L’arte del trasloco. Cosa ho imparato traslocando 15 volte in 8 anni

Quindici traslochi in otto anni. Che vi piacciano i post del genere “come traslocare da una cittá all’altra” oppure no, credo sia arrivato il momento di raccogliere qualche appunto. Si tratta del naturale seguito della lettera che bisognerebbe scrivere a se stessi dopo ogni viaggio

Il Leaving Party: salutare gli amici

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Il saluto agli amici è un passaggio fondamentale di qualunque transizione. Non importa che tu abbia vissuto in un luogo per sei mesi o per due anni. Sicuramente hai condiviso bicchieri di vino, cene, aperitivi e passeggiate con altri esseri umani. Hai visitato le loro case, ti sei stretto accanto a loro per un tragitto in macchina con più persone che sedili, hai scoperto ristoranti e fatto i conti per il pagamento del conto. Ti sei raccontato e hai ascoltato.

Poi, a pochi giorni della partenza, tocca radunare gli amici e le amiche per salutarsi. Il tempo è poco. Gli scatoloni ingombrano lo spazio e il tempo. Ma il leaving party è un momento importante. Scegli bene il luogo. Che sia caldo, accogliente, spazioso abbastanza da permettere alle persone che si conoscono e a quelle che non si conoscono di incontrarsi e parlarsi. Che dietro di te restino solo sorrisi e calici di vino vuoti pronti a essere riempiti. Che tu possa essere la causa dell’incontro tra altre persone.

Non lasciare tracce dietro di te: saluta i luoghi della tua memoria

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Forse non succederá al primo trasloco. Forse nemmeno al secondo. Ma ti assicuro che in otto anni arriverá il momento in cui dovrai liberare qualche luogo in cui avevi custodito temporaneamente degli oggetti in una delle tue transizioni precedenti. Oggetti che con il passare del tempo sono diventati reperti archeologici. Riguarderai scatole che avevi chiuso con cura. Delicatamente farai scivolare la lama delle forbici lungo il nastro adesivo. E quando il contenuto delle scatole fará capolino ti sentirai rassicurato da te stesso e da quanto sei stato lungimirante a organizzare il contenuto delle scatole con criterio.

Spostato l’ultimo scatolone dal luogo temporaneo al luogo permanente, se sarai stato abbastanza fortunato da trovarne uno, chiuderai una porta alle tue spalle. Una porta che forse non rivedrai più. Ma il cui orizzonte resterá permanente memoria. E forse, scavando bene, scoprirai che una delle radici del tuo viaggiare è sotterrata dietro quella porta.

Cosa mettere negli scatoloni durante un trasloco

Ho imparato che ci sono due tipi di trasloco.

  • I traslochi leggeri
  • I traslochi pesanti

I traslochi leggeri di solito sono quelli che prevedono una trasferta di pochi mesi, che sai che poi ti riporterá al punto di partenza.  Per i traslochi leggeri di solito bastano uno zaino, una valigia e una piccola borsa a tracolla.

I traslochi pesanti sono fisicamente più impegnativi. Includono scatoloni e spedizioni. Quando mi è capitato di farli la mia colonna sonora interiore è sempre una lenta, costante e ripetitiva canzone.

Primo passo: recuperare gli scatoloni. E che siano quelli giusti.
Se spedisci con le Poste Italiane non hai molta scelta: devono essere completamente scevri da ogni scritta. Impacchettati con scotch da pacco marrone. Non provare a presentarti agli sportelli postali con scatole diverse. Non importa quanto tu sia disposto a pagare. Non te li faranno mai spedire.

Se invece fai ricorso a qualche spedizioniere privato potrai provare il piacere di compiere il pellegrinaggio dei negozianti della zona e recuperare scatoloni di varie forme, varie fogge, varie provenienze. I negozi migliori dove trovare gli scatoloni per un trasloco sono se ti trovi in Italia – tabaccai, piccoli alimentari, le farmacie e i “negozi dei cinesi”. Se li hai visitati nei mesi in cui hai vissuto in un certo quartiere i proprietari saranno generosi e collaborativi. Lascia perdere l’Esselunga e le varie catene dei supermercati. E tra un giro e l’altro, non dimenticare di fermarti a comprare una stecca di sigarette e i farmaci essenziali. Meglio se poi ricordi anche in quale scatolone li metti.

Il giro dei negozianti sará un ottimo modo per dire addio al quartiere.

Ora hai il tuo mucchio di scatoloni maleodoranti appoggiato alla parete di una stanza. Non dimenticare di comprare diversi rotoli di scotch. Non ti servirá solo a chiudere gli scatoloni, ma prima ancora, sará fondamentale per riassemblarli, in maniera tanto solida da permettere loro di affrontare un viaggio.

Secondo passaggio: decidere cosa mettere negli scatoloni. Atto di consapevolezza: non ci potrai mettere tutto. I traslochi sono catartici. Ti aiutano a liberarti dell’inessenziale. Quel libro che hai letto, quello che non hai letto. Ti serve davvero quella maglietta che è rimasta per mesi incastrata tra la parete dell’armadio e il retro del cassetto? Piatti, bicchieri, posate? Per le stoviglie, la scelta dipende da quanti traslochi hai fatto in precedenza. E da quanto tempo pensi – realisticamente – di spendere nel luogo della prossima destinazione.

Le prime volte ho applicato il ragionamento “mi costa meno ricomprare piatti, posate e bicchieri” invece che spedirli. Se pensi cosí anche tu, cambierai idea alla terza volta che ti ritroverai a svendere oggetti sul sito di annunci di turno, o a regalare i tuoi pezzi migliori agli amici (compresa quella bellissima vaporiera in metallo che hai lasciato agli amici che rimanevano a Vancouver. E che loro stessi hanno lasciato a Vancouver quando è toccato a loro traslocare da una parte all’altra del mondo).

Non buttare le foto. Non tutte. Alcune riusciranno a fare almeno due traslochi.

L’ultima cosa a venire insacchettata sono le calamite sul frigorifero. Bisogna solo sperare che il prossimo frigorifero non abbia l’apertura coperta di legno. Metallo chiama metallo. I ricordi hanno bisogno di superfici per fare presa.

Riponi tutto negli scatoloni. Non riempirli fino all’orlo. Soprattutto quelli che contengono i libri.

Prenditi il tempo di scrivere con un pennarello le parole chiave che riguardano il contenuto di ogni scatolone. Ricordi il senso di pienezza che hai provato l’ultima volta che li hai aperti e sapevi quasi esattamente cosa ci avresti trovato? Dove il “quasi” è il sottile piacere che questo muoversi procura.
E numerali. Ce ne sará sempre uno di meno al conteggio finale con il trasportatore.

Come organizzare una spedizione internazionale per un trasloco

Questa volta sognavo un trasloco in grande stile. Affittare un furgone. Attraversare il Nord Italia, la Svizzera, la Francia. E poi passare da Calais a Dover. Probabilmente si sarebbe potuto spezzare il viaggio in due parti, con una notte sulle coste del nord della Francia.

I sogni si sono infranti contro le regole delle compagnie di noleggio internazionali. Credo di poter dire con certezza che non c’è nessuna possibilitá di affittare un furgone a Milano e riconsegnarlo a Londra. Niente on the road all’europea.

La soluzione per i traslochi internazionali me la offre Spedingo. Prepari una domanda per il tuo trasloco, con la lista degli oggetti. La pubblichi sulla piattaforma e parte l’asta al ribasso. Il miglior offerente mi ha permesso di inviare da Milano a Londra un materasso, uno stendino, 15 scatoloni e un mobiletto per soli 800 euro. Ti pare tanto? Pensa che la prima volta che traslocai da Milano a Palermo spesi la stessa cifra per soli 15 scatoloni. I primi 500 euro andarono via per una trasportatrice costosissima, che aveva semplicemente lavorato molto bene per la sua strategia SEO. Ma se devi spedire pacchi da Londra al resto dell’Europa ti consiglio di dare un’occhiata a Pharos Parcel.

La soddisfazione vera alla fine di tutto questo imballare, impacchettare, strofinare la polvere via dai ricordi è sedersi sulle scale mentre l’ultimo scatolone viene caricato sul furgone che attraverserá l’Europa al posto tuo e godere della vista del tuo pensionato-che-guarda-i-lavori.

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L’ultima sigaretta dopo il trasloco

Aspetti il padrone di casa per consegnargli le chiavi. Gli ultimi minuti in un appartamento deserto. Restano le valigie accumulate all’ingresso. Una mezza bottiglia d’acqua e la carta igienica in bagno per le ultime evenienze. Il classico ripostiglio che contiene lo strofinaccio per i pavimenti, la scopa, mezzo flacone di detersivo per i pavimenti. Resti che hai sempre buttato nelle case in cui hai fatto il tuo ingresso. Il tuo successore fará lo stesso. Ma non te la senti di buttare tutto.

Apri la finestra. Il cortile è stranamente silenzioso. Il padre e il figlio del piano di sopra hanno sospeso le ostilitá per qualche ora. Il rumore dei piatti e le voci di chi stende i panni sui balconi nell’ultimo sole in equilibrio tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno si perdono nelle volute del fumo della tua sigaretta.

L’ultima per oggi. Sembra che sia tutto fatto. Ma in realtá sei solo a metá strada. E non sei nemmeno davvero partito.

Non resta che raccogliere le forze. Lanciarsi verso l’aereoporto. In tempo per essere nel nuovo inizio e accogliere i pezzi che con tanto amore hai organizzato per traghettarti dal passato a un nuovo presente.

Arriverai. E ricomincerai dalle fondamenta. Anche questa volta.

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una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

2 comments: On L’arte del trasloco. Cosa ho imparato traslocando 15 volte in 8 anni

  • Solidarietà, tanta solidarietà.
    Da buona esperta di traslochi (io sono a 14 in 12 anni), non posso che fare sì con la testa a ogni punto [a parte la sigaretta, quella mi manca].

    🙂

  • Ciao Giulia! Benvenuta da queste parti (e complimenti per il tuo bellissimo blog). Mi fa piacere che un’esperta di traslochi condivida le fatiche. E le gioie. Ovviamente se hai qualche altro consiglio è ben accetto 🙂

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