Tre cose che ho imparato in un mese a Tenerife

Il blog vive di alti (pochissimi) e bassi (costanti). Forse per la prima volta dopo 11 anni mi trovo di frequente a pensare se vale ancora la pena avere un blog. Poi mi capitano sotto gli occhi i post di Giuseppe Granieri – tipo questo in cui elenca almeno tre buone ragioni per avere un blog negli anni ’10 – e continuo a tenere aperto e, a tratti, vivo il mio blog.

Per un semplice motivo: diversamente non avrei altro luogo dove scrivere qualche appunto su questi primi 50 giorni a Tenerife.

A Vancouver mi ci erano voluti 58 giorni per scrivere le 6 cartoline che tante polemiche suscitarono tra i fan della citta’ piu’ vivibile del mondo.

Quindi sono perfettamente in media. Secondo i calcoli dati dall’esperienza tra un mese dovrei avere superato i sintomi piu’ gravi del cultural shock e tra quattro mesi dovrei essere completamente ambientata. Chi mi conosce sa che e’ il settimo mese quello piu’ rischioso, quello in cui di solito inizio a pensare a una nuova destinazione. Che dire? Restate sintonizzati su questo URL per sapere se anche questa volta la storia si ripetera’. E che i miei amici puristi di grammatica e fonetica si rassegnino: apostrofi usati al posto degli accenti si troveranno a manciate in molti di questi post. Colpa della tastiera, lo giuro.

Cara Vecchia Europa di chiese, palme, viottoli e fichi. #4elementi #santacruz

Una foto pubblicata da @lagilla in data:

Ed ecco la prima lista.

La musica puo’ essere violentata

Vivo in un resort. Ci saranno presto altri post su attempati signori con le camicie floreali e sulla costosissima lavanderia a gettoni dove si prova l’ebbrezza delle temperature tropicali. Ma la nota di oggi e’ che vivo con la colonna sonora: un loop di U2, Cindy Lauper, Elvis e musiche irlandesi. Tutti i giorni la serata musicale inizia alle 7 con le musiche irlandesi del ristorante qui vicino. Alle 8 attacca Elvis, a volte intervallato da un Happy Birthday intonato per uno degli avventori. Alle 9 iniziano i tributi dei musicisti che si avvicendano sul piccolo palco de La Piazza, il bar all’aperto del resort. Stasera, come ogni sabato da sei settimane, tocca agli U2. Per fortuna Bono non ha una tomba in cui rivoltarsi.

Ci tengo a sottolineare che non e’ colpa del management dell’albergo. Passeggiando per i principali centri dell’isola l’indegna violenza si ripete con cadenza regolare. Ora il capellone che canta estratti casuali di Beautiful Day ha inforcato anche degli occhiali per entrare meglio nella parte.

La English Breakfast e’ il pasto piu’ economico dell’isola

In generale si mangia molto bene. Soprattutto nelle tasca, i ristoranti che costellano l’entroterra. Potete immaginarle come delle osterie bolognesi con molta piu’ carne, soffitti di legno e circondati da montagne e cactus. La migliore e’ la Tasca El Granero. Orgasmo enogastronomico.

Ma la soddisfazione principale resta quella del sabato mattina, quando inizia la ricerca di un posto per la colazione e ci si ritrova a spendere 5 euro per caffe’, salsicce, uova, fagioli rossi e il pomodoro nel mezzo. Che i miei amici inglesi mi devono spiegare che cosa c’entra il pomodoro.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

Pare che fino al 1975 Los Cristianos, la citta’ dove vivo, fosse un villaggio di pescatori.

tenerife
Tenerife nel 1965 – fonte: https://amigosdeloscristianos.wordpress.com

Scoprire le radici dell’isola e’ molto difficile. Lo scavo delle citta’ e delle comunita’ richiede tempo e pazienza. A Vancouver era piu’ facile, forse perche’ sapendo parlare e ascoltare la lingua del posto era piu’ semplice cogliere dinamiche e contraddizioni. Ma non mi arrendo facilmente: ho molto da imparare sui Guanchi, la popolazione aborigena. E sulle dinamiche economiche e urbanistiche che tanto mi avevano appassionata in Canada. Per ora due appunti per ricordarmi dove tenere aperti gli occhi:
l’ordine di demolizione per una parte di uno degli alberghi piu’ imponenti della parte sud di Tenerife e i lavori per la costruzione per il circuito automobilistico e motociclistico. Su un’isola che ospita gia’ 6 milioni di turisti ogni anno si prevedono novita’ sul fronte del turismo di lusso. E ho intercettato qualche frammento di discorso sulle flebili proteste degli abitanti di Granadilla de Abona, che stanno gia’ svendendo le terre. Forse sono arrivata tardi rispetto ai tempi della protesta. Ma sicuramente ci sara’ da studiare e capire. E raccontare.

Sono solo tre dettagli. Lavorare da casa 9 ore al giorno non aiuta le esplorazioni e la conoscenza del contesto. Ma le antenne sono all’erta. Cosi’ come la voglia di usare il blog per prendere appunti.

Ultimo dettaglio: ogni sezione del blog dedicata ai posti dove ho vissuto ha avuto il suo nome fin dal primo post. C’era Far W-est per Vancouver e London Eye. Questa si chiamera’ Calima, come il vento che arriva dal Sahara e copre l’oceano e fa mangiare la sabbia agli abitanti dell’isola.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

2 comments: On Tre cose che ho imparato in un mese a Tenerife

  • Credo che la ragione per mantenere un blog, a tratti oppure no, sia l’opportunità di scrivere post come questo. Imprimere la tua impronta nella terra in cui ti trovi, nei rumori e nei sapori che ti circondano, nel fare quello che fai. Dare la possibilità, a chi come me ti è lontana, di seguirti su quella terra, e per un momento sentirsi lì, ad ascoltare gli stessi rumori e assaggiare gli stessi sapori.
    Perciò, a tratti oppure no, spero di leggerti qui e ancora.

    • Grazie Marta. Una delle ragioni principali per cui scrivo poco è la paura del giudizio di altri sulle mie parole: una paura che è cresciuta esponenzialmente tanto più il lavoro mi ha portato a scrivere negli anni passati. Paradossale, eh? 🙂
      E le tue parole mi fanno molto piacere. Cosi come sapere che passi di qui. Mi sembra che abbia ancora il suo senso originario questo mio spazio.

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