Tempo di lettura

Copertina L'abbandono Pier Vittorio Tondelli – di Virginia Fiume – 

Ogni anno, intorno all’estate, mi succede la stessa cosa: non riesco più a scrivere. Mi sembra che le parole escano in maniera automatica. Mi sembra che non abbiano sentimenti. O che io non riesca a riempirle di sentimenti. Mi sembrano solo lettere traballanti e fredde.

Ogni anno, intorno all’estate, mi succede che inizio a leggere un numero crescente di pagine, un maggior numero di libri. Come se il calore mi facesse venire voglia di affidarmi alla fatica che ha fatto qualcun altro.

Non sono certa che la quantità di tempo dedicata alla lettura dipenda dal clima. Non so nemmeno se dipende da altri fattori. Ma guardo la mappa del mondo elaborata con i dati del World Culture Score Index relativi al tempo dedicato alla lettura e mi domando a che punto sono. Pare che in India si passino in media 10 ore e 42 minuti alla settimana a leggere; in Thailandia 9 ore e 24 minuti; in Cina 8 tonde tonde. Poi, saltando qua e là, si passa dalla Svezia, con le sue rassicuranti 6 ore e 54, da Hong Kong, 6 e 42. Si arriva agli Stati Uniti e all’Italia, separati solo da 10 minuti, poco più di 5 ore e mezza alla settimana. Chiude la classifica del mondo della lettura la Corea, con 3 ore e zero sei minuti.

Non sono chiari i criteri. Non è chiaro se si parla di libri, di romanzi, di saggi, di contenuti trovati su internet, di cartoni del latte.

Quello che so, quello che mi è chiaro, è che io mi trovo in un momento in cui ho un disperato bisogno di parole forti. Di parole che siano state pensate senza prevedere link, click, SEO, trackback. Parole a cui abbandonarsi, da cui farsi contaminare. Parole che si facciano guardare.

La mia letteratura è emotiva, le mie storie sono emotive; l’unico spazio che ha il testo per durare è quello emozionale; se dopo due pagine il lettore non avverte il crescendo e si chiede: “Che cazzo sto a leggere?”, quello che capisce niente mica è lui, cari miei, è lo scrittore. Dopo due righe, il lettore deve essere schiavizzato, incapace di liberarsi della pagina; deve trovarsi coinvolto fino al parossismo, deve sudare e prendere cazzotti, e ridere, e guaire, e provare estremo godimento. Questa è letteratura.

L’ha scritto l’autore che mi ha portata via dalla ricerca di parole vuote da scrivere. Un Pier Vittorio Tondelli pubblicato postumo, L’abbandono. Avevo 16 anni quando mi hanno regalato questo libro. Non capivo. Ora non riesco a smettere di leggere.

Il libro

Tondelli abbandono scrittura

 

Pier Vittorio Tondelli
L’abbandono 

Bompiani, 1993, € 9,26

a cura di Fulvio Panzeri

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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