Anno nuova vita nuova

Cosa ti chiedo scusa a fare, caro lettore o cara lettrice, per l’assenza di questi mesi da queste pagine. Si sa, o forse io lo so, che un blog richiede tempo. Tanto tempo. Il tempo di chi scrive, ma anche il tempo di chi legge. E non nascondiamoci dietro a un click: vuoi mettere la gratificazione di un lungo post su Facebook o di una fotografia su Instagram che attira le sue belle decine di rassicuranti like

E così di tempo ne ho fatto passare tanto. Ho aggiornato la sezione Chi Sono ieri sera e mentre lo facevo mi sono accorta che c’erano ben 9 plugin da aggiornare dal pannello di WordPress. E almeno due cambiamenti professionali di cui dare conto al visitatore vagabondo che arrivasse qui e si domandasse chi è questa Virginia Fiume.

L’ultimo post è di marzo 2017. Guarda caso pubblicato durante la finestra di temporanea libertà tra quando ho lasciato il lavoro come Customer Success Manager con Scribblelive per iniziare l’avventura nel mondo delle piattaforme di advertising digitale con Taboola, per ricoprire il ruolo di Publisher Account Manager.

Tra la data di quel post e oggi sono successe cose incredibili. Fatti che hanno reso il 2017 forse l’anno più bello della mia vita. Ed è per questo che questo post soffre di un abbondante uso di superlativi.

A marzo mi sono sposata. Oltre all’amore infinito di coppia ho avuto il privilegio di sentire l’amore immenso di quei 44 amici e amiche che si sono ritrovati avvolti da una giornata di sole caldissimo e hanno avvolto noi con il calore di tutti i luoghi da cui sono partiti per arrivare a Londra.

Ho fatto tre viaggi bellissimi: qualche giorno a Ibiza a inizio primavera, dove ho scoperto che si tratta di un luogo dove le bussole impazziscono; una settimana in Oman, luogo che molti non sanno collocare nemmeno sulla carta geografica e che mi ha fatto provare un profondo senso di bellezza e pace; e per finire il viaggio di nozze in California. Che dire della California: come nei film, e anche meglio. Dopo ogni viaggio mi sono ripromessa di scrivere qualcosa sul blog, ma la pigrizia – e i famosi post su Facebook – hanno preso il sopravvento. Magari un giorno recupererò.

Ho lavorato per 9 mesi in un’azienda del mondo dell’ad tech. Ho superato tanti pregiudizi, scoperto il significato del concetto di “company culture”, ma soprattutto ho superato alcuni dei miei limiti più grandi: ho imparato a usare Excel e a lavorare con i numeri più che con le parole. Non potete immaginare come mi sono sentita quando ho capito che i dati e i numeri possono raccontare delle storie anche a me. E che io sono in grado di raccontare storie con i numeri.

E poi l’anno è finito lavorando giorno e notte. E non sono mai stata così felice di farlo. Perché quelle notti e quei sabati e quelle domeniche sono state un altro confine spostato. Il 19 dicembre io e Emma Perrotta abbiamo “lanciato” il sito di Bekudo, il primo prototipo della nostra startup. Ci siamo date un obiettivo ambizioso: migliorare il modo in cui le aziende e i freelance si incontrano attraverso i confini del mondo e farlo aiutando entrambi i lati a farsi le domande giuste invece che pensare di avere già tutte le risposte in tasca. E abbiamo fatto un sito ambizioso. Non perfetto, forse, ma sicuramente fatto interamente da noi. E così il viaggio di quest’anno alla scoperta di quello che so fare si aggiungono i rudimenti del CSS. Che poi alla fine il CSS – il linguaggio che permette di rifare il trucco ai siti – permette di gestire colori e grafica utilizzando combinazioni di numeri e lettere. Quasi una metafora di quello che ho fatto negli ultimi anni.

E tutti questi momenti superlativi sono costellati di tante persone incontrate lungo le strade fisiche e quelle digitali. Persone che hanno lasciato segni, idee, ispirazioni.

virginia fiume 2018E così mi appresto a iniziare quest’anno dopo essermi lasciata alle spalle il posto fisso che ci avevo messo 9 colloqui a conquistare dopo soli 9 mesi. Metto nello zaino tutte le lezioni imparate in 18 anni di lavori più o meno fissi e più o meno appaganti e scivolo nei panni della co-fondatrice di una startup, il cui nome significa “essere ovunque”.

Che poi altro non è che quello che mi sono ripromessa di fare non appena sono stata in grado di crearmi sogni da inseguire: essere ovunque, provare qualsiasi cosa e provare a rispondere sempre più spesso “perché no?” a quello che mi è capitato di incontrare lungo la strada.

In bocca al lupo a me! E a voi che leggete. Che il 2018 sia l’anno del “perché no?”.

 

 

 

 

una cantastorie vagabonda, antropologa dei media e camminatrice seriale.

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