Israele-Palestina occupata Le “imprecisioni” della stampa italiana

La sede delle Assicurazioni Generali a Gerusalemme Ovest – credits: Virginia Fiume

Tra tutti i conflitti e le realtà complesse o violente di questo 21° secolo, che lo si voglia o no, la così detta questione israelo-palestinese, o arabo-israeliana come la chiamano alcuni, occupa nei media italiani un posto di primo piano.

Il racconto di questo conflitto passa attraverso varie forme di narrazione da parte dei nostri giornalisti. E dallo stesso varco narrativo passa tutta la comunicazione di quello che riguarda la “Terra Santa”.

Ovviamente non si può pretendere da chiunque si trovi a scrivere di vicende legate al Medio Oriente una conoscenza precisa dei punti centrali che riguardano il “processo di pace”, punti su cui spesso si incaglia ogni trattativa. La questione dei rifugiati, i confini, l’illegalità delle colonie sono materia da esperti.

C’è però un punto che occorrerebbe tutti avessero bene in mente: Gerusalemme non è la capitale dello Stato di Israele. Certo, dopo la guerra del 1967 Israele ha conquistato la città. E certo, Israele ha dichiarato la città santa sua capitale (“unica e indivisibile” come amano ribadire i sionisti) nel 1980.

Ma lo status di Gerusalemme è discusso. In breve, e incompleta, sintesi si può dire che:

  • anche i palestinesi rivendicano Gerusalemme (Al Quds) come capitale;
  • di fatto Gerusalemme è divisa in una parte Ovest e in una parte Est. E nel già citato “processo di pace” spesso ci si incaglia per il fatto che l’Autorità Nazionale Palestinese vorrebbe che almeno Gerusalemme Est fosse dichiarata capitale dell’ipotetico stato palestinese che dovrebbe sorgere sui “confini del ’67”;
  • alcuni quartieri (per esempio Abu Dis) sono teoricamente parte di Gerusalemme Est, ma sono stati tagliati fuori dalla costruzione del muro di separazione, più in generale nel documento della corte internazionale di giustizia in cui viene sancita l’illegalità del muro ci sono riferimenti a violazioni della IV Convenzione di Ginevra e all’occupazione di Gerusalemme;
  • diverse risoluzioni delle Nazioni Unite, la più famosa la numero 478 del Consiglio di Sicurezza non ha riconosciuto la legge con cui Israele ha dichiarato Gerusalemme sua capitale;
  • quasi nessuna nazione (una delle poche eccezioni sono gli Stati Uniti) ha la sua ambasciata a Gerusalemme, quasi tutte sono situate a Tel Aviv

Quindi, quando un giornalista e la sua testata usano disinvoltamente il riferimento a Gerusalemme come a un pezzo di Israele omettono parte della storia. I tour operator che usano le immagini della Città Vecchia di Gerusalemme e la catalogano semplicemente come “Israele” sono colpevoli della stessa omissione.

E portano fuori strada i loro lettori.

Per fare un esempio:

oggi l’AGI ha pubblicato la notizia di un convegno a Gerusalemme in cui si discuterà di tecnologie digitali in ambito sanitario. Visto che l’AGI avrà ricevuto la notizia o dall’Ambasciata italiana o dall’Ambasciata israeliana o da qualcuna delle Università coinvolte non si può certo pretendere (o sì?) che il giornalista menzioni la campagna di “boicottaggio accademico” che denuncia proprio questo tipo di relazioni, a causa del coinvolgimento delle accademie israeliane nel regime di discriminazione instaurato nella regione.

Però si può pretendere che non vengano fatti titoli come:

Sanità digitale, il modello italiano a Gerusalemme

a cui seguono frasi come:

L’eccellenza italiana nel campo dell’informatica sale in cattedra in Israele dove, il prossimo 19 marzo, si svolgera’ un convegno internazionale dedicato alla tecnologia del cloud computing in campo sanitario.

Ci sono parecchi siti dove i giornalisti italiani si possono informare. Non si tratta necessariamente di siti di attivisti o di organizzazioni non governative. Potrebbe essere sufficiente un piccolo approfondimento sul portale delle Nazioni Unite The question of Palestine.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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