God Save The Link/2: Bret Easton Ellis, Gli Algoritmi e Firenze

Bret Easton Ellis e Facebook, perchè come lettori ci devono importare gli algoritmi e la Firenze di Vanni Santoni. La seconda puntata di God Save The Link.

Andata! La seconda puntata di God Save The Link, il format Periscope in cui racconto tre “cose da leggere” tra le decine salvate qui e lá durante le giornate passate davanti al computer.

Ecco il video della seconda puntata. Se non vedete il video potrebbe essere un problema di browser, il suggerimento è usare Chrome (mannaggia a Katch.Me. Ecco il link diretto al video Bret Easton Ellis, Gli Algoritmi e Firenze).

Ed ecco i tre articoli selezionati.

Narcisisti e critici

Bret Easton Ellis on the cult of likability pubblicato sul New York Times alla fine del 2015.
Ellis parte da South Park e arriva a Facebook. Come è successo che abbiamo iniziato a  usare i social per offrire un ritratto idealizzato di noi stessi in un ambiente, quello di Facebook, che Bret Easton Ellis definisce “moralizzatore”.  Ma soprattuto come le corporation Facebook, Google e tutti gli altri usano questo bisogno narcisistico per venderci esattamente quei prodotti che ci aiuterebbero a raggiungere l’obiettivo di immagine che abbiamo in mente quando condivisamo contenuti? Ecco. Lui lo dice molto meglio di me. E vale la pena leggerlo.

Il lato umano del giornalismo

L’articolo si intitola Chi ha paura dell’algoritmo.  Lo ha scritto Alberto Puliafito, uno dei fondatori del progetto Slow News che proprio ieri citavo come una delle fonti di ispirazione di God Save The Links. Nel post Alberto spiega bene che cosa è un algoritmo in un contesto legato al web. E sottolinea la differenza tra l’uso degli algoritimi da parte delle aziende come Facebook, Google, eccetera. E le redazioni giornalistiche. Se pensate che non ci sia differenza. O che gli algoritmi siano argomento da nerd vi sbagliate. Ci immergiamo in un mondo di algoritmi ogni volta che compiamo un’azione online. Quindi tanto vale capire cosa vuol dire.

Come si vive a Firenze

La domanda non è scontata se si pensa a una delle cittá con il maggiore giro di turisti in tutto il mondo. Ad accompagnare i lettori nell’Altra Firenze è Vanni Santoni, scrittore tanto poliedrico quanto prolifico. Riassumere quello che dice uno scrittore non è facile. Io di solito le belle parole preferisco citarle che riassumerle. Quindi ecco perchè dovete leggere questo articolo:

Chi si è liberato almeno del materiale placentare avrà il buon senso di superare un ponte e cominciare da piazza Santo Spirito. Di là d’Arno la musica non cambia granché, e tuttavia è come se vi fosse un’ombra residua, il sospetto di una vita. Lo si capisce anche dalla cronaca: se ti ammazzano di qua d’Arno, tutto normale, il solito efferato delitto, “ma che mondo è diventato signora mia”. Se invece vieni ucciso di là d’Arno, ecco che sui giornali, in radio, negli orribili studi delle TV locali, finanche nei discorsi della gente, riemerge l’idea di un quartiere oscuro, bohemien, alternativo detto col tono più ostile possibile, addirittura maledetto.

E come sempre: fatemi sapere che cosa ne pensate, condividete altre storie che vale la pena leggere o come fate a salvare i vari “lo leggo dopo” (per esempio io oggi ho parlato di Pocket, la app che permette di salvare e taggare gli articoli e leggerli anche offline). Appuntamento domani alle 14.00.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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