Il palestinese di Palermo

Uno dei luoghi dove ho potuto maggiormente immergermi nella cultura mediterranea è stato la cittá di Palermo. Qui per diversi mesi tra il 2011 e il 2012 ho raccolto storie dal Mediterraneo sia sul blog che nella rubrica ospitata dal mensile I Love Sicilia, Siciliani si Diventa. Questa è l’intervista al palestinese di Palermo, Fateh Hamdan.

Fateh Hamdan, un palestinese a Palermo

Ristorante Palestinese Palermo
Fateh Hamdan, fondatore della Casa della Cultura Araba di Palermo e del ristorante palestinese Al-Quds.

Quando Fateh Hamdan percorre via del Guardione il meccanico lo saluta: “ciao capo”. Basta osservare la complicità e l’ironia dei toni tra i due per capire che quest’uomo dallo sguardo orgoglioso, poco più che cinquantenne, conosce perfettamente ogni centimetro della strada su cui si posano i suoi passi. “Conosco la Sicilia meglio di tanti siciliani. Quando ero all’università mi sono fatto ospitare da quasi tutti i miei compagni di studentato. E poi, quando avevo un po’ di tempo libero sceglievo un paesino, capivo qual era il modo per arrivarci e andavo a esplorare”.

Era il 1979 quando Fateh è arrivato in Italia da Tulkarem, Territori Palestinesi Occupati, per iniziare l’università. Le preferenze erano Milano, Genova e Bologna, e invece è arrivato a Palermo. Col senno di poi ammette che non si immaginerebbe in nessun’altra città italiana. “Quando sono arrivato non ho trovato solo un clima perfetto, è stata tutta la cittá ad accogliermi benissimo”.

A Palermo, in questi 33 anni, ha fatto di tutto: attivismo per la questione palestinese, ha lavorato come cameriere e come lavapiatti. Poi negli anni più recenti ha messo in piedi il ristorante Al Quds e la Casa della Cultura Araba. Le due strutture sono una accanto all’altra, in via del Guardione 23. [aggiornamento aprile 2013Il ristorante Al Quds si è spostato in Via Garibaldi, 66; la casa della Cultura araba è invece rimasta in via del Guardione]

al-quds-ristorante-palestinese-palermo
Al Quds è il nome arabo di Gerusalemme. Quella nella foto è la Cupola della Roccia, considerata uno dei simboli più importanti dell’Islam nella cultura mediterranea.

Il ristorante è piccolo e accogliente, con molte foto attaccate alle pareti: Gerusalemme (questo significa Al Quds in arabo) e la Palestina. Il vero viaggio è quando si entra nella Casa della Cultura Araba, ricavata da quello che era il magazzino di un altro centro, di cui Fateh ha in qualche modo raccolto l’eredità, e non solo simbolica: l’Istituto di Diffusione di Cultura Arabo Sicula.

La Casa è il piccolo mondo di Fateh: tantissimi libri ordinatamente riposti sugli scaffali, una vecchia macchina tipografica, una macchina da scrivere e, anche qui, tante foto della Palestina. Il progetto è semplice: proiezioni di film, mostre, dibattiti, corsi di lingua, con un unico scopo: “far conoscere la nostra cultura all’altro. Non importa quale “altro”. Ci piace anche ascoltare cosa “l’altro” ha da raccontare a noi. Se un giovane palermitano viene da noi per presentare un libro, vuol dire che tutto funziona.”

Prende con cura un libro da uno scaffale. Capisco che è il momento dell’ultima domanda e gli chiedo che cosa hanno in comune la Sicilia e la Palestina? “Una cosa in particolare. La questione palestinese ha a che fare con un’ occupazione militare permanente, solida, strutturale. Nello stesso modo in Sicilia c’è la sottocultura mafiosa. Io, per fortuna, ho conosciuto la parte buona dei siciliani. C’è la vicinanza di gente onesta, che lavora per appropriarsi ogni giorno del proprio futuro”.

Siciliani si diventa- I love Sicilia, n. 73, febbraio 2012

 

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

4 comments: On Il palestinese di Palermo

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