Dalla webtv a Periscope: salvare la memoria

periscope video integrazioneA partire da una webtv politica lanciata nel 2010 qui si parla della bellezza di Periscope. E delle potenzialità ancora inespresse.

Premessa
Lo sciopero degli immigrati del 1° Marzo 2010
Il bello di Periscope
La mia lista dei desideri

Premessa

Nel 2010 Emma Bonino era candidata alle elezioni regionali nel Lazio. Un manipolo di Radicali decise di lanciare una webtv per accompagnare l’intera campagna elettorale. In diretta – con l’obiettivo di coprire il tour elettorale, la presentazione del programma, le candidature della Lista Bonino Pannella, tutto con trasmissioni 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ebbi la fortuna di lavorare per quel gruppo come coordinatrice del progetto realizzato con il contributo di molti volontari e di Radio Radicale.

A quei tempi faceva quasi notizia che i politici utilizzassero twitter per le loro campagne elettorali. Erano gli anni in cui Nichi Vendola tra il 2010 e il 2011 veniva soprannominato l’Obama italiano per la sua scelta (aiutata dall’agenzia di comunicazione Proforma) di usare i social network, incensato per i suoi 45.000 follower su twitter. Si fa quasi fatica a trovare articoli di quel periodo per tracciare le origini di quello che oggi sembra scontato. Forse non ricordiamo i tempi in cui i Salvini e le Santanchè non facevano notizia per i loro 140 caratteri. Di certo di quell’esperimento di contenuti web in tempo reale  si parló meno di quanto si sarebbe dovuto.

Nessuna nostalgia. Ma questa premessa mi serve per raccontarvi come si faceva una diretta web quando ancora stavamo imparando a interpretare chiocciole e cancelletti su twitter. Un tuffo nel passato che mi aiuta a raccogliere alcuni appunti su quanto mi piace Periscope. E quanto vorrei che migliorasse in fretta per diventare uno strumento integrabile e non una semplice monade nell’App Store.

Lo Sciopero degli immigrati del 2010

Dal punto di vista tecnologico la webtv della campagna elettorale di Emma Bonino era costituita da due elementi: un sito internet sviluppato con Drupal da Francesco D’Ambrosio che ospitava una apposita sezione dedicata alla webtv e integrata con un account Livestream creato e gestito da Roberto Mancuso.  L’integrazione permetteva di avere una finestra per la diretta video e una chat per il pubblico. Mantenere la diretta per tante ore obbligava me e gli altri “anchormen” a tenere sempre un occhio alla chat, per avere nuovi spunti di riflessione, rispondere alle domande, sedare le sommosse, interagire con la comunità. Ma anche per cliccare su link a risorse esterne (principalmente video su youtube) per intervallare il parlato con materiali video curati. Salvarci le corde vocali, insomma.

Il 1° Marzo del 2010 – quando ci si trovava in piena campagna elettorale – si sarebbe svolto il primo Sciopero degli immigrati, promosso in Italia sul modello dell’iniziativa francese 24h Sans Nous. Ci sembrò un’ottima occasione per sperimentare una conduzione in studio, la realizzazione di interviste audio e video con collegamenti da tutta Italia e, cuore dell’iniziativa, il collegamento con la piazza di Roma dove si sarebbe svolta la manifestazione e l’invio di user generated content da parte degli spettatori. Insomma, web 2.0 da manuale. Ricordo ancora l’entusiasmo con cui lanciammo il video promozionale.

Le interviste dallo studio andarono benissimo. Ricevemmo qualche video via email. Ma il vero flop fu il collegamento con la piazza: il collegamento internet basato sulla chiavetta non permise di mandare in onda in diretta video le immagini che i collaboratori stavano girando durante la manifestazione.

Fu la mia delusione più grande. Seconda forse solo alla sconfitta elettorale.

Per la prima volta mi scontrai in diretta con due grandi problemi: l’archiviazione e la diretta video.

Archiviazione

Mettere in salvo i contenuti delle dirette fu il problema più difficile durante la campagna elettorale. Alcuni video venivano salvati su Livestream, ma dovevamo ricordarci noi di avviare la registrazione. E poi il trasferimento sul sito era complicato. Non avevamo sempre a disposizione le risorse per creare le pillole video e archiviarle sul canale youtube. E ai tempi non avevamo ancora tutta questa dimestichezza con gli embed.
Parte del lavoro fu fatto dopo la fine della campagna elettorale sul sito di Radio Radicale.

La diretta

Trasmettere in diretta da una postazione diversa da quella del computer dove veniva lanciato LiveStream era complicatissimo. Non ricordo nemmeno bene tutti i passaggi, ma mi pare che i nostri colleghi in piazza dovessero usare una telecamera o un telefono collegato con una chiavetta internet (lontani i tempi del 4G) per trasmettere il video. Bastava che la cella della connessione internet fosse piena e addio video. Così accadde. Ci dovemmo accontentare del collegamento telefonico, lanciato in vivavoce dallo studio.

Il bello di Periscope

periscopeIn soli cinque anni le tecnologie si sono evolute molto velocemente. Radio Radicale ha lanciato la sua RadioRadicale.tv, ci sono stati due esperimenti di webtv di ispirazione radicale (tvradicale.it e liberi.tv). Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle sono diventati famosi per i loro streaming e Matteo Renzi ha costruito su twitter buona parte del suo successo.

Ma per tenere il racconto ancorato alla tecnologia e non alla politica è giusto menzionare il fatto che Google Hangout ha creato la possibilità di trasmettere video in diretta su youtube, facilmente embeddabili e archiviabili già tre anni fa.

Per esempio, nel 2013 Con Studio28Tv, webtv dell’organizzazione culturale Perypezye Urbane per cui ho lavorato dal 2012 al 2014, trasmettemmo in diretta il video dell’incontro Le Buone Pratiche del Teatro , con l’allora Ministro della Cultura Bray integrando il video Hangout con il liveblogging di Scribblelive.

E progressivamente sono proliferate le app, comprese le semplici integrazioni video di Facebook, Instagram e Twitter. Basta poco a girare un video e caricarlo e poi embeddarlo nel sito o nel blog. 

Ma Periscope ha acceso in me una scintilla: la possibilità di realizzare video in tempo reale, trasmettendo da smartphone, con tanto di chat per ricevere i commenti da chi sta guardando il video, questa possibilità avrebbe salvato la mia diretta dello Sciopero degli immigrati.

[Per chi volesse leggere spiegazioni più approfondite consiglio la lettura di due articoli: Hands on with Twitter Periscope, pubblicato su Mashable e Perché Merkaat e Periscope sono le cose migliori dai tempi di Twitter, pubblicato su Wired Italia].

Mobile, real time, social interaction. Parole ora molto di moda, che nel 2010 erano frutto di un’intuizione. E che pure rendono Periscope una delle creature più interessanti del panorama contemporaneo.

La mia lista dei desideri

Sono una fan di Periscope, mi potrei definire quasi un ambassador. E adoro vedere le sperimentazioni in corso. Recentemente a Potenza Giuseppe Granieri ha contribuito a dare vita al primo Periscopinar, con uno dei relatori in collegamento Periscope non solo per rispondere alle domande, ma per mostrare testi e riferimenti ambientali. A pochi giorni dal lancio dell’app Skyscanner ha promosso l’iniziativa #24hPeriscope trasmettendo video da tutto il mondo in diretta per 24 ore.

In cima alla mia lista dei desideri c’è la voglia di approfondire il discorso sull’uso di Periscope nella copertura giornalistica. In un articolo recente Jonathan Albright si domanda se e come Periscope può aiutare i giornalisti a raccontare quei frammenti temporali che sfuggono nella costruzione delle narrazioni.

Ma soprattutto, nella mia lista dei desideri, ci sono alcune funzionalità che vorrei che Periscope implementasse presto.

  • L’archiviazione dei video per un tempo superiore alle 24 ore all’interno della piattaforma, magari con tanto di codici embed per integrare i video propri e di altri negli articoli
  • Lo sviluppo di una API che permettesse di integrare i flussi creati con Periscope all’interno dei siti internet in tempo reale

Credo che con queste due funzioni Periscope risolverebbe davvero i problemi che assaporai durante gli esperimenti di webtv: il bisogno di archiviare e quello di armonizzare la diretta integrandola con la piattaforma-sito. Solo in questo modo “il bello della diretta” si potrà trasformare in preziosa memoria. Solo in questo modo Periscope smetterà di sembrarmi una monade intelligente e diventerà un pezzo fondamentale del web, quel taccuino del tempo reale non effimero di cui abbiamo bisogno in un tempo in cui mobile e rintracciabilità dei contenuti sono parole chiave tanto ripetute quanto reali. Parole che si concretizzano nel bisogno di accedere alle fonti che ci aiutano a ricordare la storia, la politica, la vita.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

3 comments: On Dalla webtv a Periscope: salvare la memoria

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