Un provider ha rifiutato il mio blog

rosa parks lotta al razzismo
Questa storia inizia qualche giorno fa, quando ho deciso di spostare questo blog da wordpress.com a un vero e proprio server. Ho la necessità di aggiungere plug in e funzionalità che non posso gestire con l’attuale impostazione.
Ho scritto a una persona che lavora per un provider che fornisce servizi e server a persone che conosco per avere un preventivo. Il giorno successivo mi è stata chiesta la lista di blog che avrei voluto trasferire sul server.
Stamattina mentre tornavo dal lavoro ho ricevuto la seguente risposta:

Ciao Virginia,

ho visto i blog e mi sono confrontato con i miei soci.  Devo purtroppo dirti che l’antisemitismo che ne emerge (al pari di qualunque altra forma di razzismo) è un sentimento che ci ripugna, e al quale non vogliamo dare voce.

Ovviamente non farai fatica a trovare un provider in accordo con le tue idee.  Il punto è che non vogliamo essere tuoi complici.  Sono certo che capirai la nostra posizione.

Grazie,

firma

Ho sentito un profondo dolore. Profondissimo. Ho pensato a cosa vuol dire la libertà di espressione, a tutte le parole che ho scritto in questi anni. Non scrivo qui il nome della persona e della società in questione. Ma la risposta che ho scritto la voglio condividere con chi legge questo blog.

Ciao [xxx],
ho letto la tua mail e ho provato un senso di profondo disagio. Pur ringraziandoti per la chiarezza, mi vedo costretta a replicare, perché non sono disposta a incassare un’accusa così pesante stando in silenzio.
Non so a quali contenuti tu ti riferisca, ma sono certa che ogni contenuto scritto sul mio blog è frutto di analisi, studio, esperienza personale. Non uso le parole a caso. E tutto quello che scrivo riguardo a Israele e i Territori Palestinesi Occupati non contiene traccia né di odio né di mancanza di rispetto.

Ho una posizione netta sull’argomento, una posizione che denuncia le violazioni dei diritti umani che ho visto con i miei occhi. Ho visto persone che non possono lasciare un’area circoscritta a causa di una loro appartenenza etnica. Ho visto obiettori di coscienza al servizio militare venire incarcerati. Ho visto e ho raccontato. Ma non ho mai, mai, mai, scritto o detto qualcosa contro o a favore di un’etnia rispetto a un’altra basandomi su criteri razziali. Se questa consapevolezza e la mia incapacità di tacere sono razziste, abbiamo un’idea diversa sul significato della parola “razzismo”.

La vita è questione di punti di vista.

Non solo sono felice che questa diversità di punti di vista sia emersa, ma sono felice che il mio lavoro non sia finito neanche per un giorno tra le mani di una società come la vostra.
Buon lavoro, sperando che il vostro progetto di costruire un mondo dove tutti la pensano nello stesso modo non abbia mai successo,
Virginia

Prima di accusare di razzismo, o peggio ancora di antisemitismo, chi esprime critiche argomentate alle politiche del Governo dello Stato di Israele, consiglio – come ho sempre fatto – un viaggio, per respirare le semplici storie delle persone che vivono sulla loro pelle il significato contemporaneo della parola apartheid. O almeno la visione di qualche film, come il recente Palestina per principianti. Educazione sentimentale di un bassista rockabilly
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=CVCZrMjn7Fw]

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