Diario di una MOOC(h)er – 1

studenti addormentatiLo studio. E’ questo quello che mi manca di più del periodo londinese: rinchiudermi in una biblioteca e leggere, leggere, sfogliare, gironzolare tra gli scaffali della biblioteca della SOAS come se fosse un piccolo villaggio per recuperare un libro e tornare al mio posto tenendone tra le mani altri altri quattro. Cercare di trovare il filo che tiene i pensieri dei pensatori.

Ri-iscrivermi all’università non è nei miei programmi immediati. Ma da mesi ricorre in diversi discorsi [Scuola, ebook al posto delle fotocopie] e letture [L’istruzione, nel XXI secoloun acronimo: MOOC – Mass Open Online Courses. Così mi sono decisa a fare un giro sul sito Coursera e iscrivermi al mio primo corso aperto, gratuito e online.

Di fronte all’offerta dei corsi mi è mancato il fiato. Per un attimo ho addirittura pensato di iscrivermi a un corso di ingegneria meccanica. Poi mi sono detta: “iniziamo con qualcosa di completamente diverso”. E così invece di fare un corso di scrittura SEO per il web mi sono iscritta a Understanding media by understanding googleIl mio professore sarà Owen Youngman, che insegna digital strategy alla School of Journalism, Media, Integrated Marketing Communication della Northwest University, che ha sedi a Evanston, a Chicago e a Doha, in Qatar.*

Nella frase precedente ci sono tante parole in inglese, ma prometto che in questo diario cercherò di provare a tradurle progressivamente nei loro equivalenti italiani.

Il corso inizia il 16 settembre. In questa prima settimana di attesa ho già:

  • ricevuto due mail, di cui una con il link al gruppo su – Ça va sans direGoogle+. Ma purtroppo se non siete iscritti al corso non potete sbirciare
  • iniziato a seguire l’hashtag su twitter: #googlemedia
  • scoperto che il prof è un blogger. Nel post di oggi c’è la mappa degli iscritti attivi al corso: proveniamo da 50 paesi diversi.  Ed è anche un guest blogger. In un articolo sull’Huffington Post sfata i luoghi comuni sui corsi MOOC

*Owen Youngman è anche presidente della Knight Foundation, un’organizzazione che tengo d’occhio da tempo visto che è la finanziatrice di un progetto molto interessante, il canale youtube di giornalismo investigativo IFiles. (L’inchiesta fa bene anche ai conti, Nòva – Il sole 24 ore)

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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