Urban branding, classifiche e social media

Da quando sono arrivata a Vancouver ho iniziato ad appassionarmi al tema della classifiche delle città: le più vivibili, le più inquinate, le più adatte ai giovani, quelle più adatte ai milionari … Chi segue il blog ha già letto quanto ho scritto su Vancouver, classificata come una delle città più vivibili del mondo.

Oggi il Guardian nella sezione dedicata al Data Journalism ha pubblicato un’altra classifica, quella delle 25 città più “cool”, più “fighe” del mondo. [The world cities with the most powerful brands]

città più cool del mondoLa classifica viene spiegata in dettaglio e i criteri con cui è stata elaborata sono chiari. I risultati particolari: Los Angeles domina, battendo New York. In coda si trova Nairobi. Milano è al ventitreesimo posto. In qualche modo mi ha stupita vedere la Mecca.

In pratica i criteri di valutazione suggeriti da Saffron, la società di marketing che ha realizzato la classifica, sono da una parte le infrastrutture, la sicurezza, i trasporti, il potere attrattivo, dall’altra la presenza sui social media, sia in termini di gestione dei profili, sia nelle menzioni delle persone. E allora forse la Mecca diventa cool per il gran numero di fedeli che twittano le foto del loro pellegrinaggio. Si chiama “urban branding”.

L’articolo è molto interessante da leggere. Mi è piaciuto soprattutto trovarvi un passaggio che in qualche modo ridimensiona, o contestualizza, la classifica proprio tenendo in considerazione un fattore difficilmente calcolabile: il diverso accesso ai social network nei diversi paesi.

Sebbene la ricerca non sia stata limitata ai risultati in inglese, bisogna tenere in considerazione l’uso dei social media più popolari nei paesi occidentali, quando si guarda alla classifica. In Cina, Renren e Weibo sono utilizzati al posto di Facebook e Twitter, e questa potrebbe essere una spiegazione della bassa posizione di Shangai. Tokyo ha un punteggio pari a 2 nella voce riguardante il buzz, il passaparola, forse in parte perché il Giappone usa i suoi social media. E’ pur vero che Seul si posiziona molto bene con gli stessi criteri.

Ancora una volta le classifiche si dimostrano una delle espressioni più interpretabili dell’analisi del reale. E il modo in cui lo stesso Guardian inserisce questa in un contesto più ampio sull’uso dei social media dimostra come siamo in un costante equilibrio tra comportamenti locali e un’urgenza classificatoria globale, ossessiva e incapace di controllare tutto.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

One comment: On Urban branding, classifiche e social media

Leave a reply:

Your email address will not be published.

Site Footer

Follow

Get every new post on this blog delivered to your Inbox.

Join other followers: