#Ebookaftermaya – Alfabetizzazione digitale è questione di abitudine

Tanto si dibatte sul rapporto tra ebook e libri di carta, ma quante volte ci fermiamo a riflettere sull’alfabetizzazione digitale?

A quanto pare l’abbiamo scampata bella: il 21 dicembre non è successo assolutamente nulla. Se non, forse, quello che di tragico succede tutti i giorni nel mondo e un sovraffollamento di messaggi, comunicazioni, giochi di parole, hashtag e chi più ne ha più ne metta sui vari social media. Ho visto amici che nei mesi precedenti alla data clou avevano iniziato ad accumulare scorte di cibo e benzina. Già da tempo pensavo, e ne ho avuto conferma, che il mondo non sarebbe esploso. Ma che il solstizio di inverno sarebbe stato, nel 2012, un’occasione per pensare a un cambio di atteggiamento, a una ricerca di sostenibilità.

#Ebookaftermaya

Il 28 dicembre ero all’aeroporto di Napoli quando mi è arrivata una notifica da twitter. Marta Traverso lanciava l’hashtag #Ebookaftermaya. Un ottimo spunto per una riflessione sul futuro dei libri. Ho letto il dibattito aggregato in uno storify di Quintadicopertina e mi sono ripromessa che il primo post del 2013 sarebbe stato dedicato a questo tema. Nello storify non è stato ripreso un tweet, sgrammaticato a causa di uno smartphone dallo schermo distrutto.

alfabetizzazione digitale

Quel tweet per me rappresenta un passaggio chiave nello sviluppo del discorso sulla lettura digitale. Per aprire il ragionamento sull'”alfabetizzazione digitale” occorre sgombrare la mente da un giudizio che spesso è alla base dei ragionamenti sugli ebook: “nessun ebook potrà mai avere lo stesso odore della carta, a cui, come lettore, sono troppo affezionato”. L’esperienza sensoriale potrebbe essere oggetto di un altro post (ed è un tema ben affrontato da Effe proprio in un capitolo del primo ebook che io abbia mai letto, La lettura digitale e il web, uscito nel 2011). Mettiamola così: chi non riesce a immaginare la lettura di ebook come complementare a quella dei libri cartacei è meglio che clicchi su un link qualunque interno o esterno a questo blog e cambi post, per tutti gli altri…

Alfabetizzazione digitale

alfabetizzazione digitaleIl punto cruciale. Le case editrici hanno quasi tutte preso atto della necessità di affiancare alla produzione (e alla distribuzione) dei libri cartacei la versione .epub. Alcune case editrici sono nate addirittura con la sola missione di dare vita agli ebook (quelle che per me sono più interessanti sono 40KIta e la già citata Quintadicopertina). Il mercato dei libri digitali sembra godere di buona salute. Secondo le tendenze presentate a fine 2012 dall’Associazione Italiana Editori nel 2011 gli ebook costituivano lo 0,38% del mercato editoriale. Nel 2012 la percentuale è salita all’1%. E pare che il 3% dei lettori con un’età superiore ai 14 anni legga ebook. Certo, è un fenomeno di portata diversa rispetto agli Stati Uniti, dove il 21% della popolazione legge digitale (con un 19% di possessori di ereader). Ma i margini esistono.

Da tempo e in diverse occasioni editori e addetti ai lavori si interrogano sul futuro dell’editoria, digitale e non. Personalmente credo che il discorso vada inserito in un campo di analisi più ampio. Quello dell’accesso e dell’uso di internet. Prima di arrivare al livello di saturazione ipotizzato da David Carr nel contesto italiano bisogna interrogarsi sul digital divide.

Un dato per tutti: in Italia (dati OECD, dicembre 2011) sono più di 13.000.000 gli abbonamenti alla banda larga. Questo ci porta a essere al 7° posto in termini di numeri grezzi, ma solo al 24° posto in termini di connessioni ogni 100.000 abitanti (su un totale di 34 paesi inseriti nella statistica). Siamo però il paese dove 25 milioni di persone tra coloro i quali usano un telefono cellulare hanno optato per uno smartphone nel 2012. Questo secondo dato porta con sè ottimismo.

Il ruolo educativo degli editori per l’alfabetizzazione digitale

Cosa si può fare allora? Gli editori, forse più ancora i cartacei-digitali rispetto ai solo-digitali possono creare dei piccoli tutorial, sia sui loro siti internet che attraverso i social network (le note di FB e youtube in questo caso diventano particolarmente utili), su come leggere gli ebook. Che sono diversi dai semplici pdf. Quanti “lettori” sanno, per esempio, che Calibre è un buon programma (gratuito) per scaricare, leggere e archiviare i libri digitali? Gli stessi editori possono contribuire alle iniziative di pressione politica per l’implementazione di una vera agenda digitale, magari anche europea.

…e delle biblioteche

Dopo essere tornata a vivere a Milano sono andata alla Biblioteca Centrale, la Sormani. Mi hanno aggiornato la tessera. E con piacere ho scoperto che in automatico si ottiene l’accesso a un servizio che non conoscevo: la Media Library Online. Qualche giorno fa mi è arrivata la mail con gli ultimi arrivi di ebook.

Non sarà una svolta numerica, ma sicuramente si inizia a creare un linguaggio condiviso. Che può coinvolgere un maggior numero di persone nel mondo della lettura digitale, e forse anche della lettura in generale. Quanti studenti vanno in biblioteca a studiare e questo non porta loro al rango di lettori forti? Magari sono tutti potenziali lettori digitali.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

3 comments: On #Ebookaftermaya – Alfabetizzazione digitale è questione di abitudine

  • Condivido e rilancio: quello che tu chiami il ruolo educativo degli editori è quasi – esagero volutamente – una missione culturale, e dunque politica. Fornire strumenti di formazione in un periodo di rapidi mutamenti, strumenti veramente didattici e commisurati ai diversi gradi di alfabetizzazione digitale: così come esistono i manuali per le medie, i licei e l’università, perché, per esempio, non pensare una saggistica digitale “scalare”? Io è un pezzo che ci ragiono, ma ancora non sono riuscito a trovare un editore che mi faccia da sponda (e intendo in primo luogo dialogica, e poi, nel caso, imprenditoriale)…

  • Credo che la saggistica dovrebbe essere sia digitale sia cartacea. Condivido con te la visione sul ruolo “politico” degli editori: è per questo che nel post ho fatto riferimento alle azioni per l’agenda digitale europea. Gli editori (e il mondo professionale) che ruota intorno all’editoria avrebbe i numeri per fare delle efficaci azioni di pressione. A queste, come tu affermi, si dovrebbero affiancare iniziative didattiche. Per il progetto “digitale scalare” immagino editori come 40k con la collana Unofficial http://40k.it/40k-unofficial/. Ma nell’articolo ho fatto riferimento alla responsabilità di chi è sia cartaceo che digitale: editori come FrancoAngeli o Apogeo potrebbero studiare libri di avvicinamento, magari cartacei con integrazioni ebook da scaricare per chi compra il libro.

    E poi occorrerebbe intervenire sui corsi di laurea, di scienze della comunicazione o di lettere. Non so a che punto siano i programmi in questo senso…

    Le idee sono tante, occorre metterle insieme e renderle progetti praticabili.

  • Pingback: Tutto quello che può nascere da un post | Storie fatte di parole ()

Leave a reply:

Your email address will not be published.

Site Footer

Follow

Get every new post on this blog delivered to your Inbox.

Join other followers: