Il Canada chiede scusa ai cinesi

Uso il blog per prendere qualche appunto, lasciare una traccia di annotazione per ricordarmi che cosa voglio approfondire nelle prossime settimane. L’evidente influenza asiatica è una delle caratteristiche principali di Vancouver. La sensazione i primi giorni è stata straniante: pensi di essere in Nord America, poi capisci che è più corretto fare riferimento alla West Coast. E che l’estremo occidente è, di fatto, un Oriente. E comprendi anche che geografia e confini non si possono etichettare facilmente.

In certi quartieri della città, sul confine tra West e East si gioca la diversa relazione della Cina con la città. Come se a Ovest, nel cuore del downtown dei grattacieli e dei development, le nuove costruzioni che spuntano nel giro di una stagione, ci fosse tutta la Cina contemporanea, quella dei 30.000 investitori che dal 1986 a ieri hanno ottenuto la cittadinanza canadese grazie a investimenti milionari. E come se a Est il tempo si fosse fermato poco dopo l’inizio del ‘900. Qui una porta si spalanca su Chinatown, la seconda più grande comunità cinese dopo quella di San Francisco.

dove si trova chinatown a vancouver
Fonte: www.seechinatown.com

Non l’ho ancora esplorata questa Chinatown. Non ho ancora avuto il coraggio di varcare quella porta e addentrarmi in una delle porzioni storiche di una città fatta di una storia stratificata di flussi migratori e oppressioni alterne. Presto scenderò dall’autobus che mi porta attraverso il quartiere e scoprirò con i miei occhi questo mondo.

Ma oggi su un giornale freepress ho scoperto un pezzo di storia che avevo solo intuito leggendo qua e là. discriminazioni cinesi canada“Per ogni tratto della ferrovia che collega Vancouver a Calgary, c’è un lavoratore cinese morto”. Con queste parole Christy Clark, la premier della provincia in cui si trova Vancouver, la British Columbia, ha ufficialmente chiesto scusa ai cinesi per i decenni di discriminazioni a cui sono stati sottoposti a cavallo tra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo. “Questi primi immigrati a cui veniva imposta una tassa per venire qui hanno dato al paese uno dei contributi più grandi”. Scuse, senza nessuna compensazione economica si specifica nell’articolo, che però hanno un valore simbolico molto importante.

Scuse che mi ricordano che un giorno puoi essere una potenza mondiale e il giorno prima essere stato fonte di manodopera a basso costo.

Scuse che mi fanno sorridere amaramente mentre penso che qualcuno in quella stessa British Columbia ha lanciato un sito per rendere pubblici i nomi delle aziende che impiegano temporary foreign workers, invitando a boicottarle. “Portano via il lavoro ai canadesi” dicono.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

2 comments: On Il Canada chiede scusa ai cinesi

  • Carissima, apprezzo molto quello che fai, attraverso il tuo blog imparo cose nuove su un luogo per me inesplorato e sconosciuto.

    Sono felice che questa tua nuova avventura di vita stia dando materiale e linfa al blog.

    Un abbraccio!
    Marta

    ps. tra qualche giorno in arrivo novità sul mio incontro con Plugin… 🙂

    • Grazie Marta. Grazie soprattutto per continuare a seguire queste pagine anche se le aggiorno con l’incostanza che mi caratterizza da sempre.

      Sì, sto cercando di trovare il mio modo di raccontare nel blog quello che vedo, cercando di non “appropriarmi” delle vite degli altri ma di conservare la prospettiva dei miei occhi e del mio sentire. Sono ancora timorosa, ma procedo 🙂

      Aggiornami presto su Plugin, sono proprio curiosa di vedere che cosa hai combinato!

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