Disordinate memorie zingare

souvenir petraPassato il 27 gennaio è più facile scrivere qualcosa sul Giorno della Memoria. Le giornate celebrative sembrano portare con sè un inevitabile rimbalzare tra ricordi e strascichi, che avanzano, di anno in anno, come gemelli siamesi. Un bel post di Mirco Dondi, docente di Storia Contemporanea all’Università di Bologna, spiega perché bisogna ricordare.

Nell’infinito elenco dei morti ammazzati dal nazismo oltre a ebrei, dissidenti politici, disabili, malati di mente, Testimoni di Geova e omosessuali fanno capolino 500.000 rom. Nella loro lingua, il Romanés, il massacro si chiama “distruzione”, Porajamos. 

Domenica nella mia testa continuava a martellare un’associazione libera: cosa rende le popolazioni nomadi, e a volte anche gli individui nomadi, tanto scomodi, cosa fa paura? E mi domandavo: si possono costringere persone che basano la loro esistenza sullo spostamento stagionale a una vita sedentaria? Lo spunto me lo ha dato Nena News, l’agenzia di stampa del Vicino Oriente, con un articolo su una legge del Governo israeliano che costringe i beduini (popolazione nomade, per l’appunto) a fermarsi in un territorio ben delimitato.

Ho semplicemente digitato su google “istinto nomade”. E ho trovato una trasmissione radiofonica di tre anni fa, andata in onda sulla Radio Svizzera. Chi l’avrebbe detto che sulle onde radio di uno degli Stati più famosi per l’ordine e il rigore avrei potuto sentire le parole che avrebbero dato un senso al cozzare domenicale dei miei neuroni.

Il rapporto tra gli stanziali e i nomadi è sempre un rapporto ambivalente. Da una parte il disprezzo: i nomadi vagano, vagare vuol dire errare. E d’altra parte la civiltà è propria di chi sta in città. Per l’etimologia, dunque, è civile solo chi rimane fermo insieme agli altri in una grande città. Eppure, nonostante questa “etimologia del disprezzo”, gli stanziali non sanno poi nascondere la loro ammirazione per i pittoreschi e variopinti carrozzoni con cui gli zingari attraversavano le città decine di anni fa.

In sottofondo e poi a intervallare le due parti della trasmissione un brano dell’adorato, da stanziali e da nomadi, Goran Bregović. A chiudere questi miei disordinati appunti la voce e le parole di Fabrizio De André. A forza di essere vento. Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

4 comments: On Disordinate memorie zingare

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