Diventare librai (online) freelance

libri vendita in posti straniCome tutte le domeniche mattina ho perlustrato La Lettura, inserto culturale domenicale del Corriere della Sera. E come quasi tutte le domeniche ho trovato uno spunto per il blog. Questa volta lo sguardo si è fermato sulla colonnina curata da Alessia Rastelli, la rubrica Hey Book!. La vera notizia non è tanto la posizione in classifica dei due instant e-book analizzati, ma le ultime righe: 

Sullo store, infine, è attivo dalla scorsa settimana un meccanismo di affiliazione: chi, attraverso siti o pagine personali, rivia all’aquisto di un libro su BookRepublic, riceve l’8 per cento del prezzo del titolo comprato.

Bookrepublic è una libreria online. E, in pratica, da ora permette a chiunque di diventare “libraio online”. Ci si registra sul sito, si accettano le condizioni di affiliazione, si stampa un contratto, lo si rimanda controfirmato a Bookrepublic e da quel momento quando si inseriscono sul proprio sito link (dotati di un sistema di tracciamento) che rimandano all’acquisto di libri online in vendita su Bookrepublic si ottiene un 8% (al netto dell’IVA) di “commissione”. [Tutte le informazioni nella sezione Diventa nostro affiliato].

L’idea è davvero interessante e utile. Ecco alcune considerazioni dalla prospettiva di blogger e da quella di consulente per le strategie di comunicazione.

Blogger che diventano librai online freelance

Sia che il proprio blog ospiti recensioni di libri, sia che in esso capiti qualche volta di citare dei libri (parlando bene o parlandone male in questo caso è poco importante), l’affiliazione con Bookrepublic può essere un piccolo strumento di auto-finanziamento. Perché non inserire un link che permette di acquistare il libro passando direttamente dal tuo sito? Magari inserendo sempre in fondo al post una spiegazione del perché c’è proprio quel link. La trasparenza è importante: non devi trarre in inganno i tuoi lettori, ma non c’è niente di male a suggerire un canale di acquisto.

Per chi ha un blog cosiddetto “di nicchia” l’affiliazione può essere una tecnica ancora più utile: puoi creare uno scaffale con i tuoi suggerimenti di lettura e spiegare che chi li acquista dal tuo sito può in qualche modo sostenerti. Come insegnano le migliori campagne di crowdfunding è spesso molto utile offrire un piccolo “regalo” quando si chiedono delle donazioni. E i suggerimenti di lettura possono essere un gran bel regalo.

Strategia di comunicazione e fundraising

Ultimamente sto lavorando sempre più spesso con piccole organizzazioni territoriali, le aiuto a realizzare semplici e economiche strategie di comunicazione online. Un punto che accomuna tutti è la necessità di far sì che il sito sia un canale di autofinanziamento. D’ora in poi suggerirò loro questa possibilità: affiliarsi a Bookrepublic e creare sul sito un canale di vendita di ebook che trattano i temi legati alla loro mission.

Anche le librerie fisiche potrebbero beneficiare di questo strumento: sui loro siti potrebbero aggiungere piccoli consigli di lettura, corredati di link. Sarebbe una buona sepoltura dell’ascia di guerra nel conflitto tra cartaceo e digitale.

Sintesi e bonus track

Mi sono iscritta al programma di affiliazione e non appena la mia domanda verrà approvata inizierò a utilizzarlo. Quindi sul “come funziona” e su eventuali riscontri economici arriveranno altri post. Molto dipende dall’effettivo acquisto di ebook, un mercato i cui numeri sono ancora piccoli. Nel frattempo credo che vada dato atto a Bookrepublic di avere importato il metodo del network marketing nella filiera editoriale. Un metodo che chi si occupa di business chiama win-win. Il blogger/web content editor/organizzazione aggiunge valore al suo progetto, sia formalizzando la sua scelta di suggerimenti sia beneficando di una eventuale transazione economica. E nello stesso tempo Bookrepublic avvia una campagna pubblicitaria 2.0, in cui il messaggio pubblicitario è direttamente il prodotto: il libro, diffuso attraverso uno dei social media più potenti, il blog.

Ed eccoci arrivati alla bonus track: sul rapporto tra blog e mercato editoriale e sull’etica del blogging vale la pena leggere l’ebook (auto)pubblicato da Effe qualche mese fa: I book blog. Editoria e lavoro culturale.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

16 comments: On Diventare librai (online) freelance

  • Facciamo un po’ di conti della serva (con tutti i caveat del caso)?
    Metti che hai un blog con un discreto seguito e una buona credibilità (diciamo 1k pageviews al dì) e ti affili a Bookrepublic. Ricordo che a Librinnovando Roma 2012 Marcho Ghezzi, cofondatore di Bookrep, diceva che il maggior gruppo editoriale italiano, Mondadori, sul loro store vendeva a un prezzo medio di 3,84€; questo dato magari nel frattempo è variato, non saprei, ma se lo è direi che è sceso. Ora, un bestseller (Dan Brown e quella gente lì) venderà quanto in digitale? 2k copie? Un romanzo di un piccolo o medio editore (PME) ne vende 500 quando è grassa. Ricordiamoci sempre che parliamo di un mercato degli ebook che vale, nella migliore delle ipotesi, il 2% del trade libri.
    Metti che tu sul tuo blog promuovi un bestseller e un romanzo di PME. Metti che la tua strategia di comunicazione è ottima, sincera, aggregante, crea comunità etc etc insomma i tuoi lettori si fidano di te. Quante copie ne puoi far vendere dell’uno e dell’altro? 10? 20? 50? 100?
    Facciamo 100 e bando al pessimismo!
    100×3,84= 384 €, il cui 8%, al netto dell’Iva al 21%, è pari a 24,26€ se la matematica non m’inganna.
    I conti per il romanzo del PME non li faccio nemmeno.

    25 euro, toh.

    Virginia cara, se volessi fare una battuta acida, direi che si guadagna di più con una webcam porno… 😉

    Detto questo, nulla esclude che sulle nicchie si possa far un bel lavoro di aggregazione e di costruzione di comunità. E penso proprio (senza ancora aver letto le modalità di affiliazione) che lo scopo di BR sia questo: community management in crowdsourcing. Semplice e geniale allo stesso tempo, dal loro punto di vista.

    Il blogger che ci guadagna? Qualche spicciolo. Che ci rimette? La credibilità, se non è capace di costruire e convogliare un messaggio accorto e si limita a dire “dai compratevi questo ebook bellizzimo che così aiutate anche me ché devo comprare la lettiera ai miei gatti!”.

    Poi, certo: tra i programmi di affiliazione di Amazon (che esistono da un pezzo) e quelli di BR, mille volte meglio questi ultimi, non fosse altro che per non favorire Golia! 😉

  • Ciao Effe! Sono felice di averti spinto a un commento così articolato, perché al di là delle provocazioni i conti della serva sono molto importanti. Ti rispondo in ordine sparso.

    – 25 €: hai ragione, non è molto. Però è anche solo la cifra che a una persona può servire per pagarsi le spese di dominio e hosting del blog. Visto che si tratta pur sempre di soldi, vale il detto “pecunia non olet”(sic).
    Scherzi a parte, so bene, come scrivo nella nota finale (e come del resto ci eravamo scritti io e te qui http://www.virginiafiume.com/ebookaftermaya-questione-di-abitudine/) che si parla di numeri minuscoli. Ma diciamo che io in un’operazione del genere ci vedo anche una tecnica di diffusione degli ebook. Proseguo con un esempio nel punto successivo.

    – immagina una piccola organizzazione di provincia che fa volontariato. Se ha la necessità di fare fundraising, beh, “vendere ebook” potrebbe essere una buona idea. Chi vuole sostenerli compra un ebook, magari impara pure un linguaggio nuovo, e nello stesso tempo aiuta a sostenere alcune spese dell’organizzazione.
    In un mondo ideale questo potrebbe far crescere di qualche unità il numero di lettori. In un mondo ideale 🙂

    – il guadagno…temo che in Italia il ragionamento della webcam valga, se parliamo in termini di guadagni economici, nella maggior parte dei tasselli fondamentali della filiera editoriale, a partire dai diritti d’autore. Questo non vuol dire che bisogna smettere di scrivere e di sperare di mangiarci almeno una barretta di cioccolato.

    – Al tuo concetto di “credibilità” sostituire quello di “responsabilità”. Chi parla di un libro sul suo blog credo che – salvo nel caso di una stroncatura – almeno in parte desideri che altri leggano la stessa cosa. E allora in qualche modo si prende la responsabilità di dire “se vuoi comprarlo, lo puoi fare “qui”, “qui” e “qui”. Sappi che se lo fai qui (nominalmente su Bookrepublic – altro sistema di affiliazione) io ci guadagno”.
    Credo che una dichiarazione del genere risolva, in parte, alcuni dei problemi etici che sollevava il tuo pamphlet. Tracciabilità e (mini)provigioni possono diventare chiare e evidenti. E risolvere, almeno in parte, una certa ambiguità del mestiere del blogger.

  • Cara Virginia,

    concordo su quello che dici in fatto di diffusione dell’ebook, del resto in Italia ce n’è ancora bisogno. Ho qualche dubbio però sullo scambio ebook vs donazione, pratica diffusa da anni. Se ha senso farlo per il mail marketing (“dai, lasciami la tua mail e io ti regalo le 95 tesi di Lutero scritte in forma di tweet!”) o come reward, parimenti mi sembra che si possa così “svilire” (tra mille virgolette) l’ebook stesso come oggetto culturale.
    Sappiamo bene che esso può convogliare anche contenuti complessi, sebbene non sia stato ancora molto “pensato” in questo modo, almeno in Italia. Questo genere di pratiche lo fa percepire come un qualcosa di scarso valore, e per questo regalabile. Certo, parliamo di pdf montati a caso molto spesso, non di epub fatti a modo. Ma forse sto andando fuori tema.

    Tocchi un tasto dolente sul tema della responsabilità dei blogger: a mio personalissimo modo di vedere questa non si riduce solo alla trasparenza – requisito minimo – ma a qualcosa di più. Mi riferisco alla capacità di operare delle scelte che magari vanno contro alle logiche dei social media (comunicazione e mktg), alla consapevolezza dei rapporti di forza, delle meccaniche industriali (in questo caso editoriali, ma vale anche per il lusso, l’enogastronomia etc) e soprattutto dei funzionamenti delle piattaforme digitali. La responsabilità, in primo luogo, è conoscenza. E viceversa.

    Quanti e quali blogger condividano questo punto di vista non sta a me dirlo. Io sono pessimista. Ma *proprio* perché sono pessimista mi metto a lavorare per cambiare le cose! (Spolier: fra qualche tempo ci saranno belle sorprese!)

    • “La responsabilità è conoscenza”: hai pienamente ragione. Infatti non vedo l’ora di vedere le tue sorprese 😉

      Nel frattempo credo che ogni occasione di dibattito e confronto sia utile per affinare le menti e gli strumenti. Per quanto riguarda le logiche dei social media, non sono certa che la soluzione etica sia l’andare contro. Secondo me si tratta di usare la testa e il cuore. E procedere per piccoli passi di avvicinamento.

      La questione dei contenuti “a pagamento” (ti offro soldi in cambio di un guest post sul tuo blog che aumenta il mio link building o la diffusione del mio marchio) e dei regali pelosi riguarda l’editoria, così come il turismo. E questi sono solo i due ambiti che seguo direttamente, ma sto lavorando a un approfondimento più ampio.

      Per quanto riguarda l’oggetto libro e il suo valore invece ritengo che proprio l’utilizzo dell’affiliazione serva per dare valore all’oggetto libro e superare la dinamica regalami il tuo indirizzo email e io ti lascio scaricare un pidieffaccio.

      Si tratta, sempre a mio parere, di un modo per suggerire letture a persone che magari spontaneamente non leggerebbero. E in quel caso non si tratta di un regalo. Mi spiego con un esempio: chi ha comprato il tuo ebook, probabilmente (in parte) ha avuto piacere nel farlo sapendo che il ricavato andava all’Associazione Toscana Tumori.

      • Mi sono spiegato male: quando scrivo delle scelte “che magari vanno contro alle logiche dei SM” non intendo “che *necessariamente* vanno contro”. Il conflitto è una possibilità, non una necessità.

        Quello che intendo è che spesso lavorare sui SM porta molte persone a un tipo di comunicazione “light” (di nuovo: con mille caveat), fatta di “coolness”, d’immediatezza, di superficialità nel senso spaziale del termine: si resta in superficie. E allora immagino il blogger che fa il/la brillante, con delle frasine azzeccate e un appeal molto cool, e così facendo crede di essere responsabile. Ecco, secondo me no.

        Se però con le frasine cool riesci a far passare un’idea importante, allora sì, stai facendo bene il tuo lavoro.

        Presto uscirà un bell’ebook di Flavio Pintarelli che queste cose le spiega assai meglio di me: uso della rete, dei SN, ed autocoscienza. Stay tuned!

        (ecco vedi? Ho scritto “stay tuned” in automatico e mi sono reso conto che è una frasina cool, da marchettaro di quart’ordine. Questo è *esattamente* il tipo di linguaggio e comunicazione che ci intrappola. Non dico che sia sbagliato, dico che può diventarlo a seconda dei contesti)

        • Non vedo l’ora di leggere El Pinta in versione mentore di giovani menti e penne 🙂

          Capisco quello che intendi. Ho anche in mente certi blogger brillanti che con frasine cool e citazioni di guru d’oltremare si sentono custodi della cultura. Ma penso anche che per fortuna ci sono diversi livelli e diverse persone e io ho un’estrema fiducia nelle persone.

          Staremo a vedere. Intanto teniamo i fili 😉

        • Caro Effe, come sempre devo darti ragione: ho appena letto le condizioni contrattuali dell’affiliazione blogger-bookrepublic. Pare che si possa accumulare la percentuale solo per il venduto della settimana successiva alla pubblicazione del link. E così il principio della “coda lunga” va a farsi benedire e l’iniziativa si configura più come un’azione di link building. Senza contare che questo rende ancora più valida la tua analisi economica.
          Ad maiora. 🙂

          • Ciao a tutti,

            leggevo la conversazione e volevo chiarire alcuni punti per ogni blogger che possa aver frainteso la questione dei “7 giorni”.

            Nessun link “scade”, il blogger che decide di incorporare un link guadagna la sua commissione senza nessuna “scadenza”, il link è valido per accumulare commissioni sino a quando non decide di rimuoverlo o sostituirlo con qualcos’altro.

            I “7 giorni” indicano il tempo dato all’utente che ha visitato il blog cliccando su tale link per concludere la transazione affinché si possa credibilmente affermare che tale transazione sia stata generata o favorita grazie al link diffuso dal blogger stesso.

            Ciao a tutti e grazie per l’opportunità di chiarimento!

            Luca
            Bookrepublic.it

          • Grazie Luca per il chiarimento, molto importante.

            Avevo letto male l’articolo 1.c del contratto

            “c. tale acquisto deve verificarsi entro 7 giorni solari a partire dalla prima visita dell’acquirente all’e-book a partire dal link dell’affiliato”

            http://www.bookrepublic.it/static/contratti_affiliazione/aff_personegiuridiche.pdf

            In effetti mi sembrava una assurdità 😉

            Grazie e buon lavoro a voi di Bookrepublic.

          • 7 giorni di cookie
            altri 30 giorni di cookie
            qualcuno 90 giorni di cookie
            Per noi di omniabuk la durata del cookie è infinita 🙂

            Questo perchè nel momento in cui andiamo a creare una cobrand, fin che quella cobrand è attiva, il partner guadagna e non importa che sia una vendita diretta, indiretta.
            Se compra l’ebook dal suo sito, guadagna.
            Stiamo sempre parlando di briciole, ma sono briciole per sempre 🙂

  • PS: comunque il fatto che accanto ai miei commenti appaia la tua foto mi onora tantissimo! 😉

  • ciao eFFe e ciao Virginia.
    ho letto con entusiasmo il vostro scambio di opinioni.
    La notizia di Bookrepublic e del suo programma di affiliazione è interessante, è un passo in più per la diffusione degli ebook.

    A onor del vero non è l’unico, ci sono Amazon, c’è Ibs.it e c’è anche il nostro store http://www.omniabuk.com che proprio stiamo parlando di numeri piccoli, abbiamo deciso di selezionare direttamente i siti partner: abbiamo creato quindi cobrand con ebook.tuttogratis.it, ebook.freeonline.it, books.secretary.it e http://www.noiritaliano.it e molte altre.

    Basandomi sui dati del backoffice e di tutti gli editori che gestiamo vedo un bel trend in crescita, +100% che non è affatto male.
    Quindi si cresce, anche se si tratta sempre di briciole.
    L’alternativa è promuovere solo ebook di una certa fascia di prezzo, tipo sopra i 15/20 euro.
    E non è escluso che potrebbe funzionare meglio.

    Alternative… al posto della webcam, promuovete voli e viaggi (Expedia & co), carrello medio 200 euro, stessa % di commissione (+ o -) e guadagni più alti.

    L’argomento dell’articolo è estremamente interessante, ci vogliono più interventi e più teste che ne parlino 🙂

    Ora lo retwitto, vediamo che succede… 🙂

    • Ciao Davide, bentrovato da queste parti.

      Per prima cosa grazie per i tuoi spunti: soprattutto per aver citato altri esempi e modelli di programmi di affiliazione. E grazie anche per avermi segnalato la stessa tipologia operativa adottata dai siti di viaggi. Come avrai notato da queste parti si parla anche di viaggi 😉

      Credo che ci sia un punto che accomuna entrambi i “mercati” (editoriale e viaggi), che è l’aspetto etico. Non vedo nessun problema nel promuovere certi contenuti e guadagnare una percentuale. Il problema si ha quando questo avviene in maniera poco trasparente.

      Per l’editoria puoi trovare alcuni esempi nell’ebook di Effe che ho citato nel post, per quanto riguarda i viaggi io ho invece dedicato un capitolo alle campagne di content marketing di certe agenzie di comunicazione che si occupano di viaggi nel mio piccolo ebook http://40k.it/blog/2013/03/05/manuale-per-viaggiatori-solitari/

      Ti va di inserire qui nei commenti qualche esempio di vostri siti affiliati e della loro modalità di promozione degli ebook? Così per avere un’idea di come si ingegnano le persone.

      • Ciao,
        Expedia è una delle affiliazioni che a me rendono di più.
        Si passa da Tradedoubler e se fai dei buoni numeri puoi accedere anche a tariffe premium.

        Su tradedoubler ci sono anche diversi altri programmi ma la conversion che ho ottenuto è sempre stata inferiore.

        I numeri sono analoghi dati X utenti, Y generano vendite: la differenza la fa il carrello medio che nel caso dei viaggi è vicino ai 200 euro 🙂

        ciao,
        Davide

        ciao,
        Davide

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