In bici a Milano

Vado in bici. Tutti i giorni. Mi sembra che prendere la mia bici per andare al lavoro, a fare le commissioni, a rilassarmi, sia l’azione più politica che io possa fare in questo momento. In un anno cinismo e disillusione hanno un po’ preso il sopravvento sui miei sogni di cambiamento. La bici è l’incarnazione metallica della parte più sognatrice di me.

Qualcuno ha già detto che andare in bici è un’azione politica. Mi sento quasi eroica quando in Piazzale Dateo devo tagliare la strada a tutte le macchine lanciate da Corso Indipendenza per riuscire a imboccare la ciclabile di Corso Pleibisciti. Mi sento quasi eroica quando per entrare nella suddetta ciclabile devo fare una gimcana tra i cavalletti che dovrebbero fermare il traffico delle auto, ma sono disposti in maniera tale da rischiare ogni mattina di farmi scontrare con gli altri ciclisti, in arrivo dalla direzione opposta.

E poi i cavalletti non fermano le macchine, visto che percorrere quel pezzo di ciclabile significa sentirsi soffocare tra due file di auto posteggiate ai due lati di un percorso che dovrebbe essere un’oasi di libertà per chi vi passa. Mi sento talmente soffocare che al ritorno sto nella corsia delle macchine. Punto e basta.

Mi arrabbio quando vado a bere un aperitivo da qualche parte e i gestori del bar mi impediscono di tenere la bici di fianco al tavolino all’aperto. Mi guardo intorno disorientata e arrabbiata alla ricerca di una rastrelliera che probabilmente non troverò mai.

Mi sento rivoluzionaria quando salto da un marciapiede all’altro di Piazza Novelli, correndo qualche – legale-  rischio contromano. E respiro a pieni polmoni, inquinamento permettendo, quando mi divincolo nel traffico e ci metto 5 minuti a fare percorsi che in macchina richiederebbero almeno il triplo del tempo.

Un anno fa ero tornata a Milano da Londra per votare Pisapia e per votare i miei 5 sì ai referendum sulla mobilità milanese. Alcune cose sono cambiate. A quei tempi non sapevo dove avrei vissuto di lì a un anno. E infatti ho cambiato due città nel frattempo. Ma era una scelta pensata per la città che avrei voluto trovare al mio ritorno.

La Giunta Pisapia sta portando avanti alcune iniziative che mi convincono e per altri aspetti mi sembra poco coraggiosa. Ma il fatto che si sia iniziato a discutere della realizzazione di aree in cui la velocità delle macchine non può superare i 30 km all’ora mi sembra un buon punto di partenza.

La speranza è che un giorno siano le biciclette a prendere il controllo delle strade. E siano gli automobilisti a sentirsi ospiti indesiderati. Da qualche parte è già successo. C’era la crisi. C’erano circostanze storiche simili.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=XuBdf9jYj7o]

Pietro Pani
Salva i ciclisti: la bicicletta è politica
Edizioni Chiarelettere, 2011
7,90 euro 

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

Leave a reply:

Your email address will not be published.

Follow

Get every new post on this blog delivered to your Inbox.

Join other followers: