Il social network della lentezza

Un incrocio tra una mucca e un uccello. Non è uno strano animale geneticamente modificato, ma un sito di cantastorie, www.cowbird.com, fondato nel 2009 da Jonathan Harris, un piccolo genio uscito da Princeton. Uno che scrive poco, scatta foto, e mette in relazione antropologia, cultura, società.

L’ho intervistato per Saturno, inserto culturale del Fatto Quotidiano. Sul numero in edicola oggi si trova giusto un breve assaggio, ma qui pubblico il testo integrale.

Cowbird, i cantastorie della rete

Un ex studente di Princeton ha inventato un sito dove si condividono piccole storie per raccontare la grande Storia contemporanea, dal terremoto del Giappone alla crisi finanziaria

Jonathan Harris ha 33 anni, si è laureato in informatica all’Università di Princeton, negli Stati Uniti, ha lavorato come fotografo e artista visivo esponendo in musei del calibro del Moma di New York o del Centre Pompidou di Parigi, ma soprattutto è il fondatore del sito Cowbird.com. Cowbird unisce gli strumenti per raccontarsi che si trovano su Facebook, lo stretto legame con l’attualità di Twitter e lo spazio per l’esercizio della libera creatività di piattaforme come myspace o deviantart.

Una coppia di ragazzi sdraiati su un prato, primi piani tristi o sorridenti, vecchi e giovani, paesaggi deserti o piazze affollate, colori accesi o bianchi e neri sgranati: chi arriva su Cowbird si trova davanti una serie di foto ben organizzate graficamente e cronologicamente, cliccando su una foto potrà leggere o ascoltare il contenuto che l’autore ha associato ad essa. Lo scopo di questa raccolta di immagini e storie in progress è immediatamente chiaro dal sottotitolo del sito: “una comunità di cantastorie”.

E’ Jonathan Harris stesso a spiegarcelo in un’intervista: “quando ho creato Cowbird avevo tre obiettivi primari. Volevo creare uno spazio dove gli individui si potessero esprimere in maniera più profonda e duratura rispetto a qualunque altro luogo che si trova in rete. In secondo luogo volevo fare da apripista a una nuova forma di “giornalismo partecipativo” che prediligesse le piccole storie personali rispetto alle grandi notizie riportate dai mass media. Infine, l’obiettivo forse più ambizioso, era quello di creare una specie di archivio di esperienze umane: una Wikipedia di storie di vita“.

In tre anni Harris ha raccolto intorno a sè una comunità di 8.632 autori, di cui 1.625 attivi nell’attività di narrazione. Il piccolo staff di volontari, Harris e altre due persone, si occupa personalmente di seguire la fase di iscrizione: capire le reali motivazioni, scrivere la mail personalizzata di benvenuto con cui si spiega l’utilizzo del sito e con cui vengono dati i primi consigli di scrittura, autenticità e brevità per prima cosa.

Inoltre, fondamentale, è il richiamo all’utilizzo dei metadata: inserendo il maggior numero possibile di dettagli su date, luoghi, persone e tag sarà possibile per il sito integrare i contenuti e ottenere la collezione di storie che messa insieme crea una percezione di una Storia più ampia. Il tutto rigorosamente sotto licenza Creative Commons, non ci sono diritti d’autore, ma solo regole sulle modalità di divulgazione dei contenuti.

Grazie a quest’organizzazione il lettore potrà leggere le storie aggregate in base alle città (ce ne sono collezionate 1.388), ai giorni dell’anno, o quelle raccolte nelle saghe. Le saghe sono una delle peculiarità di Cowbird. Per il momento ce ne sono solo due, First Loves (Primi amori) e Occupy, legata al movimento Occupy Wall Street partito da New York. Su temi specifici, selezionati dalla redazione, gli autori sono invitati a postare i loro contributi individuali.

In questo modo il giorno di San Valentino diventa l’occasione per raccontare il proprio primo amore, in poche parole, con una poesia, una canzone o un’immagine. E Occupy Wall Street si concretizza davanti agli occhi del lettore con volti e luoghi, anche i più inaspettati, come una donna in divisa da marine che tiene un fiore giallo tra le mani. La foto è intitolata Peace personified (Pace personificata): è la storia di una visita di alcuni soldati americani a Zuccotti Park e la loro scoperta di condividere molti dei valori del movimento. A raccontarla in 169 parole è una certa Melissa Ulto, che si descrive come attivista, regista, artista e donna di tecnologia.

Storie emozionanti si trovano attraverso il lungo elenco di parole chiave: il terremoto in Giappone, la crisi economica, ma anche aneddoti divertenti come Yayabuddha, una storia su un piccolo Buddha kitsch di plastica.

Harris conclude l’intervista svelando il significato del nome del sito, la mucca (cow) fusa con l’uccello (bird): “Le mucche sono lente, stabili, saldamente ancorate al suolo, mentre gli uccelli sono veloci, liberi e pieni di gioia. Se applichiamo questa metafora del regno animale ai principali mezzi di comunicazione abbiamo per la maggior parte uccelli per quello che riguarda internet e mucche nelle forme più tradizionali di narrazione, come il romanzo o l’opera lirica. Cowbird unisce questi due estremi, e dà origine a un nuovo modo di raccontare in cui si fondono la lentezza e l’idea contemplativa della mucca e la velocità, l’efficienza e la voglia di giocare degli uccelli”.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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