[To-do-List] Decostruire il dramma dei dati ISTAT sui consumi culturali

Eccoci qui. Ogni anno arriva il giorno della tragedia. Quando si leggono gli articoli che riassumono l’annuario statistico dell’ISTAT. E in particolare i dati sui consumi culturali degli italiani.
Fioccano i dati shock:

nel 2015 quasi 6 italiani su 10 non hanno letto nemmeno un libro, e il 51,9% degli italiani non ha mai sfogliato un quotidiano nell’arco di una settimana. […]
musei e mostre sono disertati dal 68,3% degli italiani

L’articolo dove ho appreso la notizia è stato pubblicato su Il Libraio, con l’allarmante titolo: Quell’Italia che non legge libri e giornali, non va al cinema, al teatro e alle mostre…

L’articolo si conclude cercando di dare una nota di ottimismo:

Nell’ultimo annuario statistico dell’Istat, arrivano anche notizie più positive: il 56,5% della popolazione dichiara di utilizzare il pc e il 60,2% afferma di fare uso di internet.

Di più non è dato sapere. “Uso di internet” per fare cosa? In sè internet è piuttosto neutro. Dipende molto da che cosa si fa quando si nuota nella Rete. Come si spendono i soldi, se si spendono i soldi…

È proprio la frase finale del post a farmi inaugurare questa nuovo spazio nel blog: To Do List.
La lista delle cose da fare. Una delle mie ossessioni. Ogni giorno mi armo di carta e penna e cerco di annotare tutto quello che devo fare. Poi tra progetti conclusi e derive creative spesso faccio più di quanto ho scritto sulla lista. Solo che spesso sono cose diverse da quelle segnate.

Nello stesso tempo le mie amaCloseup image of notepad with pen.te To Do List mi aiutano a tenere degli appunti mentali sugli aspetti su cui riflettere senza bersi la soluzione più facile.

E quindi ecco la prima cosa da aggiungere alla To Do List di oggi: trovare una risposta alla domanda che ho condiviso con i crowdfunder di Wolf. Soluzioni per i professionisti della comunicazione:

Che voi sappiate il rapporto approfondisce i tipi di “uso di internet”? Adesioni a crowdfunding, abbonamenti digitali, sottoscrizioni a cose tipo Netflix, Spotify o canali freemium anche più di nicchia?
Perchè forse, come spesso accade in tanti ambiti, le cose sono più complesse e meno drammatiche. O sono un’ottimista?

Se dovessi trovare la risposta a questa domanda e qualche dato interessante potrei iniziare con un sorriso un po’ più largo il 2016.

Ovviamente se qualcuno si trovasse a passare di qui e avesse qualche informazione utile a non lasciarmi sola nella ricerca di una risposta, beh, sarei contenta di approfondire insieme.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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