Il mio anno nuovo con Calvino

temi lezioni americane calvinoErano sei le lezioni che Italo Calvino avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard nell’anno accademico 1985-1986. Morì prima di pronunciarle a voce, ma – per fortuna – dopo averle scritte. Sono state raccolte in un libro, Lezioni Americane. Sei proposte per il prossimo millennio, che uscì, postumo, nel 1988. O almeno, del 1988 è l’edizione che ho trovato a casa.

Sono lezioni sulla scrittura, sul romanzo, sulla poetica. Ma diventano facilmente “proposte per il prossimo anno”, di anno in anno. La fortuna è quella di riesumarle in una prima edizione, tra i libri di famiglia.

Leggerezza

Presto mi sono accorto che tra i fatti della vita che avrebbero dovuto essere la mia materia prima e l’agilità scattante e tagliente che volevo animasse la mia scrittura c’era un divario che mi costava sempre più sforzo superare. Forse stavo scoprendo solo allora la pesantezza, l’inerzia, l’opacità del mondo: qualità che s’attaccano subito alla scrittura, se non si trova il modo di sfuggirle. (Calvino , 6)

Rapidità

Il secolo della motorizzazione ha imposto la velocità come un valore misurabile, i cui records segnano la storia del progresso delle macchine e degli uomini. Ma la velocità mentale non può essere misurata e non permette confronti o gare, né può disporre i propri risultati in una prospettiva storica. La velocità mentale vale per sé, per i piacere che provoca in chi è sensibile a questo piacere, non per l’utilità pratica che si possa ricavare. (Calvino, 45)

Esattezza

Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze. (Calvino, 58)

Visibilità

Mi resta da chiarire la parte che in questo golfo fantastico ha l’immaginario indiretto, ossia le immagini che ci vengono fornite dalla cultura, sia essa cultura di massa, o altra forma di tradizione. Questa domanda ne porta con sé un’altra: quale sarà il futuro dell’immaginazione individuale in quella che si usa chiamare la “civiltà dell’immagine”? Il potere di evocare immagini in assenza continuerà a svilupparsi in un’umanità sempre più inondata dal diluvio delle immagini prefabbricate? (Calvino, 91)

Molteplicità

Avrei potuto scegliere altri autori per esemplificare questa vocazione del romanzo del nostro secolo. Ho scelto Gadda non solo perché si tratta d’uno scrittore della mia lingua, relativamente poco conosciuto tra voi (anche per la sua particolare complessità stilistica, difficile anche in italiano), ma soprattutto perché la sua filosofia si presta molto bene al mio discorso, in quanto egli vede il mondo come un “sistema di sistemi”, in cui ogni sistema singolo condiziona gli altri e ne è condizionato. (Calvino, 103)

Coesione

La parola inglese che Calvino aveva scelto era consistency. Qualcuno la traduce “coerenza”, qualcuno “compattezza”. Sta di fatto che lui ha fatto appena in tempo ad appuntarla. Peccato. La più difficile delle virtù letterarie si può solo immaginarla.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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