Leggessero Tondelli e guardassero questi 2 minuti

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Plugin – Sergio Di Bitetto

Impazzano le polemiche e i punti di vista in Italia sulla vicenda della professoressa del liceo Giulio Cesare di Torino denunciata da alcune associazioni di genitori per aver fatto leggere in classe un brano del romanzo Sei come sei di Melania Mazzucco.

I toni sono da inquisizione:

Stando ai denuncianti, alcuni insegnanti del liceo classico romano Giulio Cesare avrebbero imposto ai loro studenti del ginnasio, di età compresa tra i 14 e i 16 anni, di “leggere un romanzo a forte impronta omosessualista, alcuni passi del quale rivelano, in realtà, un chiaro contenuto pornografico”.
[Brano a contenuti gay in classe. Liceo Giulio Cesare denunciato – Il Tempo]

Per fortuna, nei commenti, sono in tanti a riportare il discorso sul piano dell’educazione e dell’importanza di dare agli studenti e alle studentesse un immaginario che permetta a chi è omosessuale di riconoscersi, non sentirsi strano o diverso o qualcuno da curare.

Come ho scritto su questo blog ed altrove la scoperta (ma soprattutto l’accettazione) della propria omosessualità è una fase molto difficile che pasa per la totale assenza di un immaginario sia emotivo che sessuale. A sedici anni non avevo la minima idea di come facevano l’amore due donne, ma sapevo come lo facevano un uomo e una donna anche se non lo avevo mai fatto. Mi è mancato da morire un riferimento, non per diventare lesbica, ma per esserlo a pieno.

Così scrive Cristiana Alicata in un post intitolato La dolcezza di un pompino sul suo blog. Non sono certa di condividere il modo in cui afferma che la conoscenza di un immaginario aiuti a “essere lesbica in pieno”; credo piuttosto che quell’immaginario, quella serie di immagini aiutino a sentirsi semplicemente normali. E rendono tutto normale anche per le persone che l’omosessualità non la vivono sulla propria pelle.

Forse, se fossi stata una professoressa, avrei scelto un passaggio di qualche altro autore, magari un brano di Camere separate di Pier Vittorio Tondelli. Un brano che lasciasse il campo aperto a una analisi anche letteraria del testo, lo spazio a qualche spunto sul post-modernimo, sulla letteratura e la cultura italiana negli anni ’80. Un brano che fosse una pennellata sui sentimenti e sui corpi.

Amore è ora un corpo longilineo e asciutto, dalle membra ancora adolescenti, morbide, sinuose e nobili. È un viso allungato dalle forti mascelle squadrate. È una coppia di occhi intensi e neri su cui, ogni tanto, ricade un ciuffo di capelli color del miele scuro. È un particolare modo di muovere le mani o di lasciarle penzolanti, parallele alle gambe. È finalmente una voce, l’intonazione di un bacio soffocato, l’emozione di una risata aperta e squillante. È la sobrietà dei modi, l’essenzialità, la grazia di una entità che nel presente stato di questo sogno corrisponde al nome di Thomas, suona con le sue mani, bacia con le sue labbra color porpora, ama con i suoi lombi tesi.

Ce l’avevo in testa da un po’ questo post. Poi stamattina ho visto il cortometraggio di animazione a cui ha lavorato Sergio Di Bitetto, un ragazzo che ho conosciuto a Vancouver, che si è appena laureato alla Vancouver Film School. E mi sono emozionata. Dura pochi minuti. E vorrei tanto sapere come lo commenterebbero i genitori che hanno denunciato i professori.

Plugin – VFS Mix version from Sergio Di Bitetto on Vimeo.

di Virginia Fiume –

E con il mio zampino Plugin è finito anche sulla homepage di Repubblica
Tutti gli amori accendono la luce

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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