Non è (nemmeno) un paese per NEET

lottare con la cultura
I book block – autunno 2010

Canzoni del maggio, si chiama così la sezione del blog dedicata ai miei sfoghi politici. Sfoghi che raramente acquisiscono i contorni di una analisi definita. Si chiama Canzoni del maggio, per le parole di Canzone del maggio di De Andrè: “per quanto voi vi crediate assolti  siete per sempre coinvolti”. Coinvolti. Oggi credo di essermi sentita coinvolta dalla nota facebook scritta da una cara amica di Palermo. Ho la fortuna di avere un lavoro. E ho nel cuore la rabbia di chi pensa che non sia giusto vivere in un paese in cui avere un lavoro pagato dignitosamente debba essere considerata una fortuna.

Ho deciso di ospitare le parole di Claudia Rizzo sul mio blog per aiutarla a far sentire un po’ più forte la sua voce. Una voce che scrive in un italiano perfetto parole affilate. Parole che dovrebbero far sentire coinvolta anche la classe dirigente che si crede assolta nella sua ormai conclamata inutilità. E spingere noi altri a cercare vie utili per riprenderci la dignità emotiva, intellettuale e professionale che ci spetta.*

offerte di lavoro per neetLa guerra fra Neet

di Claudia Rizzo

Ieri ho passato più di sei ore al pc premendo F5 ogni 5 minuti circa. Come me, milioni di italiani laureati, disoccupati, residenti in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania e di età compresa tra i 24 e i 35 anni. In pratica, per usare un termine tanto amato in questi ultimi anni (d’altronde è bene dare una definizione chiara a un problema che non si vorrà o potrà risolvere), i cosiddetti Neet, dall’Inglese “Not in Education, Employment or Training”, ossia coloro che non studiano, non lavorano, non sono impegnati in corsi di formazione professionale né cercano di fare una delle tre cose. Circa il 21% della popolazione italiana tra i 15 e 24 anni, circa il 29% di quella di età compresa tra i 25 e i 30. Condizione, dicono preoccupati gli studiosi del fenomeno e di conseguenza i nostri governanti, che, se prolungata nel tempo, compromette seriamente la possibilità di questi giovani di reinserirsi sul mercato del lavoro, anche quando l’economia sarà in fase di ripresa.

L’occasione di questa maratona, pubblicizzata in questi ultimi mesi in tutti i modi possibili, è stata offerta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che, grazie alla cura (impeccabile direi) di Italia Lavoro, ha deciso di finanziare, con 10.000.000 di euro, 3000 tirocini a questi giovani senza speranza provenienti dalle quattro regioni che da sempre arrancano e da cui si fugge perché il lavoro è una chimera. L’occasione è ghiotta: 500 euro lordi mensili per i tirocini in loco (che si svolgeranno, quindi, nelle regioni di residenza), 1300 euro lordi mensili per i tirocini in mobilità (che si svolgeranno in regioni d’Italia differenti da quella di residenza). La durata è di 6 mesi e al termine del tirocinio, viene specificato in modo molto chiaro nell’Avviso, “Il rilascio dell’attestato di partecipazione non comporta alcun obbligo di assunzione da parte del soggetto ospitante”. L’orario settimanale previsto conta un minimo di 30 ore e un massimo di 40.

“Un’opportunità da non perdere”, si saranno detti tutti coloro che possiedono una laurea, perdonatemi l’espressione, di serie B. I soli gruppi disciplinari ammessi al progetto AMVA – Giovani laureati Neet, infatti, sono: geo-biologico, letterario, psicologico, giuridico, linguistico, agrario, politico-sociale. In pratica, tutte quelle lauree che, nel mercato del lavoro, non hanno una grossa spendibilità; ossia quelle lauree che, quando ti chiedono cosa hai studiato, hanno il potere di fare venire gli occhi lucidi alla gente che quasi ti fa le condoglianze.

Ecco, quindi, che ieri, ad apertura delle danze (mezzogiorno l’orario previsto per poter dare avvio al gioco), il sistema si inceppa, e così il sogno e le illusioni di milioni di giovani disperati: il portale su cui potersi registrare e candidare al progetto (Cliclavoro) si blocca. E inizia la maratona che durerà una giornata.

Persone impazzite cominciano a premere forsennatamente il tasto di riavvio della pagina (il bando sarà aperto fino a esaurimento risorse), ma nulla. Continua a caricare a vuoto. Ecco che quindi cominciano ad apparire le prime richieste di spiegazioni sulla pagina facebook di Cliclavoro. Il putiferio. Non, come ci si aspetterebbe, contro il portale che non funziona. E neanche contro il Ministero che, ammettendo senza pudore che esiste una differenza enorme per ciò che riguarda gli sbocchi occupazionali fra lauree di serie A e lauree di serie B, ha stanziato dei soldi per dare un contentino a chi, magari anche plurititolato, al momento non è un Neet ma un semplice disperato che manda CV e non riceve risposte.

Qualche accusa sì, ma quella a cui si assiste è più che altro una guerra fra poveri, o per meglio dire fra Neet. Una guerra alla rincorsa fra disperati che ogni giorno si alzano e non hanno nulla da fare, che, in età adulta, si trovano a dover chiedere i soldi per poter andare al cinema o a cena fuori (per chi ha questa fortuna) a genitori che lavorano, che si sentono frustrati, privi di presente e di prospettive future, che non hanno più sogni a cui aggrapparsi, che non hanno più fiducia nelle Istituzioni, in quei politici che in campagna elettorale promettono grandi rivoluzioni e che poi, una volta arrivati al potere, si dimenticano di loro.

Tutto accade in un’Italia in cui l’espressione più in voga negli ultimi mesi è “Per il bene del Paese”, in voga ovviamente fra le varie cariche dello Stato che, affaccendati in faccende a noi utili (così dicono), provano a spiegarci, da febbraio circa, che la cosa migliore per l’Italia sia quella di non creare una crisi di governo. Pena la destabilizzazione dei mercati finanziari e il raffreddamento di relazioni internazionali fondamentali per la nostra sopravvivenza.

Non importa ovviamente che il Governo si stia dimostrando completamente immobile, privo di idee e di prospettive; che i giovani continuino a non avere né presente né futuro; che le persone siano ormai l’una contro l’altra, come fossimo in un videogioco il cui scopo è quello di far fuori l’avversario; che l’indifferenza si stia globalizzando (per usare un’espressione del Papa che sembra negli ultimi giorni sorpassare a Sinistra il partito che ama utilizzare nei propri discorsi il nome di Berlinguer); che la solidarietà stia lentamente morendo, insieme ai sogni di giovani e adulti che non sperano e non s’indignano più. I mercati, si sa, contano più di milioni di persone, di milioni di sogni, di milioni di vite. Contano più di una realtà che arranca, che ci chiede fermamente di fermarci un momento, di rivedere sistemi che non funzionano più.

E mentre gli attori recitano la parte di umili servitori dello Stato che inghiottono rospi pur di risanare le sorti del Paese, il pubblico sta lì, attonito, incredulo, assuefatto, indignato, arrabbiato, indifferente, stanco, ognuno con le proprie reazioni, a guardare uno spettacolo che sta costando a tutti molto caro. E che, probabilmente, non avrà neanche il lieto fine. A meno che non pensiamo che 500 euro lordi per sei mesi siano il lieto fine a cui aspiriamo.

*Bonus track: Che cos’è il Quinto Stato? – un estratto del libro di Giuseppe Allegri e Roberto Ciccarelli Il Quinto Stato. Perché il lavoro indipendente è il nostro futuro (Ponte alle Grazie)

*Aggiornamento: la guerra tra neet va avanti. Al mio piccolo megafono si è aggiunta una cassa di risonanza più ampia, quella della Repubblica degli Stagisti. Sul sito si trova la nota di Claudia e l’aggiornamento, intitolato Diario di una guerra. Inoltre, il bando in questione era già stato analizzato nell’articolo di Marianna Lepore Progetto Neet: per 3 mila giovani del sud tirocini pagati dallo Stato. Ma servono davvero?

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

One comment: On Non è (nemmeno) un paese per NEET

  • Sinceramente? Condivido quanto hai scritto (mi permetto di darti del tu) dalla prima all’ultima parola. E’ assurdo quello che è possibile leggere anche negli annunci di lavoro: si cercano formatori per gli enti, anche senza esperienza, quando gli stessi enti nei mesi passati pubblicavano bandi di reclutamento “per personale con almeno 10 anni di esperienza nel settore”. Certo, adesso i formatori li pagano 500 euro lordi, neanche di tasca loro. E poi altri annunci. La verità sarà dopo: dei tremila “fortunati”, quanti saranno assunti? Allora ci sarà da ridere (in senso buono o ironico è ancora da vedere).

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