La rete dei libri. Questione di tempo

lunga

Una delle esperienze più belle della mia breve collaborazione con Saturno, il fu inserto culturale del Fatto Quotidiano, è stata una reimmersione nel mondo della letteratura su internet. Mi aveva intrigata, tra il 2006 e il 2007, la prima ondata di blog letterari. Tanto da dedicare la piccola tesina della laurea triennale a Nazione Indiana (tesina riesumata di recente che presto verrà riassemblata per fare la sua comparsa tra le “pubblicazioni” di questo blog).

In cinque anni l’aggregazione dei contenuti e la valorizzazione di quello che di bello, curato e interessante si trova in rete ha acquisito nuovi contorni e nuove forme.

Una delle scoperte più belle di questo anno è Rai Letteratura, un canale della rete di siti collegati a mamma Rai interamente dedicato alla letteratura. Sarà forse sempre troppo tardi quando questi video vedranno la luce della televisione di massa e usciranno dal recinto degli small media, ma per gli appassionati si tratta di un ottimo canale.

Oggi è stata pubblicata l’intervista a Carlotta Borasio, fondatrice del blog Starbooks Coffe.

intervista rai letteratura

Sono molto interessanti le sue considerazioni sulla partecipazione dei lettori nel dibattito intorno ai libri. A quanto dice gli addetti ai lavori (editori, librai, scrittori e editor) sono più inclini al commento e all’interazione rispetto ai lettori stessi, che lei definisce più “timidi”.

Un pessimista potrebbe concludere, frettolosamente, che il mondo della letteratura è alimentato e si nutre di un circolo chiuso, dove autori e lettori forti finiscono con l’essere più o meno sempre le stesse persone, la stessa cerchia.

Ma sono ottimista, e provo a dare un’altra interpretazione: quanta dell’attenzione e, soprattutto, quanto del tempo a disposizione per scrivere e interagire, magari dopo aver accuratamente letto, vengono intercettati da piattaforme di condivisione di esperienze di lettura come Anobii o Zazie? Quanti sono quelli che possono essere definiti “books blog”? E, come giustamente si domanda Effe, cosa fa di un blog letterario (inteso come un blog dedicato ai libri) un blog influente? Quanto influiscono algoritmi e cluster nel valorizzare certi blog rispetto ad altri?

La sfida per chi scrive di libri in un paese dove le statistiche del numero dei lettori paiono essere sempre più negative è quella di inventare continuamente nuove tecniche e nuovi spazi. Alcuni sceglieranno di dedicare il loro blog, o il loro account twitter, solo ai libri e alle recensioni, altri mischieranno i libri a altri mondi, qualcuno si costruirà un account credibile su Anobii o su Goodreads. E forse, i più fortunati, troveranno lavoro a Rai Letteratura o in qualche inserto culturale, sperando che ci siano abbastanza lettori da impedirne la chiusura.

I confini della “rete letterata” e quelli della sua qualità sono in espansione, in continua espansione. E’ solo questione di tempo.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

6 comments: On La rete dei libri. Questione di tempo

  • “Un pessimista potrebbe concludere, frettolosamente, che il mondo della letteratura è alimentato e si nutre di un circolo chiuso, dove autori e lettori forti finiscono con l’essere più o meno sempre le stesse persone, la stessa cerchia.”
    Guarda se gli autori fossero tutti grandi lettori l’editoria non sarebbe in crisi. Su questo sono certa. Io credo che i lettori forti e meno forti abbiano semplicemente paura di non essere all’altezza. Mi ha stupito e dispiaciuto molto un utente che sul gruppo Starbooks ha pubblicato questo messaggio.:
    “Grazie per avermi accettato nel gruppo.
    Per chi non mi ha già incontrato altrove, sono “solo” un lettore, nel senso che non scrivo e non intendo farlo: e, non so se per merito o per fortuna, lavoro in un ambito lontanissimo da quello editoriale.
    Però, anche se non ho mai avuto occasione di viverlo “da dentro”. le dinamiche del mondo dei libri mi interessano molto, e cerco di ragionarci come posso: mi scuso in anticipo se ogni tanto magari interverrò a sproposito, spero di non farlo troppo spesso”
    A me sembra emblematico. Il “solo” lettore non si esprime perché teme di non saperne abbastanza. Così perdiamo una voce essenziale per un confronto sano.

    • Infatti il vostro lavoro, Carlotta, è prezioso, come quello di chiunque cerchi forme di comunicazione, racconto, dialogo. Il merito della “rete” è proprio quello di avvicinare, annullare la distanza o comunque ridurla e mettere in condizione di raccontare e raccontarsi un lettore che fino a un attimo prima si era sentito un po’ solo. Sono anche certa che la partecipazione non si misuri solo con la quantità di commenti o recensioni scritte dai lettori. Il dialogo assume forme strane, in un certo senso un atto di acquisto spinto da quello che si è letto in rete ha un valore “enunciativo”.

      Il tuo intervento mi ha però fatto venire in mente la variabile “tempo”. quante volte leggiamo ma non abbiamo tempo di scrivere? O quante volte tendiamo a farlo nei luoghi che, a torto o a ragione riteniamo più “autorevoli”. Così, considerazioni estemporanee.

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