Decompressione

Kennedy di fronte al muro di Berlino – giugno 1963 – Archivio fotografico US

Berlino che accoglie, Berlino che mischia, Berlino che ha fatto incontrare viaggiatori e cucine.

Le città, come le persone, si incontrano e si ri-incontrano. Al momento giusto o al momento sbagliato. E l’incontro giusto è quello che si adatta alla tua pelle, come la temperatura ottimale in un giorno d’estate. Come una maglietta di cotone che si appoggia alla pancia senza lasciare gocce di sudore.

Ci sono città che incastrano una libreria d’arte sotto i binari del treno di una stazione, che ha il nome che sembra francese – savigny platz  ma che si legge alla tedesca – zavigny. Che lasciano una chiesa anglicana riflettersi nei vetri di un museo di arte contemporanea. Che lasciano creare a un architetto un memoriale dell’Olocausto che sembra un labirinto, dove i bambini possono giocare a nascondino e dove gli adulti possono inseguire fantasmi e teorie nella loro testa, al riparo di ferro e cemento. E fanno sembrare che ogni luogo sia un luogo possibile.

E poi ci sono sensazioni che stanno in una borsa a tracolla, qualunque sia la destinazione. Perdersi, mentre si cerca una via, e ritrovarsi quando una cameriera affianco a te ti fornisce le indicazioni giuste per arrivare alla meta. Guardare in alto e restare stupiti dai giochi delle nuvole, come bambini.

E quella borsa a tracolla vorresti che fosse sempre con te, mentre sorseggi i caffè. E invece ti riabitui troppo in fretta al ritorno. In attesa di rimettere la borsa al collo e attaccarci una nuova spilla o una nuova bandiera.

 

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

Leave a reply:

Your email address will not be published.

Site Footer

Follow

Get every new post on this blog delivered to your Inbox.

Join other followers: