Perchè chi si occupa di media deve abbonarsi a Wolf.

Iniziata la prima campagna rinnovi di Wolf. Il progetto editoriale per chi si occupa di media e comunicazione. In questo articolo racconto cosa ho imparato spendendo 10 euro al mese per informarmi.

Erano i giorni precedenti al Natale quando ho iniziato a vedere dei movimenti dalle parti dei canali social di Andrea Coccia e Pier Luca Santoro. Ai tempi loro non lo sapevano, ma sono due delle persone che incontro con maggiore piacere sulla mia timeline di Facebook e Twitter quando voglio leggere cose interessanti sul funzionamento dei media e del giornalismo.

I due soggetti in questione parlavano di lupi e di puntini rossi. E promuovevano una iniziativa di crowdfunding per un progetto editoriale intitolato Wolf. Soluzioni per i professionisti della comunicazione.

Si sa, la curiositá è femmina. Andai a leggere. Sopratutto incuriosita dalla dicitura “professionisti della comunicazione”. Non un progetto per giornalisti. Nonostante abbia lavorato per alcune testate in passato non sono una giornalista e mi sarei sentita esclusa da una denominazione rivolta ai soli giornalisti. Ma nemmeno un progetto per marketing manager. Nonostante io lavori anche su progetti legati al marketing, fatico sempre a catalogarmi in questi ambiti. I ragazzi di Wolf. ne hanno elaborata una molto più lineare: “professionisti della comunicazione”. Due parole chiave in un pay-off che suddividerei in questo modo:

Comunicazione:

le azioni che mettono in circolazione idee, concetti, informazioni

Professionisti:

persone che cercano di portarsi a casa la pagnotta con competenze e cura

Dicevo che andai a spulciare i contenuti di Pier Luca e Andrea. E capii quello che stavano combinando: la campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso serviva a raccogliere le economie di massa critica per lanciare il progetto, costola di Slow News, che in seguito si sarebbe basato su un sistema di abbonamenti, in modo da avere una comunitá continuativa di lettori.

Potrei sintetizzare dicendo che Wolf. ha tre direttrici: la newsletter tri-settimanale, la comunitá degli abbonati – per ora organizzata in un gruppo Facebook e i progetti speciali.

Feci una donazione per il crowdfunding. Per dare fiducia a questo progetto nuovo. Ma anche per capire più da vicino un modello di business e strategia alternativo. 50 euro mi avrebbero garantito 5 mesi di soluzioni a mia disposizione.

[Negli stessi giorni feci anche donazioni a Valigia Blu e a QCodeMagazine. Si tratta di un dato di auto-etnografia non da poco. Che magari si meriterá un post dedicato, anche a partire da alcuni dati recenti sui comportamenti dei Millenials rispetto al pagare per informazione e intrattenimento].

Ieri i 5 mesi sono scaduti e ho ricevuto la mail di Alberto Puliafito, direttore di Wolf. , che mi chiedeva se volevo rinnovare l’abbonamento. Una mail personale, diretta proprio a me.

Non avevo dubbi sul fatto di rinnovare l’abbonamento. Ma queste parole di Alberto mi hanno confermato che ero sulla strada giusta:

Wolf, come tutti i prodotti di Slow News, esiste soltanto grazie ai suoi lettori. Grazie a te, quindi. Perché gli unici introiti del nostro progetto sono, programmaticamente, i vostri soldi. Perché voi — tu e le altre 200 persone che ogni mese ci leggono — siete gli unici azionisti di Wolf.

Per questo ti chiediamo di continuare a sostenerci. Wolf è un prodotto in trasformazione ed è ancora in fase Beta. Stiamo lavorando per migliorare la tua esperienza utente, sia in fase di lettura, sia in fase di comunicazione con noi. Grazie a te e al tuo sostegno stiamo creando uno spazio di lavoro nuovo. Grazie a te, in questi mesi, siamo riusciti a pagare alcuni degli articoli che abbiamo pubblicato — quelli che abbiamo commissionato all’esterno — quasi il doppio di quel che pagano testate nazionali che hanno anni di storia e grandi editori alle spalle.

E cosí ho fatto. Ho rinnovato il mio abbonamento. E invito i miei 20 lettori qui sul blog a farsi questo stesso regalo.

Ecco le mie cinque motivazioni. Più una. Cinque come i fondatori di Slow News. Più 1, come Pier Luca Santoro e il suo DataMediaHub che fa parte anch’esso di Wolf.

Un progetto editoriale senza pubblicitá

Come ho brevemente spiegato Wolf. si sostiene completamente con le sottoscrizioni dei lettori. Moneta sonante e continuativa. L’abbonamento si rinnova ogni mese automaticamente, salvo disdetta.
Questo significa che non ci sono pubblicitá, di nessun tipo. Né Display, né native o branded content. Per lavoro e per forma mentis non sono contro all’advertising. Ma credo che almeno una volta nella vita un’esperienza di lettura di contenuti giornalistici di alta qualitá senza interruzioni pubblicitarie vada vissuta.

Esseri umani

Il mio essere lettrice di Wolf. è nato da rapporti umani. Conoscevo Pier Luca Santoro solo via web, ma con la costanza di un dialogo con lui. E avevo avuto occasione di lavorare con Andrea Coccia ai tempi di Saturno – defunto inserto culturale de Il Fatto Quotidiano. E grazie a Wolf. ho conosciuto altri umani: Andrea Spinelli Barrile, Andrea Daniele Signorelli. Tony Fontana. Cercate questi nomi su Google. Troverete personalitá e modi di leggere la realtá unici. Leggendo quello che scrivono scoprirete qualcosa in più su Tony Blair e la guerra in Iraq o sull’architettura dell’informazione sonora. E conoscere loro è il mio promemoria costante sul bello del web: mette in relazione i contenuti, ma riesce a farlo perchè dietro a ogni contenuto ci sono esseri umani che cliccano sull’icona “link”, in un blog o nella loro testa.

SEO spiegata bene

La Search Engine Optimization è un incrocio leggendario tra un ideale, un obiettivo a cui tendere e un grande bluff. E chiunque abbia a che fare più di una volta al giorno con una redazione, giornalistica o aziendale, ci deve fare i conti. Ecco, leggete gli articoli messi insieme in questi mesi da Alberto Puliafito sul tema SEO. Si tratta di un’opportunitá per fare bene i conti e capire un po’ di più. Qualunque sia il vostro rapporto con Google, gli algoritmi e le buone e le cattive pratiche SEO.

Un nuovo rapporto con la mia mail

Dopo Wolf. e Slow News ho scoperto il piacere della newsletter. Si tratta forse dell’unica mail che ASPETTO ogni mattina. Perchè so che avrò diritto a qualche momento lento, in cui leggere contenuti lunghi e approfonditi su temi che mi aiutano a fare meglio il mio lavoro. Ma anche ad alzare l’asticella dei ragionamenti. Sará un caso, ma mi sono iscritta a un altro paio di newsletter tematiche, come il Brexit Morning Briefing del Guardian. Format pensati per essere “consumati” nella mail. Perchè la forma è contenuto.

Idee

Questa invece non è una coincidenza: da quando sono abbonata a Wolf. questo blog ha ripreso vita. Vita che si era smarrita negli ultimi mesi. E ho portato avanti progetti di cui sono molto orgogliosa, come la rubrica di analisi God Save The Link o l’intervista a Sree, da poco ex Chief Digital Officer del Metropolitan Museum.

Sono progetti miei per cui nessuno mi paga. Ma che mi stanno ridando indipendenza di azione e pensiero.

Senza confini

Ed ecco l’ultimo punto. Quello ispirato al fatto che dietro Wolf. ci sono due realtá diverse: Slow News e DataMediaHub. Come spiegavo all’inizio Wolf. offre soluzioni ai professionisti della comunicazione e uno spazio di confronto dove non importa che tu sia un influencer, un guru o un super giornalista. Non importa che tu ti occupi di televisione o di giornalismo investigativo. Quello che conta è la voglia di mettersi in discussione sulle idee e sulle pratiche dei media e non sulle etichette o i biglietti da visita. E questo mi piace. Tanto.

Quindi, con l’orgoglio del sentirmi parte di un luogo di cambiamento, vi invito a dare un’occhiata alle opzioni di abbonamento di Wolf. Perchè so che non ve ne pentirete.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

6 comments: On Perchè chi si occupa di media deve abbonarsi a Wolf.

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