Che ne sapete voi di eutanasia

Che ne sai tu, Bagnasco, dell’eutanasia? Cosa ne sapete voi prelati, perbenisti, ipocriti di cosa vuol dire trascorrere ore, giorni, a volte mesi, a guardare un padre, un amico, un fratello, un figlio mentre muore.

Cosa ne sapete voi che blaterate di un amore che può e deve vincere la morte. E se lo sapete, se siete capaci di quelle preghiere al vostro dio, con che diritto giudicate chi a quel capezzale può portare solo la compassione e la speranza di vedere le sofferenze finire.

E davvero voi sapete se esiste un unico modo di morire? Siete in grado di ergervi dai vostri pulpiti e di dire come, dove e quando è giusto morire? Siete consapevoli che i vostri divieti servono solo ad alimentare le fiamme dell’inferno?

Avete mai sentito parlare di “eutanasia clandestina”? Secondo me non l’avete sentita nominare con questo nome. Perchè se è clandestina esiste, ma non si vede. E io ammetto di faticare anche a definirla eutanasia. La parola ‘Eutanasia‘ combina due elementi greci: êu che si puó tradurre con ‘bene’ e thánatos, che significa ‘morte’. Qualcuno usa l’espressione ‘dolce morte‘, altri preferiscono dare a quel ‘bene’ il significato di dignitoso.

Nell’eutanasia clandestina è proprio difficile trovare qualcosa di dolce. Nella clandestinitá non si scelgono né il quando né il dove. Un momento prima la persona che ami sta soffocando nel suo letto d’ospedale e un quarto d’ora dopo è morta. Non c’è il tempo per i saluti. C’è la compassionevole fretta di infermieri e medici non preparati ad accompagnare il malato e la sua famiglia al distacco. Non sono persone cattive, semplicemente non è il loro lavoro. Semplicemente, se si fermassero a raccontarti nei dettagli quello che sta succedendo rischierebbero di essere indagati, forse condannati. Indagati per eccesso di comprensione.

Quella comprensione che a voi, prelati, perbenisti e ipocriti, sembra mancare, sopraffatta dal ‘giusto’ e dal ‘vero’.

Eutanasia: il caso del Belgio

Con una proposta di legge che potrebbe essere discussa in Parlamento giá da tempo l’Italia viene investita dall’ennesimo caso di cronaca. con una notizia riportata con questa tipologia di titoli di giornale:

eutanasia in belgio
Fonte: Repubblica.it – Snippet di condivisione Facebook della notizia del caso di eutanasia in Belgio.

Provo a riassumere la storia cosí come l’ho capita proprio nel racconto di Repubblica. Un giovane belga di 17 anni, malato terminale, ha chiesto ai suoi genitori che lo lasciassero morire. Lo ha chiesto a loro e non direttamente ai medici perchè per una legge approvata nel 2014 in Belgio prevede che anche i minori di 18 anni possano avere il diritto all’interruzione delle cure e all’eutanasia, dopo diversi consulti con gli psicologi e con il permesso dei genitori.

Ci sono alcuni elementi nel modo in cui è stata riportata questa notizia che mi hanno disturbata. Provo a riassumerli:

  • La scelta dell’immagine: quando ho fatto notare su Facebook che l’immagine scelta per l’articolo su questo caso di eutanasia era fuorviante, perchè evocatrice di un bambino invece che di un adolescente quasi maggiorenne, un amico giornalista mi ha risposto: “Sai quanto è complicato trovare una foto pertinente in pochi secondi per non bucare la notizia”. E poi ci ha tenuto a ricordarmi che l’immagine è la stessa usata dalla testata belga che per prima ha dato la notizia.

Sí, so quanto è complicato trovare una foto pertinente. Questo non vuol dire che debba essere usata una foto a caso. E il fatto che sia stata usata da un’altra testata non è per me una giustificazione. Sono convinta che associare la parola “eutanasia”, in qualche modo un eufemismo per “morte”, a “bambino” posiziona il lettore nel campo dello shock, non nel campo della comprensione.

  • La scelta del titolo e dell’URL: non vi ho convinti che nel modo in cui è riportata la notizia ci sia una voluta ambiguitá semantica e estetica? Allora guardiamo insieme titolo e URL.

“Belgio, primo caso di eutanasia su un minore. CEI: Adulti con licenza di uccidere”

L’etá del ragazzo non viene specificata fino al catenaccio dell’articolo. Si preferisce parlare di minore, termine che associato a un’immagine come quella scelta per il titolo ci fará pensare a qualcuno di più piccolo di 17 anni. E poi si accentua con la massima visibilitá la sentenza veemente del Cardinal Bagnasco.

Parlavo della URL dell’articolo sul caso di eutanasia su minore in Belgio. Questo è il dettaglio che scelgo per confermare la mia tesi: in questo episodio si è deciso di giocare sull’ambiguitá del termine “minore” per cercare un piano emotivo invece che un’analisi politica e culturale. E l’url con cui è stato pubblicato l’articolo lo conferma.

eutanasia su minori in belgio

Eutanasia: quando una legge in Italia?

Nel 2006 iniziai il mio attivismo politico con i Radicali Italiani proprio nel pieno di quello che allora fu definito il Caso Welby, la prima battaglia pubblica per una legge sull’eutanasia. Si legge sul sito dell’Associazione Luca Coscioni di cui Welby era co-presidente e che gli diede sostegno nella campagna:

il caso welby sull'eutanasia in Italia.
Un frammento del video messaggio che Piergiorgio Welby mandò a Giorgio Napolitano, allora Presidente della Repubblica, per chiedere il diritto all’eutanasia.

Welby, in considerazione del suo grave e sofferto stato di malattia, in fase irreversibilmente terminale, dopo essere stato debitamente informato dai propri medici in ordine ai vari stadi di evoluzione della sua patologia, nonché in merito ai trattamenti sanitari che gli venivano somministrati, chiedeva al medico dal quale era professionalmente assistito, di non essere ulteriormente sottoposto alle terapie di sostentamento che erano in atto e di ricevere assistenza solamente per lenire le sofferenze fisiche.

Per diverse settimane il caso Welby fu al centro del dibattito sull’eutanasia in Italia. Fino al 20 dicembre 2006 quando Marco Cappato, allora Parlamentare europeo e Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, e l’anestesista Mario Riccio, aiutavano Welby a morire. E per tutti quelli che credono che accompagnare qualcuno nell’eutanasia sia una cosa facile, vi chiedo di riascoltare il tono di Marco Cappato e degli altri partecipanti nella conferenza stampa.

Negli stessi mesi un altro uomo combatteva una battaglia per il diritto all’eutanasia: Beppino Englaro. Per anni con i miei amici e compagni Radicali ci siamo recati a  Lecco il 18 gennaio per la fiaccolata per il rispetto della volontá di Eluana Englaro. Eluana Englaro, figlia di Beppino, aveva 20 anni quando il 18 gennaio del 1992 fece un incidente in auto che la ridusse in Stato Vegetativo Permanente. La storia di Eluana Englaro, cosí come quella di Welby, fece discutere per anni l’Italia sull’opportunitá o meno di una legge sull’eutanasia. Storie diverse, una di eutanasia richiesta, nel caso di Welby e di eutanasia “involontaria”, visto che Eluana Englaro non era più in grado di comunicare il suo desiderio, ma aveva esplicitamente dichiarato al padre, ben prima dell’incidente, il suo desiderio di morire se non fosse più stata in grado di vivere una vita normale e libera. Ma entrambe storie di due persone innamorate della vita, ma non di “quella” vita.

La battaglia per l’eutanasia e per il testamento biologico non è solo una mera richiesta di una legge. Una legge è però l’unica garanzia per il diritto alla dignitá. 3 anni fa, nel settembre del 2013, sono state consegnate al Parlamento italiano 67,000 firme di sottoscrizione a una proposta di legge di iniziativa popolare sull’eutanasia. A queste si sono aggiunte 300,000 firme online, non valide ai fini della presentazione della proposta di legge in Parlamento. Dopo diverse pressioni le ultime informazioni dell’Associazione Coscioni sulla campagna Eutanasia Legale dicono che: “sul testamento biologico la discussione è avviata in Commissione Affari Sociali, ma l’eutanasia è stata subito bloccata in Commissione congiunta Giustizia e Affari Sociali”. Ora il comitato Eutanasia Legale sta lavorando a una serie di iniziative per esercitare pressione sul Parlamento perchè la proposta di legge possa essere discussa, magari prima del decimo anniversario della morte di Piergiorgio Welby. Ci sono diversi modi per sostenere questa campagna. Il più semplice è fare una donazione per incrementare le attivitá di comunicazione e advocacy per la legge sull’eutanasia legale.

Ora in Italia possiamo decidere se restare qui a raccogliere le citazioni della Binetti e le maledizioni di Bagnasco. Possiamo sederci e andare avanti a leggere gli articoli emotivi che ci fanno scannare su Facebook nella diatriba delle opinioni e nello scandaglio del confine della libertá. Oppure possiamo pretendere una legge che lasci ognuno di noi, noi che sappiamo quello che Bagnasco forse non sa o fa finta di non sapere, libero di gestire nel suo intimo, come meglio può, i suoi dolori.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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