In bici a Milano (II – video)

bici a milanoIn questi giorni Milano raggiunge uno dei suoi momenti di massima bellezza: il cielo è blu, il sole scalda nel freddo di novembre e andare in bici è ancora un piacere. Basta coprirsi bene.

Come giustamente ricordava qualche giorno fa Paolo Pinzuti sul suo blog l’inverno è una stagione insidiosa per i ciclisti: è come se con la riduzione dell’uso del mezzo a due ruote si riducesse anche il livello dell’attenzione. E’ invece proprio adesso il momento in cui non bisogna mollare. Tenere alta l’attenzione sulle difficoltà e i rischi che i ciclisti corrono ogni giorno sulle strade.

Non sono una fan delle piste ciclabili. Mi piacerebbero città a misura di bicicletta, senza bisogno di recinti. Ma mi rendo conto che intanto la pista ciclabile è una misura “salva vita”.

Avevo già parlato della ciclabile che collega Piazzale Susa con Piazzale Dateo a Milano. Ieri, in una giornata di sole, mi sono presa la briga di realizzare un piccolo video di due minuti. Tanto per dare un’idea della meraviglia urbanistica che chi va in bicicletta si trova ad affrontare.

Eccolo qua. Buona visione!

Io intanto lo segnalo ai ragazzi di Bike District.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=uf93XWWU4jA]

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

10 comments: On In bici a Milano (II – video)

  • Una cosa che sto notando quando rientro a Milano, di recente:
    – stanno aumentando le bici
    – i ciclisti che ho visto io, con una eccezione, sono dei MINCHIONI.
    Ho visto gente senza mani in circonvallazione esterna, di notte senza casco nè fari. Ora, il casco ho smesso di usarlo anche io perché vabbè, non è obbligatorio e soprattutto qui è un *pelo* più bike-friendly però cazzo, la luce e possibilmente il giubbotto fluorescente sono NECESSARI (e qui ti stramultano se ti beccano senza). Francamente, tutti quei report sui ciclisti morti ogni anno a Milano stanno cominciando a farmi molto meno effetto ora che mi son reso conto di quanti siano e quanto siano incoscienti.
    Morale per la Gilla: metti il casco e metti le luci!

    • Clem!
      ci sono più bici. E’ vero. Ci sono più bici a scatto fisso, più belle. E’ vero. Ma io ogni volta che vado in giro non posso che arrabbiarmi: Milano è così piatta che non si può che immaginarsela piena di biciclette, e quindi bike friendly.

      Comunque. Al casco ci penso spesso. Magari prima o poi lo farò. Le luci le uso: sono molto stylish, quelle che si mettono e si tolgono. Almeno le tolgo io e non me le rubano 😉

  • Con “bike-friendly” intendo che nella cultura generale esistono i ciclisti e le piste ciclabili (quelle vere, non quelle materializzate magicamente dalla vernice), e quindi gli automobilisti fanno più attenzione quando svoltano o passano su una ciclabile, e le bici sono comunque molto più presenti per strada (certe mattine a Gent al semaforo con una cinquantina di bici davanti alle auto: ho capito cosa è davvero “critical mass”!)
    Le luci che si tolgono e si mettono ce le ho pure io, però quella dietro l’attacco allo zaino, perché ho una dahon pieghevole e non c’è molto spazio.
    Quanto allo scatto fisso, è una roba hipster che nessuno è ancora mai riuscito a spiegarmi. Cmq sia dove lavoro sia dove vivo ci sono mille salite, quindi non fa per me.

  • Ora mi sbatto per fare il gemellaggio tra Milano e Gent: voglio anche io la critical mass quotidiana ai semafori. Qui invece si rischia la vita. Venerdì ci saranno MILLE manifestazioni, dopo l’ennesima morte in strada
    http://www.repubblica.it/ambiente/2012/11/13/news/biciclettate_contro_la_strage_stradale-46563268/?ref=HREC2-10

    Comunque mi fa impressione che dell’Italia, paese dei Ladri di Biciclette, ora non si possa parlare più di “cultura della bici”. Per lavoro ho contribuito a realizzare questo specialino, con intervista all’autore del libro “Salva i ciclisiti. La bicicletta è politica” e alla domanda se ci sia o meno una cultura della bici in Italia risponde:

    “La differenza con l’Olanda non è di natura culturale, ma di natura politica: lì, nel 1973, durante una forte crisi energetica e un alto tasso di mortalità sulle strade, è nato un movimento dal basso. Ora il 27% della popolazione si sposta in bici.”

    Se vuoi dai un’occhiata, c’è anche una simpatica videolettura del libro http://mag.studio28.tv/mag/la-bicicletta-e-politica/

    • Fiko!
      A dirla tutta c’è anche il fatto che l’Olanda raggiunge gli 0.0000mille metri sul livello del mare e che quindi son capaci tutti ad andare in bici 😛
      Baci

  • ormai da quasi 2 anni ho scelto di andare a lavorare in bici, attraversando la città, e pure io da turista ho visto com’è la situazione “bici come trasporto urbano” in Olanda, a Berlino, a Parigi e nella Londra di Johnson. è evidente che il problema è politico: bisogna togliere spazio alle auto, altrimenti non se ne esce (notare che possiedo auto grossa, che uso solo per andare fuori citta con al famiglia). Non mi cambia la vita se mi autorizzano a pedalare sul marciapiedi, i pedoni sono di intralcio! lo spazio va creato in strada! e senza spendere miliardi: ci vorrebbe tanto a spostare le macchine parcheggiate 50 cm piu al centro, mettere un cordolo, e tra marciapiede e auto ricavare una pista? restringete le carreggiate, cribbio. ma la mentalità provinciale dei ns politici la conosciamo…. figurati, l’Olanda, dove lo stop della ciclabile è avanzato rispetto alle auto, dove la bici è il fulcro del codice stradale, dove il contromano è normalissimo, dove vanno a fare la spesa con le bakfjets…. a Milano figli a scuola? a 2 km? ma tutti in macchina, ovvio….

    • Ciao Stefano, per prima cosa grazie per il tuo commento.
      Pensa che a Milano si è creato addirittura un movimento contro quel piccolo provvedimento che è l’Area C. Si cerca di spiegare con dati scientifici che chiudere il centro al traffico individuale non ha un impatto sull’ambiente (http://www.automoto.it/eco/trentini.html). Certo, se la superficie chiusa è minuscola e se la città tutta accoglie ogni giorno persone da tutta la Lombardia che hanno quasi come unica scelta l’utilizzo della macchina. Si creano dei circoli viziosi. E ci vorrebbero cambiamenti strutturali in tutto il sistema dei trasporti regionali: dalla possibilità di caricare le bici su treni e metropolitane, agli stop avanzati rispetto a quelli delle macchine (me li ricordo a Londra e davano un senso di potenza)….
      Purtroppo l’uso della bicicletta per andare al lavoro in questo paese sembra essere un atto da rivoluzionari.

      • …. eh ma vedi, un tempo non ci si pensava, non c’era la mentalità….. perchè adesso?
        marciapiedi larghissimi in B.Aires, nemmeno uno straccio di ciclabile (moratti). piazza de angeli rinnovata, p.le gambara rinnovato, carreggiate modificate. e le bici? zero via zero (pisapia). mi fanno la bella ciclabile in cso venezia (e grazie, in quel tratto non ci sono negozi) ma il coraggio di contrastare le auto con provvedimenti seri ??? (il film di ste zone 30 voglio vedermelo tutto….)
        per quanto tempo mi dovrò ancora vetgognare di tornare nella mia città, ogniqualvolta visito una città del nord europa? (ma neanche tanto nord, basta andare in svizzera….)

  • Ti cito un estratto di un’intervista fatta a Pietro Pani, l’autore collettivo del libro sul movimento Salvaiciclisti:

    Nella storia dell’Italia, soprattutto fino agli anni ‘60, la bici è sempre stata presente. Qui è nato il Giro, famoso in tutto il mondo, qui si sono inventate le tecnologie che hanno reso la bicicletta la macchina perfetta che oggi conosciamo. La differenza con l’Olanda non è di natura culturale, ma di natura politica: lì, nel 1973, durante una forte crisi energetica e un alto tasso di mortalità sulle strade, è nato un movimento dal basso. Ora il 27% della popolazione si sposta in bici.

    http://mag.studio28.tv/mag/la-bicicletta-e-politica/

    • E se tanto mi dà tanto, ognuno ha i politici che si merita. Se quelli olandesi rendono ciclabile un’intera nazione, con piste lussuose e semafori che penalizzano il traffico motorizzato, qui dobbiamo pure ringraziare per quello che abbiamo: mai provato il brivido di confluire dalla ciclabile Plebisciti a quella centrale di Argonne? Mai provato a raggiungere con la famigliola un parco, che so l’idroscalo o boscoincittà? Impossibile, bisogna in puro stile italico caricare le bici in auto, cercare parcheggio, concepire la pedalata solo come svago nei parchi, e tornare sempre in auto! Ma ripeto, ringrazio che a Milano almeno ci sono queste misere cose, molte città non hanno proprio nulla, la cultura della ciclabilità urbana semplicemente non esiste.
      Dimenticavo, piste (autostrade) ciclabili capillari come le olandesi servono anche ai disabili, che con le loro macchinette elettriche possono tranquillamente girare x la città

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