@I_am_Italy: il fascino e le difficoltà della rotation curation su twitter

rotazione - terradi Virginia Fiume – Immagina. Immagina per una settimana che i libri che consulti quotidianamente vengano sostituiti da quelli di qualcun altro, il tuo abbonamento al giornale si trasformi in un quotidiano diverso e le newsletter e i feed a cui sei iscritto siano stati scelti da altre 23 persone. Immagina di telefonare a un amico e sentire una voce diversa all’altro capo del telefono o scendere al bar sotto casa o sotto l’ufficio e vederlo gestito da persone completamente sconosciute.

Queste sono a grandi linee le sensazioni che sto provando questa settimana. Con @S28media, il network di politiche culturali con cui collaboro, ci stiamo prendendo cura di @I_am_Italy, un progetto di rotation curation che mira a “diffondere, dentro e fuori l’Italia, la moltitudine di esperienze e stili di vita che compongono il nostro Paese, direttamente dalla nostra voce!”.

Ogni settimana una persona (o nel nostro caso un’organizzazione) gestisce l’account twitter, twitta, ritwitta e soprattutto interagisce con altre persone. Quando ne ho letto la prima volta (7 domande a @I_am_Italy, il twitter italiano che ruota) mi ha incuriosita per tre sue caratteristiche:

  1. un’opportunità per guardare al lato buono del paese
  2. un possibile strumento di guest twitting, avere visibilità dando visibilità ad altri
  3. un incrocio meticcio tra racconto di un paese e uso di una lingua diversa da quella che si parla nel paese (chi twitta lo deve fare in inglese)

Ne sono stata talmente affascinata che ho citato il #RoCur movement anche nel Manuale per viaggiatori solitari. Nel capitolo dedicato al “bagaglio digitale” suggerisco di pensare di affidare il proprio account a una persona fidata quando si parte per una vacanza.

La mia prima esperienza con la rotation curation è arrivata oggi a metà. Ed ecco alcune riflessioni estemporanee, per punti:

  • Non è facile: come scrivevo all’inizio, quando si prende possesso di un account che è stato gestito da altri ci si trova in un ambiente straniante. Quando usiamo il nostro account personale su twitter sappiamo abbastanza bene chi sono le persone che seguiamo, quelle che hanno interessi simili ai nostri, quelle più reattive e chiacchierone. Con un account “temporaneo” e frutto della rotazione la timeline è davvero disorientante
  • Bisogna essere curiosi: per superare il senso di smarrimento occorre un po’ di curiosità. Non ci si può basare sulla fiducia. Diventa fondamentale saper leggere più in profondità i 140 caratteri che ci si trova davanti, spulciare un maggior numero di link, immaginare percorsi diversi da quelli che percorriamo quando ci muoviamo sul nostro terreno noto. Io personalmente finisco sempre col viaggiare con la mente immaginando perché quella persona prima di me ha iniziato a seguire un determinato profilo, quali connessioni ci sono
  • Le immagini diventano più importanti: gli amministratori di @I_am_Italy chiedono ai curatori di cinguettare in inglese. Una delle ragioni è legata al fatto che il progetto serve a raccontare l’Italia all’estero, e per fare questo serve una lingua veicolare. Il problema è che spesso l’Italia è raccontata in italiano. Si crea quindi una dicotomia tra il twit e il contenuto di un link. Più utile cercare di usare l’immaginazione e le immagini
  • La solidità della propria rete: nei momenti in cui si sente più smarriti può essere utile ritrovare i propri follower di partenza. Occorrerà far capire loro che siamo noi a gestire l’account twitter @I_am_Italy e coinvolgerli nel gioco della settimana. I più fiduciosi ci seguiranno e ci aiuteranno a trovare contenuti da condividere adatti a rompere i confini tra una nicchia e un progetto dal respiro globale e, per certi versi, enciclopedico. Nello stesso tempo possiamo regalare a loro nuove importanti connessioni: @I_am_Italy interagisce anche con la rete #RoCur, progetti su base nazionale, ideale, culturale sparpagliati in tutto il mondo. Possiamo essere noi a creare il primo contatto
  • Meno visibilità, più formazione e storytelling: non viene tanto spontaneo, o almeno a me non viene tanto spontaneo, condividere contenuti di S28Mag o Studio28 Tv. E’ più facile tenere il filo sull’Italia come luogo. E allora diventa importante avere nella testa un tema e una storia che si vuole costruire e portare da un inizio a una fine.

Mancano 4 giorni alla fine dell’esperimento di @S28Media con questo progetto. Cercheremo di incentrare il nostro lavoro sulla città di Milano e sulle arti performative. Non sarà facile, ma è una sfida che permette di allargare i confini.

Se qualcuno vuole cimentarsi questo è il modulo di richiesta, se qualcuno ha già vissuto l’esperienza e vuole condividere le sue riflessioni lo spazio dei commenti è aperto a ogni ragionamento.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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