Pantelleria e la radio tunisina

Continua la serie di post da Pantelleria. Oggi si parla di arabo, nei luoghi e alla radio

Avevo promesso una serie di post di appunti da Pantelleria, come forma di puntellamento di alcuni concetti della cultura mediterranea. Diciamo che la serie si sta riducendo a qualche post. Confesso che preferisco che il mio sguardo si concentri sulle pietre nere, sulle scogliere levigate dal mare, sulle strade dagli asfalti diversi che formano puzzle su cui far scorrere le ruote del motorino.

Ma se i media sono espressione della cultura di un’area geografica e’ giusto fermare qualche riga qui sul blog sul legame tra la lingua araba e l’isola di Pantelleria.

Politicamente e amministrativamente Pantelleria fa parte della Provincia di Trapani, quindi della Sicilia. Ma in oltre 5000 anni di geografia umana e storia del Mediterraneo sono state tante le popolazioni che sono passate di qui: i Sesi, i Fenici, gli arabi, giusto per citarne alcune.

L’influsso arabo e’ nei nomi delle localita’ (Gadir, Khamma, Bugeber,..) e nei prodotti locali: il nome del famoso zibibbo viene da Zuebib, uva in arabo.

Pantelleria e’ situata in mezzo al Mediterraneo, a soli 60 km dalle coste della Tunisia. Questo la rende destinzazione di sbarchi anche adesso (ovviamente in misura molto minore rispetto alla piu’ famosa Lampedusa). La notizia di uno sbarco di migranti a Pantelleria e’ di due giorni fa.

E questa collocazione l’ha resa un centro chiave della strategia degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ma l’appunto di oggi riguarda solo un dettaglio “mediatico” per riflettere sul fatto che il Mediterraneo ha dei confini tutti suoi, che non rispondono ne’ alle regole dell’Europa, ne’ a quelle dell’Unione Europea.

Abbiamo trascorso la giornata in gommone per andare a esplorare la parte sud dell’isola. Quella difficilmente raggiungibile a piedi e in motorino. Abbiamo ancorato in una minuscola cala. Credo che si trattasse della Cala delle Capre, a pochi kilometri da Scauri. Acqua trasparente e il costone verticale sopra le nostre teste. Accesa la radio del gommone le prime parole che abbiamo sentito erano in arabo. Dal tono della conversazione sembrava un notiziario, con il conduttore che ringraziava, shukran, l’inviata.

Abbiamo cambiato frequenza. E dagli altoparlanti si e’ propragata una inconfondibile sonorita’ di ritmi e parole. Era evidente: al mare non importa quale sia la linea di confine. E anche alla radio. Benvenuti a Pantelleria, benvenuti nel Mediterraneo.

Un video pubblicato da Virginia Fiume (@gillafiume) in data:

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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