Storie di vecchi e nuovi media. Africa e Afghanistan

Fonte: famousfrenchfilms.wordpress.com
Fonte: famousfrenchfilms.wordpress.com

Nel 2008, quando mi trovavo all’Alternative Information Center ho conosciuto Anahi Ayala Iacucci. Semplicemente, faceva il mio stesso lavoro l’anno prima.

Settimana scorsa da un post su Facebook salta fuori che Anahi è finita nell’elenco dei 99 giovani under 33 più influenti nella politica internazionale secondo il Diplomatic Courier. Nell’articolo trovo la sigla ICT4D. Le mando una mail e le chiedo di spiegarmi cosa sono queste ICT4D- Information Comunication Technologies for Development.

Anahi risponde, gentile e disponibile, nonostante io non stenti a immaginarmela con una vita incasinata visto il suo ruolo da media advisor, consulente anche della World Bank. Mi inoltra un video. Si tratta di un seminario online. Dura un’ora. Basta prendersi il tempo per ascoltare, magari in alternativa alla televisione. E passa la paura.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=0LTZxF71p30&w=460&h=215]

E guardando il video ho scoperto che con il termine ICT4D si intendono le tecnologie che possono essere utilizzate nei contesti di emergenza/sviluppo per portare avanti il lavoro delle ONG o delle organizzazioni internazionali.

E’ tutto chiaramente spiegato nel video, ma basta un esempio: se devo fare un sondaggio o una ricerca in un villaggio nel cuore di uno stato africano per capire i bisogni dei beneficiari di un progetto perché devo usare tonnellate di carta e questionari che difficilmente possono essere letti da una popolazione con un alto tasso di analfabetismo? Se ho la consapevolezza che 500.000.000 di persone in Africa usano il telefono cellulare posso utilizzarlo come strumento di raccolta dati.

Gli esempi dell’utilizzo delle tecnologie nei paesi in via di sviluppo sono tantissimi. Qui scelgo solo i 3 che più mi hanno affascinata, soprattutto perché incarnano una delle riflessioni che – secondo me- chi si occupa di media deve sempre tenere in considerazione. Si tratta della famosa citazione di Carolyn Marvin

Tutti i media sono stati nuovi prima di radicarsi nella vita sociale

Parafrasando o ampliando il dettaglio si ripete la frase che i miei professori a SOAS ci ripetevano a ogni lezione: “ogni nuovo medium prende qualcosa di quello che lo ha preceduto (e che era stato nuovo in un altro momento storico) e lo rielabora e incapsula”.

Ecco la mia TOP 3 di ICT4D:

1) mPedigree: si invia via sms un codice associato a un farmaco. Un software elabora il codice ed è in grado di verificare se quella confezione è contraffatta.

2) Mapping Kibera: Kibera è una delle baraccopoli più grandi del Kenya. Attraverso un sistema di mappature interattive e di strumenti come sms e tablet gli operatori sanitari locali sono diventati citizen journalists e hanno mappato le zone a più alto rischio di epidemie, le cliniche e le farmacie. Il risultato sono state delle mappe che sono state stampate e distribuite tra la popolazione locale. Individuati i sintomi di una malattia è possibile recarsi al presidio medico più vicino per ricevere le cure più adeguate.

3) Violence against Journalists: si tratta di una mappa interattiva, realizzata in Afghanistan, che permette di mettere in relazione i dati relativi alle violenze contro i giornalisti e dati statistici relativi al tasso di alfabetizzazione, il numero e la tipologia di azioni militari che si sono svolte nella zona, dati demografici, luoghi di interesse come scuole e ospedali. Diventa uno strumento per capire il rapporto tra territorio, forze in campo nel conflitto e comunità locali. 

Sono solo tre esempi. Diversi l’uno dall’altro. Ma sono un viaggio. E uno spunto di riflessione sull’uso che si può fare dei media. Poi i media sono anche Internet. Che permette di recuperare un articolo che fa riflettere su cosa sono lo sviluppo e lo sviluppo sostenibile. Ma questa è un’altra storia.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

2 comments: On Storie di vecchi e nuovi media. Africa e Afghanistan

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