Il blog è morto, viva il blog

fonte: www.provinciarm.it

Questo era un post molto lungo e articolato. Un elogio del blog come strumento complesso di comunicazione online. Un post in cui partivo da una frase che mi aveva scritto in uno scambio di mail un aspirante giornalista (“ho un blog, ma non lo aggiorno perché credo che sia uno strumento vecchio”) e che arrivava a dimostrare che spesso esprimiamo giudizi “sulla rete” solo in base alla nostra esperienza quotidiana. Dimenticando il mondo che ruota intorno a noi.

Questo era stato pensato come un post lungo e complesso che partiva dai dati della ricerca di IAB Europa sull’uso dei blog (il 63% dei 50.000 intervistati ha dichiarato di usare abitualmente il blog) riportati da Vincenzo Cosenza e arrivava all’entusiasmo di Marta Traverso sull’esperienza a K.Lit, il festival dei blog letterari, che si è svolto vicino a Vicenza il fine settimana scorso e ha radunato oltre 8.000 persone.

Questo era un post in cui sfidavo il famoso slogan di Facebook – “ti tiene in contatto con le persone della tua vita” – sul suo stesso terreno: e se fosse il blog un modo per tenerti in contatto con le persone della tua vita? Sei in un posto sperduto nel mondo. Dovresti dedicare almeno venti minuti per scrivere a ogni persona a cui vuoi bene tutte le tue riflessioni. E non avresti il tempo di scrivere a tutti. E allora tanto vale scrivere una mail diversa ogni giorno a una persona diversa e dare a tutti gli altri la possibilità di seguire il filo dei tuoi ragionamenti attraverso il tuo blog. Per i commenti estemporanei ci sono facebook e twitter. Ma chi vuole sapere quello che combini in maniera vagamente organica sa esattamente dove trovarti.

Io so che nel giro di due giorni ho arricchito la sezione “mondo” di questo mio spazio con due racconti: una finestra su una favela di Rio de Janeiro e un’epopea in Malawi.

Era questo che volevo dire in questo post che è iniziato in un modo, si è auto-cancellato ed è finito con l’essere scritto in tutt’altra maniera: ogni blog è un nodo vivo di una rete viva, in continua trasformazione, che vive, finché vivrà il desiderio di dare forma con le parole a quello che ci succede nella vita.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

2 comments: On Il blog è morto, viva il blog

  • Essere associata a Vincenzo Cosenza all’interno della stessa frase è un onore 🙂

    A parte questa battuta iniziale, penso tu abbia dato una definizione molto bella sul significato del blog e sulle motivazioni che ancora oggi possono spingere una persona a utilizzarlo. Ne aggiungo un’altra: il web porta con sé “strumenti” sempre nuovi, da Facebook a Twitter a Pinterest a quant’altro arriverà in futuro.

    Usare questi strumenti è fondamentale per non essere “vecchi”, come ti scriveva quell’aspirante giornalista, ma al tempo stesso ciascuno di questi strumenti è settoriale, perché non tutte le persone che vogliamo raggiungere sono iscritte a questo o quel socialcoso. Il blog rende universale il messaggio, perché (vecchio o nuovo che sia) rimane sempre accessibile a tutti.

  • Hai ragione, il blog è accessibile, più di altri strumenti. Inoltre sono convinta che ogni mezzo specifico (chiamiamolo social medium per praticità) ha un suo codice e un suo linguaggio. E si può decidere di volta in volta come utilizzare i vari strumenti. Non tutti i contenuti funzionano nello stesso modo nei diversi social media. Per esempio, trovo molto interessante come esempio la scelta che hanno fatto i Wu Ming a febbraio di quest’anno: usare twitter come un feed dei contenuti e delle discussioni che si sviluppano sul loro sito http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=6991&cpage=1#comment-11055
    Non sono convinta che sia la scelta migliore, nel senso che non tutti i contenuti si adattano a twitter e inoltre si perde la caratteristica di piattaforma dialogica, ma sicuramente aiuta loro a valorizzare la vita del loro blog. E se questo è il loro obiettivo, ben venga la scelta.

    Comunque…era tutto scritto nel blog lungo, cancellato dal caso.

    Grazie Marta…per il twit 😉 Scherzi a parte, grazie per lo stimolo all’ulteriore riflessione.

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