La memoria è una facoltá attiva – God Save The Link/12

Dagli archivi di Stato al campo profughi più grande di Europa. Salvare la memoria. God Save The Link/12

Da oggi posso condividere serenamente i link delle mie trasmissioni su Periscope con la certezza che potrete vedere il video “per sempre” (per quanto possa valere un “per sempre” nel leggendario mondo delle piattaforme e delle applicazioni). E quindi ecco qui il link della dodicesima puntata di God Save The Link, direttamente da un canale nei pressi di Amsterdam. Sono da queste parti per lavoro. Per gli appassionati del genere “Viaggi di Lavoro” ecco tra l’altro il liveblog della trasferta.

Oggi la trasmissione, senza volerlo, è molto incentrata sul tema della memoria e dell’esperienza che si fa memoria. Ecco i tre link di oggi.

SOS Archivi di Stato

L’ultimo bando per l’assunzione di personale dirigente per gli Archivi di Stato italiani è stato nel 2009. La cosa non sarebbe un problema, se non fosse che il 94% dei 621 dirigenti archivisti in Italia ha più di 50 anni. E solo 4 su 621 hanno meno di 40 anni. Una prospettiva pericolosa per i 1,600 km dei luoghi della memoria italiana. La scomparsa degli Archivi di Stato, cosí l’Italia distrugge la sua storia.

Il prezioso ruolo delle biblioteche in Nord America

Durante i miei mesi Nord Americane ho scritto ben due post sulle biblioteche. Uno era sugli ereader in prestito a Vancouver. E l’altro su quella meraviglia architettonica e culturale della Seattle Public Library di Rem Koolhas. Questi luoghi ricoprono un ruolo nel tessuto urbano e sociale delle cittá. L’articolo che segnalo oggi è una ricerca pubblicata dal Pew Research Center sulla percezione che hanno gli americani sui servizi non strettamente legati ai libri delle biblioteche: ricerca del lavoro, avviamento a professioni e imprenditoria, formazione e certificazioni.

Ma cosa sta succedendo in Grecia

Leggiamo della “crisi dei migranti” nel Mediterraneo, delle più svariate proposte di “aiutiamoli a casa loro”, ma a me fin’ora raramente è capitato di leggere qualcosa di diretto e drammaticamente semplice come il reportage dal campo profughi di Katskica, in Grecia, di Giovanni Fontana, intitolato Nell’inferno di Katsika, tra ratti, freddo e tende sventrate. Giovanni sta facendo il volontario nel campo profughi piú grande d’Europa. E racconta il suo quotidiano. E la cosa più difficile da fare:

Ma la cosa più difficile di tutte è dover rispondere «non lo so» tutte le, tantissime, volte che qualche profugo ci chiede cosa sarà del proprio futuro.

L’articolo è un frammento, ma se volete capire meglio cosa si sente e cosa si vede ogni giorno in un luogo del genere, Giovanni ha un blog che aggiorna con una certa regolaritá. Direttamente da Katsika. È il suo modo di preservare la memoria di questo tempo. La sua. E la nostra.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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