La politica del condominio

Sono passati tre giorni dalla chiusura dei seggi delle ultime elezioni amministrative. Si è già discusso di tutto: soprattutto del calo dell’affluenza e del successo del Movimento 5 stelle. Non dico di Grillo perché conservo ancora la convinzione che la politica sia fatta da tante persone e non dai leader. E forse uso questo post per fare un po’ di chiarezza su questo punto, almeno nella mia testa.

Alla vigilia delle elezioni sia Pierluigi Bersani che Angelino Alfano si sono premurati di comunicare a reti semi-unificate che queste elezioni erano sì importanti, ma non avevano un peso nazionale. Da che mi ricordo le elezioni amministrative (così come quelle europee), di qualunque tipo, sono sempre state usate dagli apparati di partito come un termometro. Il dibattito pre-elettorale è più spesso sulla resa dei conti tra maggioranza e opposizione che non su programmi e strategie di attuazione del programma.

E allora cosa è successo questa volta? Tutti moderati dai Tecnici?

Mi sono convinta che questa volta sia accaduto qualche cosa di diverso. Questa volta i cittadini (la maggior parte di quelli che hanno votato, per lo meno, o di quelli che non hanno barato -v. caso Catanzaro ) hanno scelto con più consapevolezza. Un esempio emblematico potrebbe essere il flop di Fabrizio Ferrandelli a Palermo. Doveva essere il candidato della ormai mitologica società civile e invece arriva al ballottaggio con le tasche piene di cocci. E alcuni elettori di sinistra spiegano la faccenda non come la solita crisi della sinistra, ma come una conseguenza dei maldestri tentativi della base di stare dietro ai vertici.

Molti parlano della crisi dei Partiti. Io leggo un’intervista all’antropologo evoluzionista Robin Dunbar (direttore dell’Institute of cognitive and evolutionary anthropology di Oxford) e ho la sensazione di aver trovato una risposta.

Dunbar teorizza che il numero ottimale per una comunità sia il 150. Oltre questo numero di persone l’essere umano non sarebbe più capace di percepire emotivamente i suoi simili. E oltre questo numero non sarebbe più possibile verificare la presenza di imbroglioni e persone false.

E così il così detto “numero di Dunbar” sembra darmi una risposta a diversi temi recenti: le ristrutturazioni di case “a sua insaputa”, le tangenti non controllate dai partiti, gli appalti truccati, il distacco dei cittadini dalla politica: tra i Parlamentari, eletti o nominati che siano, e i cittadini ci sono ben più di 150 persone. E forse è per questo che la maggior parte degli eletti e dei nominati ci mette ben poco a dimenticarsi del contatto emozionale con gli elettori. E quegli eletti e quei nominati smettono di essere cittadini e diventano altro.

Dunbar spiega la faccenda con le relazioni tra le scimmie che si spulciano. Ma per i più schizzinosi possono valere i dati che raccoglie dai registri parrocchiali inglesi del 18° secolo: pare che ogni contea non avesse più di 150 abitanti.

Non so se questo è un delirio, ma so che ora cerco di capire cosa devo fare per far mettere una rastrelliera per le biciclette nel cortile del mio condominio.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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