Attenti al forcone – Il remake

Non è ancora sbiadito completamente il ricordo dei sei mesi che ho trascorso a Palermo. Quasi due anni fa mi imbattei per la prima volta nel Movimento dei Forconi. Quella volta mi pare di ricordare un movimento circoscritto alla Sicilia. Questa volta la protesta dei forconi sembra aver allargato i suoi confini e la portata delle polemiche.

Ripubblico qui il post che avevo scritto allora sul mio vecchio blog. Cambiano gli attori, cambiano i confini e un piccolo dettaglio sociale è cambiato: due anni fa il Servizio Civile era sospeso a causa del ricorso fatto da un ragazzo di seconda generazione, mentre ora si avvicina la scadenza del bando per i volontari non italiani. Ma la riflessione di fondo resta molto simile: su chi si ripercuotono queste “proteste”?

Attenti al forcone

Palermo, gennaio 2012
piazza marina palermo supermercato
Ieri al supermercato dove vado tutte le settimane a fare la spesa era finita l’acqua. Alle casse decine di persone aspettavano semi-pazienti il loro turno, con carrelli carichi di ogni prodotto possibile. Una mamma e una bambina erano riuscite ad accumulare, forse in sostituzione dell’acqua, quattro cartoni di succo di albicocca.

La carta fedeltà che da settimane non mi fa mai accumulare punti, ma regala i miei dati a qualche istituto demoscopico, non mi ha aiutata a procurarmi né dell’economico pollo né una buona scorta di spinaci surgelati. La quantità di pasta disponibile sugli scaffali era inversamente proporzionale al prezzo.

Aspettavo il mio turno e cercavo di portare la memoria a un tempo che personalmente non posso ricordare. Ho il ricordo del ricordo dei nonni. Parole sbiadite, che quando mi venivano raccontate mi sembravano ripetitive. Era forse il 1943 e c’erano gli sfollati. E c’era il mercato nero. Flashforward. Esco dal supermercato e dal parcheggio delle macchine spunta all’improvviso un uomo, quasi dal nulla: vuole vendermi dell’aglio. Poco più avanti ce n’è un altro, ai suoi piedi una cassa bella piena di mandarini.

Arrivano le 10.00 di sera. E’ venerdì, solitamente via Roma sarebbe sovraffollata d’auto. E invece è deserta, come se fosse la mattina del 25 dicembre. I benzinai sono in sciopero, non si sa quando riapriranno. E allora quasi nessuno usa la macchina se non è indispensabile.

Tutto questi sono i risultati momentanei della protesta Forza d’urto, promossa dall’autoproclamato Movimento dei forconi.

Per alcuni sono i veri rivoluzionari d’Italia, che hanno il coraggio di fare blocco e pungolare il potere, e protestare. Per altri sono una massa di arrabbiati che diventa terreno fertile per infiltrazioni mafiose e autoritarismo di destra. Nel mezzo stanno tutte le più svariate opinioni.

Io aspetto. Penso che anche se la protesta è contro i potenti sicuramente non colpisce loro: le loro pance resteranno piene, l’acqua dai loro rubinetti resterà sempre potabile. E le guerre tra poveri impazzano. Come i 18,000 del servizio civile, incazzati, che finiscono con perdere di vista il vero problema: i tagli dei fondi alla cooperazione e al servizio civile che sono in ballo da mesi, contrapposti all’acquisto degli F-35. Nel marasma generale l’immigrato che ha fatto ricorso per aver visto la sua candidatura rifiutata sembra diventare il centro del dibattito.

Non ha una logica questo post. Ancora una volta non ha delle risposte, perché questo è il tempo delle domande. O sicuramente, non è il tempo di farsi incastrare da chi ha risposte troppo facili.

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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