Il phubbing è come l’alcolismo

cosa vuol dire phubbing
una delle infografiche della campagna Stop Phubbing

Il primo passo è riconoscerlo. Li ho notati i phubber fuckers, in maniera netta mentre ero al mare, tentando la mia via personale alla disconnessione estiva. Ho visto una coppia in uno dei ristoranti più golosi di Palermo, il Ferro di Cavallo, che invece che guardare alle arancine, agli involtini di melanzane, o al bellissimo ex convento alle proprie spalle scorreva la timeline di facebook. Ognuno la sua; nemmeno si può dire che l’osservare il social network fosse un gesto condiviso. Ho riaperto gli occhi all’atterraggio dell’aereo a Milano e ho sentito prima suonare un telefono e poi il segnale che si potevano slacciare le cinture di sicurezza (e accendere i cellulari, Ça va sans dire). Li ho visti seduti sulle scomodissime poltroncine del gate scorrere il dito sullo schermo. E quando sono andata all’edicola dell’aeroporto a comprare la mia copia-cliché del numero di Internazionale dedicato ai viaggi ho avuto la sensazione che il numero di persone che stavano comprando giornali fosse drasticamente inferiore ai miei più ottimistici ricordi. Ho visto qualcuno leggere da un ipad in spiaggia. Credo che sia una delle esperienze più difficili, salvo che non si sia in possesso di occhiali con lenti polarizzate. Ed è ancor più difficile accettare il fatto compiuto: tutti quelli che ho visto, quando spiati, mostravano il riflesso del bianco e blu di facebook.

Non sono l’ultima samurai della carta, dei libri. Non sono nemmeno una di quelli che dicono che “gli unici rapporti veri sono quelli face-to-face”. Ma sono felice di vedere che qualcosa si muove. Sempre più persone si stanno rendendo conto che l’abuso di smartphone rischia di renderci a-sociali.

A-sociali perché in molti ammettono di vivere le vacanze come un periodo in cui provare a disintossicarsi. Nell’articolo Social Media Detox, pubblicato prima delle vacanze su Meet the media guru si parla addirittura di campi di disintossicazione per i nerd della Silicon Valley. O della campagna StopPhubbing.

A-sociali perché il nostro spippolare il telefono ha un impatto sull’ambiente —- Why phubbing is not just anti-social but bad for the environment too.

E il video della regista Charlene deGuzman, I forgot my phone, ripreso da Repubblica, raggiunge i 5.000.000 di visite, ma le condivisioni tra i miei contatti non mi sembrano abbastanza per il suo drammatico sarcasmo iper-realismo. Forse perché vederci dall’esterno è troppo doloroso.

Bonus track dal mio archivio: “Ma quanto inquina facebook?”

Bonus track dal tumblr della regista del video: “Concert etiquette: 4 reasons why you should put away your camera”

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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