Nessun distacco. Detachment di Tony Kaye

“E’ l’olocausto del marketing, e l’unico modo che abbiamo di sopravvivere e lottare contro tutto questo è leggere “

Detachment, Tony Kaye - recensione
Locandina della versione spagnola del film Detachment

Nelle domeniche di estate i cinema sono un rifugio sicuro. Sono freschi, troppo freschi. E se sei fortunato ti scaricano nel corpo quella quantità di emozioni che la ripetitività delle tue azioni ha annullato, appiattito, creando distacco.

Distacco. Questo è quello di cui, a dispetto del titolo, non parla il film Detachment, del regista Tony Kaye. Kaye è il coacervo di emozioni che ha generato il contraddittorio e violento American History X  nel 1998.

Adrien Brody interpreta il professore supplente Henry Barthes che si trova assegnato a una scuola pubblica nel malfamato quartiere Queens di New York. Non c’è un pizzico di retorica dell’eroe buono nel modo in cui viene raccontata la sua storia, quella dei suoi studenti e quella dei professori.

Detachment non è un film sull’educazione. E non è un film sul disagio giovanile. E’ anche un film sull’educazione, sulla formazione, sulle varie forme di disagio. Ma soprattutto è una storia di esseri umani. Deboli, frustrati, capaci di atti di coraggio estremo e nevrotiche vigliaccherie.

Ho pianto lacrime calde e grosse. Forse solo un altro film mi aveva fatta piangere così tanto: L’attimo fuggente di Peter Weir con Robin Williams. Ma Adrien Brody non invita a cogliere la meraviglia della vita, invita ad aggrapparsi a quanto c’è di un po’ più bello nel mondo, almeno un altro essere umano.

Sono molte le analogie tra i due film. Due professori che si trovano ad aver a che fare con “studenti difficili”. Due professori di letteratura che credono che la lettura sia rifugio e lotta. Due personaggi simili tra gli studenti, creativi e innamorati del loro talento che invece non viene compreso dai genitori. Potrebbe essere interessante cercare le analogie e le differenze, capire quale film è meglio dell’altro. Detachment ha sicuramente una regia più raffinata e una profondità di analisi più dolorosa. Ma la storia e il cuore si impegnano a tal punto che la critica passa in secondo piano.

E resta solo un interessante trip mentale: il professore dell’Attimo fuggente si chiamava Keating. Il mio professore del liceo ci fece notare il rimando al poeta inglese Keats. Il nasuto e intenso professore interpretato da Brody invece si chiama Barthes. E io, spinta nel metodo di analisi insegnatomi dal mio di professore, non ho potuto che notare quel nome. E rimandarlo al Roland Barthes delle Mythologies, tradotto in italiano i Miti di oggiChe con l’analisi dei feticci del suo tempo ricostruiva i meccanismi di funzionamento della società. Chissà se l’olocausto del marketing cui a un certo punto fa cenno il professor Barthes nell’unico punto del film in cui c’è un discorso così “didascalico” è il segno di questo gioco.

Non so che significato avrebbe dato Barthes alle mie lacrime e non so nemmeno se il parallelo tra i due film che mi hanno fatta piangere, in tempi e modi diversi, esiste veramente o è solo nella mia testa.

Ma Detachment è un film che sono felice di aver visto. Per rivedere il mondo complesso dall’esterno e dall’interno. E capire a cosa vale la pena provare ad aggrapparsi.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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