Odissea

fonte- www.grecia.cc

C’è un elemento che mi ha sempre affascinata nell’Odissea. Il fatto che la storia inizia dalla fine. Ulisse arriva all’Isola dei Feaci, stanco, solo. Lì si imbatte nella bella principessa Nausicaa, che lo porta alla reggia, dal Re Alcinoo. Accolto e rifocillato inizia a raccontare i suoi viaggi, la sua Odissea. E da lì partirà per andare a Itaca.

Ho vaghissimi ricordi sia del periodo delle medie che di quello del liceo. La nebbia avvolge una me che sceglieva appositamente la postazione al primo banco davanti alla cattedra per mimetizzarsi meglio e leggere indisturbata tutti quei romanzi che non erano nella lista dei libri di lettura. O per leggere i libri di lettura che mi venivano assegnati, mentre in sottofondo la voce del professore di turno raccontava le cose importanti.

Ma c’è un ricordo che emerge tra gli altri. La tranquillità che mi ha sempre dato leggere il racconto di un Ulisse esausto approdato all’isola dei Feaci. Dove trova il tempo e le energie di raccontare le sue avventure. Tutte. Dalla fine all’inizio, per così dire. Accolto in un ambiente finalmente ospitale, dove viene ascoltato.

E allora oggi mi tranquillizza anche avere scoperto che si dice che l’Isola dei Feaci sia l’attuale Corfù.

Sarò lì, in un momento che molti definiscono decisivo per la Grecia contemporanea è decisiva. Sarò lì per rilassarmi, certo. Sarò lì con gli occhi e le orecchie aperte. Per captare tutte le vibrazioni di ogni fine e ogni inizio.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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