Uomini femministi

Cosa accomuna Justin Trudeau e Jonathan Franzen? Un tocco di femminismo.

Mia moglie recentemente mi ha detto: “È fantastico che tu ti stia impegnando a essere un modello per tua figlia per dimostrarle quanto può essere forte come donna. Ma devi fare uno sforzo altrettanto grande con tuo figlio su come tratta le donne e su come può crescere femminista, proprio come suo padre.

Queste sono alcune delle parole che il Primo Ministro canadese Justin Trudeau ha pronunciato durante il panel a cui ha partecipato durante il World Economic Forum a Davos a gennaio del 2016 sul tema delle disuguaglianze tra uomini e donne. “Non dobbiamo avere paura della parola “femminista”.

“Sono una femminista” è infatti quello che dice in ogni occasione in cui viene interpellato sul tema delle disuguaglianze, politiche, professionali o salariali che siano, il leader liberale. Un’ occhio attento non può non notare le risatine imbarazzate degli altri uomini. E delle stesse donne.

Credo che l’imbarazzo nasca dal fatto che la frase di Trudeau sia un potente artificio retorico. Che funziona anche perchè mentre lui dice la sua frase, quale che sia il contesto, intorno a lui le persone si agitano, ma lui tiene la sua linea e dice cose intelligenti.

Ecco un’altro esempio:

Saranno coincidenze. Ma proprio ieri ho iniziato a leggere Purity di Jonathan Franzen, pubblicato in Italia da Einaudi e tradotto da Silvia Pareschi. A un certo punto si legge:

In teoria noi ragazze abbiamo almeno degli straordinari poteri sessuali, ma ultimamente ho scoperto che si tratta di una bugia raccontata dagli uomini per consolarle del fatto che il potere è TUTTO in mano a loro.

La frase è pronunciata da un personaggio femminile. Ma il fatto che sia uscita dalla penna di Jonathan Franzen mi ha fatto creare un’associazione libera tra lui e Trudeau.

Non mi spingo a dire che il Primo Ministro canadese e l’autore nord americano abbiano risolto i problemi delle donne. Ma mi piace pensare che è da questo approccio femminista condiviso che possano passare i successi che prima o poi dovranno arrivare.

La vera domanda è: cosa è che fa tanta paura nell’utilizzo della parola “femminista”?

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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