La Storia eravamo noi. Dove va il budget della RAI?

quanto guadagna la rai

di Virginia Fiume

[Ultimo aggiornamento – 16/5 – h.15.30: un comunicato della RAI specifica che non chiude la trasmissione, ma che è Gianni Minoli ad andare in pensione. Niente di diverso dalle parole riprese da Giornalettismo questa mattina. Resto in attesa delle “novità”. Ma l’analisi sul disservizio pubblico resta valida.]

Certe giornate iniziano proprio male. La rassegna stampa mattutina mi ha dato subito un dispiacere. “La Rai cancella La storia siamo noi” si legge su diverse testate. Nessun commento da parte di Giovanni Minoli e un poco rassicurante comunicato del servizio pubblico le uniche informazioni sull’argomento.

Il budget previsto è stato speso, quindi l’esperienza è finita

Cerco qualche dichiarazione ufficiale sulla pagina Facebook del programma. Niente. Solo l’annuncio degli appuntamenti del 15, del 16 e del 17 maggio, previsti alle 10.10 su RaiTre.

programma la storia siamo noi maggio 2013

Chissà se andranno in onda. “Il budget è finito, andate in pace” sembra dire la RAI. Ho il terrore che il materiale online sparisca all’improvviso. Basta scrivere “la storia siamo noi” su google per avere un’idea dell’ampiezza dei temi trattati, delle storie nella Storia: La strana morte di Papa Luciani, I segreti della banda della Magliana, Seven Sisters (presumono si parlasse delle compagnie petrolifere, ma già il video non si apre dal mio mac), i reportage dalla Siria di Amedeo Ricucci. L’archivio si trova sul sito ufficiale del programma.

C’è una frase di Leonardo Sciascia che mi ripeto spesso: “a futura memoria, se la memoria ha un futuro”. La chiusura di un programma del genere aumenta il rischio del propagarsi della grave amnesia di cui tende a soffrire l’Italia.

Ma c’è un altro problema su cui secondo me vale la pena fermarsi a riflettere. Quanto guadagna la RAI, dal canone e dagli introiti pubblicitari? Come viene usato quel budget? Ha davvero senso economico togliere un programma come quello di Minoli? Cosa arriverà al suo posto?

Qualche risposta l’ho trovata nel servizio di Fai Notizia Disservizio Pubblico8 minuti che riassumono il dossier scaricabile online Rai e servizio pubblicoLa Rai ricaverebbe ogni anno 1.700.000.000 dal canone e 943.000.000 di euro dagli introiti pubblicitari. Nemmeno le briciole restano per preservare la memoria storica del paese?

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

3 comments: On La Storia eravamo noi. Dove va il budget della RAI?

  • Anch’io stamattina sono rimasta basita quando l’ho letto. Inutile dire che non capisco il perchè di mosse simili, le capisco benissimo (purtroppo) le ragioni di tornaconto della Rai (basta vedere l’abbondanza di programmi insulsi dati in pasto ai telespettatori, io ormai non riesco neanche a sopportarne qualche fotogramma). Ma c’è anche un’altra cosa che mi ha lasciato molto perplessa, lo riportava Repubblica nel suo articolo e non so se anche altre fonti. Diceva che, comunque, Minoli ormai era in pensione per raggiunti limiti d’età e che quindi, più o meno, operava con un contratto “speciale” che magari poi può essere anche scaduto. Ok.
    Ma davvero non si riesce a “formare” nuovi Minoli per così dire, a far emergere persone e giornalisti giovani, in gamba, che cerchino in qualche modo di prenderne l’eredità? Impossibile che non ci siano, è chiaro che credo manchi la volontà…

    • Ciao Mariangela,
      dal fatto che Minoli abbia commentato con un “no comment” deduco che ci sia un livello della vicenda che noi non conosciamo. Sono d’accordo però con te sul ragionamento di fondo: possibile che non esistano altri conduttori in questo paese? Possibile che la RAI sia, di fatto, una compagnia di giro in cui i soliti si scambiano i posti?

      Possibile. Non ci resta che affermare che è possibile. Credo che parte delle ragioni sia da identificare in quello che viene raccontato nel video di Fai Notizia: all’approfondimento si preferisce sempre e comunque l’intrattenimento. Con la scusa che aumenta gli ascolti. E quindi gli introiti pubblicitari.

      E poi c’è il problema della “spartizione politica”. Insomma la televisione pubblica è un microcosmo in cui si vedono tutti i problemi del paese.

      E’ anche vero che più si va avanti con i canali del digitale terrestre più si trovano cose carine: Rai5 manda spesso in onda dei bei programmi dedicati, manco a dirlo, ai viaggi. E Rai Cinema non ha una brutta programmazione. La sensazione che ho io, ma occorrerebbe una ricerca per dimostrarlo, è che la quota “servizio pubblico” venga stipata lì, sui canali meno conosciuti, mentre la quota entrate pubblicitarie sui primi tre canali. Con il risultato che, per esempio, mia nonna guarda solo RAI1 e forse il digitale terrestre nemmeno sa che cos’è.

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