Grillo è più notiziabile della cultura

Ho intervistato uno scrittore, Giacomo Properzj, sui suoi libri, per cercare di tracciare un quadro dell’Italia attraverso opere più o meno legate alla politica. Il quotidiano online che pubblica la notizia, in questo caso Lettera 43, pubblica solo un estratto del testo, quello legato a Beppe Grillo, titolando Tanto rumore per nulla.Il testo ha sicuramente più ritmo e più efficacia comunicativa, ma resta un tassello di una storia umana, professionale e letteraria più complessa.

Mi piace utilizzare questo spazio per affidare alla rete il testo integrale raccolto durante l’intervista. Un’ulteriore occasione, per chi si appassiona all’analisi dei media, per riflettere su che cosa è notiziabile e cosa no.

Giuseppe Garibaldi nella sua ultima apparizione pubblica avrebbe affermato “Italiani, siate seri!”

Dalla letteratura del degrado al degrado della politica
Intervista a Giacomo Properzj di Virginia Fiume

Giacomo Properzj, nato nel 1939, negli anni ’80 e ’90 è stato Presidente dell’ATM, presidente della Provincia di Milano e dirigente del Partito Repubblicano. Coinvolto dalle inchieste di Mani Pulite, negli ultimi 15 anni ha scritto diversi libri. Intervistarlo significa viaggiare nella storia: dalla Lega a Beppe Grillo, passando per Garibaldi.

Nel 1998 uscì Padania O cara (Sellerio). Perché un libro sulla Lega?

Fui spinto dal grottesco. A suo tempo la definii ‘letteratura del degrado’. E’ per questo che il libro non ha avuto successo: era troppo esplicito, mostrava l’Italia per quello che era.

Si spieghi meglio.

Un’ Italia caricaturale, poco seria. Sa qual è l’ultima invocazione che Garibaldi fece agli italiani? A Palermo, con la folla che lo acclamava e gli mostrava i bambini, disse: “Italiani, siate seri”. La raccomandazione meno accolta della storia.

Nel 2009 ha pubblicato Breve Storia del futurismo, nel 2010 Natale di Sangue. D’annunzio a Fiume (Mursia). Nel linguaggio comune ‘futurismo’ è sinonimo di ‘fascismo’ e di ‘destra’. La ispirò il governo berlusconian-finiano di quei tempi?

La politica c’entra poco. Era il centenario della nascita del futurismo. A dire il vero anche il futurismo col fascismo c’entra poco. Si trattava di un movimento artistico fondato sull’idea di velocità. Un movimento che durò pochissimo. Nato prima del fascismo e da quest’ultimo utilizzato per un breve periodo, ma in un rapporto non organico.

Non ho citato C’erano una volta i laici, del 2000 (Bietti). Temo sia stato un lapsus freudiano.   

Si tratta di un libro pubblicato da un editore semi-clandestino. Non è un gran libro, ma include una buona raccolta di documenti, come il Sillabo di Pio IX e la Dichiarazione della Goliardia. Non testi introvabili, ma novità per le nuove generazioni.

Il suo ultimo libro è un giallo, Rosa e nero, ambientato tra Italia e Brasile. E’ passato alla ‘letteratura del disimpegno’?

Ho sempre scritto libri che mi divertono e che divertono quelli che li leggono. Qualunque scrittore è soddisfatto quando vede che le sue parole fanno ridere, piangere e scatenano emozioni, anche semplici. Li tengo lì nel cassetto. Sono stato caratterizzato fin’ora come saggista, difficile farmi conoscere come narratore. E così l’editore mi ha chiesto un altro libro, a cui sto lavorando: una breve storia della prima guerra mondiale.

Le vere protagoniste di Rosa e Nero sono le donne. La coincidenza vuole che il 2011 sia stato l’anno della politica e delle donne.

La visione che nel romanzo si ha delle donne è una visione ‘pucciniana’. Sono donne che soffrono, coraggiose, che si sacrificano. Si tratta di un amore non strettamente sessuale.

Non ha voluto cogliere lo spunto sul berlusconismo…

Il berlusconismo è stato esattamente il contrario. Un amore forte per la parte sessuale  come momento massimo del potere, ma nessuna empatia rispetto alla sofferenza delle donne.

Nei suoi libri ha coperto tutto l’arco costituzionale. Se dovesse scrivere su Grillo cosa scriverebbe?

Beppe Grillo mi diverte. E’ un comico naturale. Non riesco a pensare che si possa scrivere qualche cosa su di lui che esca dalla natura del teatro, il teatro farsa.

Secondo lei agli italiani, mediamente non lettori forti, che cosa piace di Beppe Grillo?

In Italia moltissimi scrivono, pochi pubblicano e quasi nessuno legge. E’ come un fiume enorme che finisce in un rigagnolo. Anche Beppe Grillo si può rappresentare così: nasce con grande forza espressiva, poi a poco a poco tutto si perde e resta un rivoletto. Forse avrà qualche successo elettorale ma durerà poco. A differenza della Lega, fenomeno grottesco ma incarnato in una parte della società, Grillo è un fuoco d’artificio. Ce ne sono stati, ce ne saranno. E’ sociologicamente meno significativo e interessante.

Stiamo passando dalla Seconda alla Terza Repubblica?

Grazie al cielo sì.

Lei ha vissuto sulla sua pelle il terremoto di tangentopoli. Che differenza c’è con quello che accade ora?

Il “terremoto tangentopoli”, come lo chiama lei, è stato un fatto di decadenza endogena dei partiti che si sono autodistrutti.  Quello che è venuto dopo è stato il contrario di quanto i fautori del nuovo speravano. Si sono formati partiti, uno per tutti quello di Berlusconi, di tipo monocratico. Sono pseudo-partiti, bande che percorrono la società e cercano di portare a casa tutto quello che possono.

E in che fase siamo ora?

A metà strada tra la Rivoluzione di Ottobre e il Leninismo. Adesso ci sarà una Terza Repubblica, ma le premesse sono vaghe. La sinistra porta avanti il liberismo e la destra il keynesismo. O si sono scambiati i ruoli oppure  non sanno quello che dicono.

I libri di Giacomo Properzj citati nell’articolo:

Padania O cara. Cronache della prima guerra di secessione padana. (1998, Sellerio)

C’erano una volta i laici. (2000, Bietti)

Breve storia del futurismo. (2009, Mursia)

Natale di sangue. D’Annunzio a Fiume. (2009, Mursia)

Rosa e Nero. (2011, Mursia)

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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