lavoro collettivo e su alcuni dei motivi per cui in Italia ci sarebbe tanto bisogno di una sua adozione.

Ma il mio consiglio, se siete interessati al tema della verifica delle fonti è leggere il libro. Questa è la pagina in cui si trovano le versioni del Verification Handbook in tutte le lingue in cui è stato tradotto fin’ora. Il libro, organizzato in dieci capitoli scritti da dieci protagonisti dell’informazione e della verifica degli User Generated Content, è una lettura avvincente sia per chi “produce” informazione, sia per chi ama l’informazione.

verifica fonti manuale
Copertina del manuale di verifica delle fonti, Verification Handbook, pubblicato dall’European Journalism Center.

Nel primo capitolo si parte da un assioma fondamentale: “le voci non confermate e la disinformazione accompagnano ogni situazione di emergenza”. L’invito a chi si deve – o si dovrebbe – occupare di verifica delle fonti è quello a raccogliere, confrontare e verificare sia le voci dei testimoni (“fonti sul campo”) sia le fonti ufficiali (siano esse notizie di agenzia o istituzioni). Queste attivitá devono essere il più possibile basate su:

  • Processi, definiti prima dell’emergenza
  • Persone, formate e scettiche al punto giusto
  • Tecnologie, testate possibilmente al di fuori della situazione di emergenza

La lettura del “Manuale di Verifica delle Fonti” è un viaggio avvincente tra esempi e buone pratiche descritte direttamente dalla voce delle persone che hanno cercato, stanno cercando, di definire un metodo di lavoro il più possibile declinabile sia per le grandi redazioni che per le piccole realtá che, per come si sono evoluti i mezzi di comunicazione, si trovano sempre più spesso a lavorare anche con i contenuti pubblicati sui social media, oltre che alle fonti più istituzionali o ai testimoni sul campo.

Il libro è stato tradotto accuratamente, quindi non faccio qui un riassunto. Ma segnalo tre passaggi che mi sono rimasti particolarmente impressi e che mi sembrano pertinenti con quella che è l’attualitá di questi giorni post-terremoto in Italia.

La domanda fondamentale da farsi quando si verificano le fonti è “come fai a saperlo?”

A suggerirlo è il giornalista Andy Carvin, famoso per il lavoro di crowdsourcing fatto durante le Primavere Arabe. Secondo Carvin quando ci si trova davanti a una fonte bisogna applicare la massima dose di scetticismo di cui si è capaci, “lavorare come se si stesse cosruendo un dossier probatorio”. Quando per esempio si guarda una foto bisogna concentrarsi su provenienza, fonte originale, data, luogo. Ogni blogger sa quanto è facile appropriarsi dei contenui prodotti da altri. Ecco, il giornalista, o chi si sta occupando della verifica delle fonti, fa il percorso al contrario: capire da dove arriva qualcosa.

La buona verifica delle fonti passa dalla preparazione

Il capitolo in cui si parla di questo tema è quello scritto da Sarah Knight di ABC Local Radio. Lo abbiamo sperimentato anche come semplici lettori: quando l’emergenza esplode le informazioni disponibili sono tantissime, sia le persone vicine che quelle lontane alla zona delle emergenza tendono a voler condividere informazioni, fatti, opinioni. Con un altissimo rischio di perdere di vista la veritá.

Sarah Knight spiega come il margine di errore per una redazione possa ridursi molto con una buona preparazione all’emergenza.

  • Definizione di una policy, una procedura che definisce chi trasmette cosa
  • Analisi delle emergenze piú tipiche della zona in cui ci si trova
  • Identificazione delle fonti più solide e raccolta dei loro contatti in database che contengano nomi, numeri di telefono, account social
  • Conoscenza personale delle fonti
  • Formazione interna della redazione giornalistia e del social media team
  • Implementazione di strategie di comunicazione interna

Definire le prioritá di rilascio delle fonti verificate

L’ultimo esempio è quello che riguarda più da vicino l’attualitá. Arriva dal Giappone e dalla testimonianza riportata nel Verification Handbook da parte della redazione di NHK. Durante la tragedia di Fukushima la redazione ha deciso di dare prioritá a tutte le “informazioni di servizio”: quali erano le aree di rischio, la gestione degli inviti all’evacuazione e tutte quelle azioni necessarie alla cittadinanza intesa come comunitá più che come massa di lettori. Solo in seconda battuta sono arrivate le informazioni “fattuali”.

Potrei andare avanti per ore a scrivere, ma ribadisco che il libro va letto tutto d’un fiato. Fino ad arrivare al capitolo 10 dove vengono descritti gli strumenti tecnologici a disposizione di chiunque voglia cimentarsi con la verifica delle fonti. Da segnalare anche il capitolo su come i giornalisti possono proteggersi dallo stress, e dalla conseguente perdita di luciditá, causato dalla visione di materiali violenti o duri. Insomma si può essere scettici ma con buon senso.

Un esempio di applicazione del Verification Handbook in Italia

verifica delle fonti terremoto
La verifica delle fonti passa anche dalladichiarazione di veritá. L’immagine usata da QuiNewsValdiChiana dopo il terremoto. Se cliccate sull’immagine vedrete come anche l’immagine scelta è una “fonte verificata”: si spiega che la foto risale al terremoto de L’Aquila anche se il pezzo si riferisce al terremoto del 24 agosto.

Chi ha guardato il video dell’intervista realizzata ad Andrea Coccia in occasione della pubblicazione del manuale in Italia si sará accorto che l’adozione del manuale di verifica delle fonti dell’European Journalism Center in Italia procede a rilento. Eppure qualcosa è successo proprio durante il terremoto. Chi è abbonato alla newsletter tri-settimanale Wolf. ha potuto leggere ieri il pezzo riguardante il terremoto in cui si raccontava come un abbonato ha applicato nella redazione di QuiNewsValDiChiana, giornale online locale della provincia di Siena, alcune delle lezioni apprese dalla lettura del manuale proprio durante le ore immediatamente successive al terremoto.

Ecco due stralci:

la mattina del 24 sui social sono cominciati a girare i primi commenti al terremoto notturno e il principale giornale locale è uscito nella versione web alle 9:30 parlando di danni anche in provincia di Siena. La nostra direttrice si è limitata a riportare la notizia che il terremoto era stato avvertito anche da noi ma senza riportare i danni, perchè non erano verificati, incrociando i lanci delle agenzie con le telefonate alla protezione civile e ai responsabili locali.

Dal momento che sui social cominciavano gli allarmi e la gara di solidarietà, abbiamo ragionato in redazione e pensato di pubblicare un articolo che chiarisse cosa stava facendo il nostro territorio a livello istituzionale e pubblicare un’infografica sui social per dare informazioni utili.

Abbiamo trovato una serie di linee guida sui comportamenti da tenere in caso di terremoti, ma prima di condivederla abbiamo usato google images per verificarne la paternità e siamo risaliti fino alla fonte, verificandola.

Se non l’avete ancora fatto vi consiglio di abbonarvi a Wolf direttamente dalla pagina abbonamenti per leggere tutto il resto della storia. Anche perchè scoprirete che la testata americana, ABC, ha mischiato un po’ i paesi distrutti dal terremoto. No, non è l’ABC della sopra citata Sarah Knight, lei è di base in Australia. E, sí, ho controllato se era la stessa testata.

Questo viaggio sulla verifica delle fonti per oggi finisce qui. Ma il tema è da tenere continuamente d’occhio nelle sue evoluzioni. Se ci sta a cuore il giornalismo, da qualunque parte lo guardiamo, dobbiamo difendere il nostro diritto alla veritá.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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