In territorio nemico – una recensione possibile di un romanzo contemporaneo

in territorio nemico recensione
La copertina del romanzo “In Territorio Nemico” edito da Minimum Fax

Come si legge e si recensisce In Territorio Nemico, il romanzo sulla Resistenza scritto da 115 autori.

C’era qualcosa di questo libro pubblicato da Minimum Fax che mi intrigava ancora prima dell’uscita. Forse il titolo, In territorio nemico, che evocava in me il ricordo di estati passate a leggere e ri-leggere i fumetti di Tex Willer. Forse il tam-tam tra blogger, futuri lettori e persone che avevano sentito e seguito la storia di un processo creativo collettivo, fatto di 115 autori e di sei anni di ricerca storiografica, scrittura per personaggi e schede, riscrittura e direzione d’orchestra dei coordinatori del progetto,Vanni Santoni e Gregorio Magini.

Ho ordinato la mia copia di In Territorio Nemico e ho aspettato che arrivasse nella mia libreria milanese preferita, il Trovalibri di viale Montenero 73. Sono stata davanti alla serranda abbassata in attesa che il negozio aprisse dopo la pausa pranzo, come una sorta di groupie. E poi, finalmente, ho stretto tra le mani la copertina, fatta di quel materiale quasi soffice che usa Minimum Fax per i suoi libri. Le dimensioni giuste per stare nella borsa per dieci giorni. E fuori dalla borsa in ogni momento in cui volevo mangiarne qualche pagina.

Per le prime dieci pagine ho avuto il dubbio che la mia testa mi stesse giocando qualche brutto tiro: continuavo a ricondurre il testo al processo creativo. Non riuscivo a entrare nella storia senza pensare a quelle 230 mani che lavoravano al testo. La stessa sensazione che ho ritrovato, sintetizzata, in uno dei reportage dal Salone del Libro 2013 in cui si parla proprio di In Territorio Nemico.

Di questo libro si parla molto, ma solo o soprattutto per quanto riguarda il procedimento di scrittura. Peccato per il romanzo. Magari è bello.

Poi ho finito il libro. Ormai da quasi una settimana. E ho iniziato a pensare di scrivere una recensione. Qualche riga. Il blocco. Allora avrei voluto iniziare un libro nuovo. Ne ho iniziati tre. E con nessuno sono ancora riuscita ad andare oltre le prime cinque pagine. Non so ancora capire il perché. Anticipare troppo della trama di In territorio nemico significherebbe togliere il gusto della lettura a chi ha voglia di leggerlo, a prescindere o meno dal fatto che il romanzo sia firmato da Scrittura Industriale CollettivaIn sintesi si tratta di una storia che intreccia le vicende di tre personaggi principali, i fratelli Matteo e Adele e il marito di lei Aldo, dopo l’8 settembre del 1943. Ognuno di loro prenderà uno dei percorsi che erano possibili in quell’Italia di resistenza e fascismo. 

Lo hanno definito “romanzo storico”forse soprattutto per l’accurato lavoro di ricerca sulle fonti e sulle storie di quel periodo storico che hanno fatto alcuni dei 115. Ma io credo che si tratti di un “romanzo contemporaneo”. Non so se questa mia opinione derivi dal fatto che so come è stato svolto il lavoro. Ma leggendolo ho avuto la sensazione che ogni personaggio fosse funzionale a raccogliere la voce di un nonno, di uno zio, di un partigiano o di un imboscato. In territorio nemico mi sembra proprio scritto da persone del mio tempo, che con amore e rispetto, hanno raccolto la tradizione orale di un passato che se non viene annotato rischia di perdersi con la scomparsa dell’ultimo partigiano.

Paolo Costa sul sito twitteratura.it parla della lingua di In Territorio Nemico come di una lingua “depotenziata”. Io non credo che la lingua sia depotenziata, anche perché l’uso sapiente dei dialetti (frutto anch’esso di revisione filologica) ne fa un romanzo fortemente italiano. Credo però che la forza complessiva del romanzo stia nel tono di un’epica di storie nella Storia, piuttosto che nelle emozioni che passano dalle vicende dei personaggi. E’ come se mi fossi ritrovata nelle emozioni di ognuno dei/delle 115 autori/autrici di fronte alla portata di quello che stavano mettendo insieme, piuttosto che in quelle dei personaggi delle vicende raccontate. Almeno all’inizio. Perché poi è come se la scrittura si sciogliesse e si armonizzasse. Fino ad arrivare alla conclusione del racconto, quelle ultime dieci pagine di semi-delusione per un presente svuotato di lotta e significato, per i protagonisti, con la fine della guerra. E anche qui torna il presente. Vedendo Matteo e Adele che si separano dopo il 25 aprile mi sembrava di vedere due giovani del nostro tempo piuttosto che due partigiani. Di nuovo lo straniamento dell’inizio del romanzo.

Il libro è stato inserito da alcuni nel filone della letteratura della resistenza di Pavese, Fenoglio, Calvino, Vittorini. Ho letto i loro libri, non li ricordo così bene da poter fare un confronto. Ma una differenza che a me è saltata agli occhi è quella del peso delle figure femminili. Adele ha un ruolo attivo, che mi ha ricordato la forza di Pilar di Per chi suona la campana di Hemingway. Quella Pilar che diceva al marito:  “In un anno di guerra sei diventato pigro, beone e codardo”. Non so se questo ruolo delle donne derivi dal fatto che alla scrittura hanno preso parte almeno una trentina di donne (tante ne ho contate io nell’elenco dei SICsters).

Vorrei chiederlo a loro.

Questo è il bello di questo libro. Gli autori, i coordinatori, i revisori, hanno regalato ai lettori un racconto vivo e “contemporaneo” della Seconda Guerra Mondiale. E hanno scelto di diventare testimoni vivi, ponte, tra quel passato e questo presente. Con il filtro dei sessant’anni che sono passati in mezzo. Un filtro inevitabile. E importante.

Il libro

copertina in territorio nemico minimum fax Scrittura Industriale Collettiva
In territorio nemico
Minimum Fax, 2013, 15 euro
Leggi un estratto

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una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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