Contro il razzismo contro Milano

vetrine di Milano
Corso di Porta Ticinese (V.F.)

Ci guardate. E giudicate i nostri passi come troppo frettolosi. Vedete le immagini al telegiornale, qualche ritaglio di cielo bianco intravisto qua e là, e credete già di sentire le nostre schiene troppo intirizzite.

“I milanesi sono freddi” pensate. E dite. Ci liquidate con un distaccato “Ah” quando, alla domanda di “dove sei?”, rispondiamo “Di Milano”. E siamo diventati quasi timidi nel dirlo, perché sembra sempre di doversi giustificare per essere nati nella città che per tutti – ok, diciamo per tanti – è grigio e moda.

Ma se oggi foste entrati al Teatro Dal Verme per la cerimonia degli Ambrogini forse vi sareste commossi anche voi. Vi sareste commossi nel sentire ricordare la storia di Nicolò Savarino, il vigile ucciso nel gennaio del 2012, investito e trascinato da un SUV. E’ vero. Mica l’ha accolto tanto bene Milano il vigile Savarino. Ma l’applauso è stato immenso.

E quando il premio è stato consegnato ai lavoratori della torre del binario 21 della Stazione Centrale di Milano, in virtù dei 136 giorni della loro lotta? “la loro iniziativa ha acceso i riflettori sull’importanza di una rete di collegamento tra le regioni del nord e del sud, con evidenti benefici per i cittadini e per l’unità nazionale sostanziale del nostro paese”.

Per non parlare dei caldi volti degli agenti della Polizia Penitenziaria di San Vittore, che guardavano i loro colleghi ritirare l’attestato, guidati dalla direttrice del carcere: “dove il sovraffollamento, grave e cronico, lede la dignità dei carcerati e degli stessi agenti“.

Se oggi foste stati ad ascoltare il susseguirsi delle storie dei premiati, raccolte in un libricino che il Comune di Milano dovrebbe pensare di pubblicare e distribuire magari gratis in metropolitana, sono certa che fareste davvero molta più fatica a dire che i “milanesi” sono freddi.

Non erano freddi i miei vicini quando si sono alzati in piedi ad applaudire la Banda degli Ottoni a scoppio che, inaspettatamente, si è messa a suonare Bella ciao una volta ritirato il premio.

Non erano freddi gli applausi per lo scrittore Raul Montanari. Forse alcuni “milanesi” non sapevano chi era Vittorio Spinazzola, presidente della Casa della Cultura e professore di Letteratura italiana contemporanea alla Statale. Ma gli applausi di chi, forse, ha studiato i suoi libri erano caldi per davvero.

Sono uscita dal Dal Verme col cuore caldissimo. Quando la neve ancora non aveva iniziato a cadere.

Pensavo che Milano è bella, mentre aspettavo il tram in piazza Cordusio e le mie orecchie sono state attirate dal suono di una chitarra.
Ho sorriso ancora di più quando ho realizzato che la voce era quella di Soltanto. Un altro milanese che di mestiere fa il musicista di strada. Ha girato l’Europa, ma alla fine è tornato a Milano per lavorare al suo progetto più grandeLe chiavi di casa mia.

E mentre il 27 mi riportava a casa ho pensato a tutti i “milanesi” di adozione a cui è stato consegnato l’Ambrogino. Compreso Bruno Bonsignore, il presidente di Assoetica, l’organizzazione grazie a cui oggi ero lì.

E sono stata orgogliosa di essere “milanese”. Che è solo un’etichetta come tante. Ma è un’etichetta a cui corrisponde un modo di dire meraviglioso: Milan con il cor in man.

Che il cuore, se ce lo si dimentica, si smette di vivere. Si esiste e basta. E il paesaggio può essere il più bello del mondo. Ma se si sopravvive non basta Un’altra vita. 

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=5vA8wP_EIk8]

E d’ora in poi non abbasserò lo sguardo davanti a nessuno quando dovrò dire che sono nata a Milano. Penserò al Vicolo dei Lavandai e agli Ambrogini.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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